Navigare in mare aperto, verso un partito per gli italiani

di GIANFRANCO FINI – Oggi la parola magica capace di rianimare la politica non è identità, è progetto.
Nella società post-ideologica del ventunesimo secolo, alle prese con le sfide nuove imposte dalla globalizzazione, si può dare una risposta rassicurante ai crescenti timori delle generazioni più mature e si può offrire una prospettiva soddisfacente a quelle più giovani restando abbarbicati alle parole d’ordine del secolo scorso, alle identità/etichette della destra, del centro, della sinistra?

Difficile crederlo, a meno che non si abbia come obiettivo la pigra conservazione dell’esistente e delle relative rendite di posizione. E’ una prospettiva che può andar bene al PDL e al PD, non certo a noi e agli amici del Terzo Polo. La sfida di Futuro e Libertà è tutta in questa consapevolezza: nel 2012 non ha senso continuare a usare lo specchietto retrovisore e a recriminare su ciò che doveva essere e non è stato e parimenti è miope concentrarsi solo sul presente come se davvero una legge elettorale fosse decisiva per il futuro degli italiani!
Se si vuol ridare un senso all’impegno politico, se davvero si ambisce a disegnare già ora le coordinate dell’Italia prossima ventura per renderla più bella e quindi migliore, allora è indispensabile osare, mettersi in discussione, navigare in mare aperto.

Certo alcuni valori fondanti della “cultura nazionale” mantengono la loro capacità attrattiva (non è forse la legalità la precondizione di ogni libertà? Non è forse di sentirsi comunità che hanno oggi necessità i popoli occidentali?) Ma è indubbio che la partecipazione politica tornerà ad essere il motore della democrazia solo quando sarà prospettata una via d’uscita dalla crisi, non solo economico-finanziaria, dei tempi attuali. E chi riuscirà ad indicarla con lucidità e a perseguirla con coerenza raccoglierà i frutti, anche in termini di consenso elettorale, della sua lungimiranza.
Se così stanno le cose, non si può negare che il futuro non si costruisce più con politiche figlie del secolo scorso bensì con politiche che spingano avanti la società, collochino in alto le ambizioni degli italiani, siano apparentemente eretiche ma capaci di contaminazioni e di sintesi culturali in sintonia con i tempi. Un solo piccolo esempio: alle opportunità e ai pericoli che la rete informatica mette di fronte ai nostri giovani si può rispondere rispolverando gli abiti mentali dei nonni, le categorie politiche del Novecento?

A ben vedere, anche il consenso popolare che, nonostante tanti sacrifici, sorregge l’azione del governo Monti è figlio del fatto che l’esecutivo è animato da un interesse nazionale e non di parte – salvare l’Italia dal baratro – e si muove con coraggio prendendo di petto vecchi tabù (mercato del lavoro, pensioni, liberalizzazioni) e vaste fasce sociali (evasori fiscali) che, per ragioni opposte, sia il centro-destra che il centro-sinistra hanno ignorato o blandito per non perdere voti. E se la politica è oggi percepita come autoreferenziale, costosa, inutile se non addirittura dannosa da un numero crescente di (ex) elettori non è forse perché da anni il consenso del cittadino viene chiesto dai partiti per battere l’avversario e non per costruire la società di domani?

La Seconda Repubblica è stata sepolta da dosi massicce, e a lungo andare intollerabili, di demagogia, populismo, conflittualità, inconcludenza. La politica raccoglie quel che ha seminato.
Se questo ragionamento è condiviso, allora rimbocchiamoci le maniche. Forse serviranno anche facce nuove, ma il deficit che sta facendo trionfare l’antipolitica è di idee, di progetti!

Quale vorremmo fosse l’identikit dell’Italia del 2020? Proviamo a disegnarlo confrontandoci con le altre società europee, aprendoci ai suggerimenti dei centri di ricerca e delle università, ascoltando le mille voci della cittadinanza attiva.
Apriamo un ideale cantiere politico per chiamare a raccolta tutti coloro che nelle stantie definizioni di moderati e progressisti non si riconoscono più perché prive di un respiro strategico, di una visione d’insieme sull’Italia che verrà. Proviamo a gettare il seme di quel nuovo soggetto (Partito degli italiani? Polo della nazione? Lista civica nazionale?) capace di unire il nostro popolo su pochi obiettivi condivisi, su un trasparente interesse collettivo, su una idea dell’immediato futuro della nostra Patria.

Appuntamento, per cominciare a parlarne, il 17 e 18 marzo a Pietrasanta.

Pubblicato su futuroeliberta.it


Autore: Gianfranco Fini

Nato a Bologna nel 1952, tre figlie, laureato in pedagogia e giornalista professionista, è deputato dal 1983. Nel 1978 è stato eletto segretario nazionale del Fronte della Gioventù e nel 1987, su designazione di Giorgio Almirante, segretario del Movimento sociale italiano. Con la cosiddetta svolta di Fiuggi ha avviato il percorso di trasformazione della destra italiana in una forza di governo ispirata ai valori del liberal-conservatorismo europeo. Da Presidente di Alleanza Nazionale è stato vicepresidente del Consiglio e Ministro degli esteri nei governi Berlusconi della XIV legislatura. Co-fondatore del PdL, ne è stato espulso il 29 luglio del 2010 e ha fondato Futuro e Libertà per l'Italia. Dal 30 aprile 2008 è Presidente della Camera dei deputati.

3 Responses to “Navigare in mare aperto, verso un partito per gli italiani”

  1. conservative scrive:

    il fatto che i partiti sedicenti di destra e sinistra in italia abbiano esaurito le persone non vuol dire che il conservatorismo liberale e la socialdemocrazia abbiano fatto altrettanto. Il discorso è logico e puzza di DC laica.

  2. lodovico scrive:

    “prive di un respiro strategico, di una visione d’insieme sull’Italia che verrà”. Gli uomini quando diventano molti ed hanno una visione sull’Italia che verrà spesso sbagliano e il Suo percorso lo dimostra. La libera cooperazione fra gli uomini ed i singoli comportamenti determinano l’Italia che verrà.

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  1. […] detto anche Casini e ha perfettamente ragione. Qualche giorno prima, in modo più visionario, l’aveva detto Fini. Il passaggio dalla democrazia dei partiti alla democrazia senza-partiti, dal mandarinato anonimo […]