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Si stringe il cerchio intorno al regime di Assad

– Sono passati pochi giorni dalla mancanta condanna delle violenze del governo siriano da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma Stati Uniti ed Unione Europea sono giá impegnate in un’altra iniziativa diplomatica per fermare la repressione del regime di Bashar al Assad. Washington e Bruxelles stanno lavorando per costituire un gruppo di paesi, enfaticamente chiamata “Amici della Siria”, che dovrebbe lavorare fuori dal circuito ONU per risolvere la crisi nel Paese.

La tensione in Siria é altissima. Il governo continua la campagna di terrore scatenata su Homs, cittá regina della rivolta controllata dell’Esercito Libero Siriano, ed i colpi di artiglieria colpiscono indiscriminatamente varie zone della cittá. Operazioni militari sono state riportate anche nei quartieri periferici di Damasco con il quartiere di Douma finite sotto il controllo dei ribelli. Incidenti si sono verificati anche nella regione di Idlib, a nord di Homs, e da sabato anche ad Aleppo, dove una deflagrazione ha ucciso decine di persone e ferito quasi due cento. Le accuse reciproche fra governo e ribelli, con il sospetto che Al Qaeda possa essere l’autore di questo attentato, offrono uno spaccato preoccupante sul tipo di crisi che sta affliggendo la Siria.

Per questa ragione Stati Uniti ed Europa hanno rilanciato l’iniziativa diplomatica. Con il sostegno della Lega Araba, che ieri ha pubblicamente chiesto l’intervento armato dell’Onu di cui aveva giá ispirato la risoluzione poi bocciata da Russia e Cina, il diplomatico statunitense Jeffrey Feltman si é incontrato con le autoritá di Francia e Qatar per gettare le basi dell’alleanza che dovrebbe sostenere i ribelli e favorire il cambiamento di regime a Damasco. Feltman sonderá anche l’opinione del Marocco prima di volare nelle Filippine, dove molti rappresentanti europei ed arabi si incontreranno per discutere i dettagli di questa iniziativa.

L’Unione Europea (UE) si sta adoperando per giocare un ruolo nella risoluzione della crisi. Inizialmente si é potizzata una partecipare diretta alle missioni di monitoraggio che la Lega Araba stava svolgendo in Siria, prima della loro sospensione per ragioni di sicurezza, da dicembre dello scorso anno. Tale azione avrebbe dato la possibilitá all’Euorpa di verificare il reale stato della crisi e di giocare un ruolo attivo e diretto di mediazione con le autoritá di Damasco. Lo scorso sabato, il presidente Van Rumpuy si é recato a Nuova Deli per discutere con il premier indiano, Manmohan Singh, questa iniziativa ed é probabile che la Siria sará al centro dell’incontro con il presidente cinese Hu Jintao previsto per mercoledí.

É difficile capire come la sola via diplomatica possa risolvere una crisi che si protrae ormai da molti mesi, per questo l’Occidente dovrebbe considerare anche altre strade per risolverla. Fra le opzioni ancora disponibili vi é l’operazione militare in stile Libia che oggi molti indicano come strada maestra. Tuttavia credo che questa strada non sia percorribile. Il contesto libico era caratterizzato da due fazioni contrapposte ed organizzate in aree geografiche relativamente conosciute, mentre la situazione in Siria é molto piú confusa.

Scartando quindi l’azione militare, rimane quella del sostegno diretto alle forze ribelli. Sono giá emerse voci che parlano di un intervento di gruppi speciali inglesi, peró smentite dal Foreign Office britannico. Tuttavia, questa potrebbe essere la strada da seguire, probabilmente anche attraverso addestramenti ed approvigionamenti di risorse per resistere e fronteggiare l’esercito regolare di Damasco. I costi di questa decisione sono chiari, ma lo sono altrettanto le conseguenze dell’impunitá del regime di Damasco per gli atti messi in atto negli ultimi mesi.

L’Occidente ha scelto ufficialmente la via diplomatica, ma l’alleanza degli Amici della Siria potrebbe non essere sufficiente senza un sostegno materiale alle forze ribelli. Quello che accade a Damasco é legato a doppio filo con la situazione in Libano, Israele, Iraq ed Iran, e l’escalation del conflitto in Siria rischia di aprire scenari molto pericolosi in Medio Oriente che la comunitá internazionale ha il dovere di evitare.


Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

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