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I partiti devono riformarsi e oggi avrebbero l’occasione per farlo

– Gli scandali alla Regione Lombardia con il coinvolgimento di esponenti del Pdl, il caso, ancora in Lombardia, di Filippo Penati, uomo forte del Pd, quello del senatore ex Pd, Alberto Tedesco in Puglia e poi quello di Luigi Lusi, senatore del Pd e, soprattutto, ex tesoriere dei Dl-La Margherita. Vicende nelle quali le differenze e i distinguo richiamati per discolpare comportamenti illegali o attenuarne le conseguenze, vengono travolti. Superati dalle notizie veicolate da stampa e televisioni all’opinione pubblica. Alla gente comune.

Il “Basta con l’ipocrisia!” gridato da Bettino Craxi il 29 aprile del 1993, pronunciando il celebre discorso con il quale denunciava come tutti i partiti si servivano delle tangenti per autofinanziarsi, ritorna d’attualità. Il tema non era nuovo. Come si ricorderà già nel luglio del 1992 il leader socialista, ancora a Montecitorio, aveva osservato come “C’è un problema di moralizzazione della vita pubblica che deve essere affrontato con serietà e con rigore, senza infingimenti, ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e grida spagnolesche”.

E’ tornato alla ribalta, in modo devastante, il problema del finanziamento dei Partiti, meglio, del finanziamento del sistema politico nel suo complesso, delle sue degenerazioni, degli abusi che si compiono in suo nome, delle illegalità che si verificano da tempo, forse da tempo immemorabile. Quelle parole furono trascinate via dalle emozioni del presente, inascoltate perché pronunciate da chi aveva avuto parte di rilievo in quel sistema. Sfortunatamente, per il Paese. Si perse l’occasione, se non nell’urgernza del momento, anche successivamente, quando iniziò a ricostruirsi la partitocrazia italiana, per soffermarsi sulla questione. Trovare soluzioni alternative a quelle a lungo, pericolosamente, praticate. Solo in anni più recenti, qualcuno ha trovato il coraggio per dire cose difficili, perfino scomode. Per riaffermare la profonda valenza politica del discorso del segretario socialista. Come Peppino Caldarola, ad esempio, che in un editoriale su Il Tempo del 19 gennaio 2009, scriveva, riferendosi a Craxi, “Il suo testamento finale, quel discorso parlamentare dedicato a Mani pulite, lo vede proteso a chiedere ai partiti uno scatto di autocritica e di orgoglio che avrebbe risparmiato all’Italia tante false rivoluzioni e tante sofferenze”.

Ecco il punto cruciale del problema. I partiti. Un problema che il terremoto della tangentopoli degli anni ’90, con la conseguente quasi generalizzata tabula rasa, non é riuscito evidentemente a sanare.

Le nuove aggregazioni, i nuovi partiti, forse ancora meglio, i loro apparati, nati con l’esplicito intento, tanto sbandierato, di essere diversi da quelli del passato, nella realtà sembrano gli epigoni di quelli. Il nuovo pubblicizzato sembra sempre più una sapiente operazione di marketing nella quale simboli, sigle e nomi appaiono l’unica, vera, differenza rispetto al passato. Il restyling sembra aver interessato solo gli esterni del palazzo della Politica. Così il succedersi delle inchieste, con nuovi nomi di indagati, altri partiti tacitamente colpevoli, rafforza la sensazione di quanti ritengono la Politica morta e sepolta.  Di Destra e di Sinistra, senza significative distinzioni. Un sondaggio ISPO per il Corriere della Sera alcuni giorni fa, indicava proprio questo. Il crollo della stima degli italiani nelle forze politiche, appena l’8%, e nel contempo, la richiesta di un mutamento degli atteggiamenti, dei modi, di chi fa politica. Le persone chiedono significativi cambiamenti, un rinnovamento totale. Tra le priorità compare senza dubbio il finanziamento, le modalità con le quali i partiti acquisiscono somme che ne permettono l’azione. D’altra parte il rapporto tra il denaro e la politica non é soltanto materia che attiene ai partiti, ma anche lo stesso funzionamento della democrazia.

Guardare all’esterno può offrire qualche indicazione, ma non offre soluzioni miracolose. Le soluzioni miste, che combinano in proporzione variabile, finanziamenti privati e contributi pubblici, adottate nei Paesi occidentali, non di rado presentano pericolosi squilibri. Come ad esempio avviene negli Stati Uniti, dove esiste un serio problema di squilibrio nella capacità di influenza politica. Squilibrio dovuto al divario nella capacità di finanziamento tra big bussines e cittadini comuni.

In Italia la preoccupazione da parte dei partiti di assicurarsi generosi finanziatori, tutt’altro che interessati dall’essere mecenati dei giorni nostri, ha largamente inquinato il rapporto tra la politica e il potenziale elettorato. Ha innescato in quest’ultimo la convinzione che la politica, nella gran parte dei casi, non abbia tra le sue priorità lo spesso richiamato Bene comune. Alla degenerazione di questo rapporto a lungo vitale ha certo contributo l’inclinazione di molti partiti ad interessarsi molto di più alla ricerca di finanziamenti in grado di tenere in vita le sue pesanti strutture, incardinate su alcuni maggiorenti, ma appesantite da pletore di figure di non altissimo profilo. Piuttosto che a mostrarsi attivi in politiche che fossero in grado di rispondere alle richieste degli elettori.   Veramente interessati ad ingraziarsi l’appoggio delle lobby, capaci di importanti regalie, piuttosto che a catturare il consenso della gente comune.

Cambiare registro ormai é molto più che un poco convinto intento. É una necessità per assicurarsi un futuro nel quale provare a disegnare politiche efficaci. Utilizzare il governo Monti, lo spazio temporale nel quale si é stati quasi costretti a farsi da parte, per ricostruire una propria identità, una propria fisionomia, finalmente attrattiva per la gente comune, sarebbe una prova di raggiunta maturità. Riempire questi mesi per ritornare ad essere protagonisti, senza mutare atteggiamento, senza ricostruirsi dall’interno, sarebbe un’ulteriore occasione perduta. Per consapevolezza della cosa o per solo istinto di sopravvivenza i partiti sono chiamati a ripensarsi. Senza infingimenti.      


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

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