Cosa si nasconde dietro le minacce a FLI a Milano?

– La Digos sta indagando sulle scritte apparse nella notte tra il 5 e il 6 febbraio sulla vetrina e sui muri della sede milanese di Futuro e Libertà. Spray verde e diversi insulti di vario genere, tra cui “Fascisti”, “Cripto-fascisti”, “Fini on. Rabbino”, “Ciabò venduta in tv”, “Datti al burlesque”, “A morte Ciabò”.

Una minaccia di morte mischiata ad attacchi più politici (il riferimento a Fini) e a battute personali di pessimo gusto verso la coordinatrice milanese Barbara Ciabò (il riferimento al burlesque), di cui effettivamente si capisce poco il senso. Peraltro Fli a Milano conta soltanto un consigliere comunale, impegnato in una “opposizione costruttiva” seria e, per questo, poco visibile dal punto di vista mediatico.

Sottolineerei, poi, che questo attacco viene compiuto ai danni di un partito che non solo a livello nazionale ma anche a livello milanese ha dimostrato di volere e sapere discutere al proprio interno, anche in tempi recenti, costituendo sostanzialmente un “unicum” nella politica italiana strutturata in organizzazioni quasi militari, dove il dissenso è considerato un cancro da tacere ed estirpare. Forse qualcuno non si è ancora abituato all’alto livello di democrazia interna che consente ai militanti e ai dirigenti di Fli di parlarsi tra loro anziché gettarsi veleni a mezzo stampa.

Anche per questo tenderei a scartare l’ipotesi da gossip politico che qualcuno invece avalla a Milano in questi giorni, ovvero che si tratti di una specie di “regolamento di conti” a destra. A che pro? Certo, qualcuno è uscito da Fli, chi per motivi nobili chi per motivi meno nobili, ma non si capisce come possano serbare un qualche genere di rancore verso la dirigenza, dato che – appunto – non sono mai mancate occasioni per il confronto interno.

A Milano, Futuro e Libertà ha certamente dato fastidio su una questione che ha travalicato i confini della cronaca cittadina: quella ruotata intorno al Pio Albergo Trivulzio, un’istituzione benemerita con un ricco patrimonio immobiliare, protagonista (a inizio 2011) dell’ultimo scandalo di affittopoli. Barbara Ciabò, all’epoca consigliere comunale, era presidente della commissione casa e lottò perché niente venisse tenuto segreto. Sua la scelta, ad esempio, di fornire ai giornalisti gli elenchi con nomi, indirizzi e canoni di locazione.

La vicenda degli affitti a basso costo si era chiusa con l’azzeramento dei vertici, ma quella più generale del PAT non è terminata. Il mese scorso infatti è venuto alla luce un “buco” di 12 milioni di euro su cui soltanto Futuro e Libertà si è esposta pubblicamente. Stupisce, invece, il silenzio (o le dichiarazioni a bassa voce) del resto del mondo politico milanese, visto il precedente di affittopoli e dato che si tratta di soldi pubblici. Una vicenda che meriterebbe assemblee pubbliche sull’esempio di quelle organizzate dalla giunta Pisapia per spiegare Area C, e che invece viene sostanzialmente riposta nel cassetto dell’ordinaria amministrazione di cui nulla, o quasi, si viene a sapere.


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

One Response to “Cosa si nasconde dietro le minacce a FLI a Milano?”

  1. Paolo scrive:

    Come non notare la spiccata connotazione antisemita delle offese a Fini?

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