Conservatori e libertari tra affinità e differenze

– E’ tempo di elezioni e di scelte di campo.
Anche dentro un singolo partito, l’identità deve essere definita. Non stiamo parlando dell’Italia, ma degli Stati Uniti, dove siamo nel pieno delle elezioni primarie del Partito Repubblicano.

Spesso usiamo, per definirlo, il sinonimo di “partito conservatore”. Errore. Il conservatorismo è solo una delle ideologie che lo animano e i conservatori, che ne costituiscono il nucleo ideale, sono una delle componenti della sua base. Un’altra componente, che sta crescendo e diventando più forte in questi ultimi tre anni, è quella libertaria. I media mainstream, di orientamento liberal, molto spesso e volentieri confondono fra loro queste due anime, così profondamente differenti e talvolta l’una contro l’altra armate.

I libertari, che in queste elezioni sono rappresentati dal candidato Ron Paul, tendono a distinguere la loro identità. I conservatori, al contrario, vorrebbero inglobarli, anche se sono ostili ad alcune parti della loro filosofia. Quella sulla libertà personale, prima di tutto: su tutti i temi etici, dalla droga alle unioni gay, dall’eutanasia alla ricerca scientifica, libertari e conservatori sono agli antipodi. Sulla politica estera: anche. I libertari sognano di far tornare a casa tutte le truppe, il prima possibile. I conservatori ritengono che l’America abbia ancora una missione da compiere nel mondo, per esportare la libertà e garantire sicurezza a se stessa e agli alleati.

Di questo amore/odio fra le due (e non sono le uniche due) anime del Gop si è parlato alla sede dell’American Enterprise Institute, ieri pomeriggio. Da un lato, Matt Welch, direttore della rivista Reason, ha argomentato a favore dell’autonomia del pensiero libertario. Dall’altra parte della barricata, il columnist conservatore Jonah Goldberg ha perorato la causa del fusionismo, dimostrando come vi siano radici storiche comuni ai due movimenti.

Per Matt Welch, “paradossalmente più il Gop diventa sensibile ai temi dei libertari, più questi ultimi tendono a rimarcare la loro identità e a mostrarsi scettici o ostili al partito che li vorrebbe cooptare”. Questo, prima di tutto, per il carattere battagliero, rivoluzionario, dei libertari, per il fatto che, essendo anti-statalisti a tutto tondo, rifiutano la cooptazione in un establishment.Il governo migliore è quello che governa meno. Il potere politico deve essere limitato e contenuto dal mercato, dai diritti individuali, dalla ricerca scientifica, tutte cose che i conservatori guardano con diffidenza”.

E la storia del Partito Repubblicano, negli ultimi 20 anni, ha preso una direzione completamente incompatibile con il programma libertario. Quest’ultimo mira allo Stato minimo, mentre i conservatori, sotto George Bush padre, poi negli 8 anni di opposizione a Clinton e infine sotto George W. Bush figlio, hanno abbracciato un programma statalista. L’aumento della spesa pubblica in tutti i settori, il debito, l’aumento della spesa militare, la guerra in Iraq hanno completamente alienato ai conservatori le simpatie del movimento libertario.

Se, solo negli ultimi tre anni, il Grand Old Party sta assimilando l’Abc del programma libertario (meno tasse, meno spesa, più libertà) lo si deve a un cambiamento dell’opinione pubblica, non del pensiero conservatore.E’ l’America che è mutata. E’ la nascita del movimento Tea Party, autonomo rispetto al partito, ad aver costretto il Gop a cambiare programma. Anche se il movimento del tè non può essere definito come un grosso gruppo di libertari, si basa comunque su un programma che riassume le principali istanze libertarie, principalmente la riduzione del peso dello Stato”. Se, comunque, oggi ci sono candidati, slogan e programmi per lo Stato minimo, questo è stato possibile “combattendo dall’esterno contro il mainstream conservatore”, come constata Matt Welch. Ed effettivamente è stata una lotta dura, per tutti i candidati che si sono presentati assieme al Tea Party nel 2010 e sono stati accusati di populismo e/o follia dall’establishment.

Se quella ricostruita da Matt Welch è una storia fatta di lotte e confronti duri, molto più serena è la visione di Jonah Goldberg, il teorico del fusionismo.

“E’ vero che il movimento libertario non ha nulla in comune con quello conservatore. Salvo quattro aspetti: storici, filosofici, politici e pratici. Storico: i conservatori non fanno altro che tentare di preservare una costituzione della libertà, che risale fin dai padri fondatori. Gli Stati Uniti sono praticamente l’unico Paese al mondo in cui un conservatore è, allo stesso tempo, un tradizionalista e un difensore della libertà, perché la nostra stessa origine è libertaria. Da un punto di vista filosofico, la filosofia che ha ispirato i padri fondatori, quella di John Locke e Adam Smith, è la stessa che è alla base del pensiero libertario. Da un punto di vista politico, parlare di ‘conservatorismo economico’ o di ‘libertarismo economico’ è praticamente la stessa cosa. Entrambi vogliamo un mercato libero dallo Stato. Certo, su questo punto i libertari sono molto più radicali, vorrebbero rimuovere tutte le barriere, porre fine alla guerra alla droga… (ecco, magari legalizzare il PCP potrebbe causare un’emergenza nazionale…). L’aspetto più rilevante del pensiero libertario è l’economia. E su questo punto c’è piena affinità, tanto che nei think tank conservatori troviamo sempre degli economisti libertari. Infine, da un punto di vista pratico, ci sono milioni, decine di milioni di libertari che non si definiscono tali e semplicemente votano per i repubblicani e militano assieme ai conservatori”.

Questo potenziale di voto era stato sfruttato al meglio, a suo tempo, da Ronald Reagan. Ed è la carta vincente per il Partito Repubblicano. Anche l’individualismo tipico dei libertari non è un concetto del tutto estraneo ai conservatori, che, tradizionalmente, prediligono le comunità tradizionali, a partire dalla famiglia per arrivare ai livelli di città e contea. “Se portiamo la comunità al più piccolo livello di democrazia, possiamo avere delle istituzione realmente fondate sul consenso, dunque non c’è alcuna incompatibilità con i principi dell’individualismo”. Se un individuo rifiuta o è rifiutato dalla sua comunità “Allora si muova! Il nostro è il Paese che garantisce la massima mobilità possibile. Chiunque può scegliere una nuova comunità in cui i suoi valori sono condivisi, tollerati o anche solo accettati”.

Che problema c’è, allora? A sentire Jonah Goldberg, praticamente (e storicamente, politicamente e filosoficamente) nessuno. Ma finora il movimento libertario e quello conservatore hanno marciato divisi. Colpiranno uniti?


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

One Response to “Conservatori e libertari tra affinità e differenze”

  1. Andrea B. scrive:

    Molto interessante, ma direi che tra queste due anime è sempre più presente (ed ingombrante) un terzo incomodo dato dall’ elettorato fondamentalista cristiano, lontano mille anni luce dalla visione libertaria.
    Reagan, ai suoi tempi, mi sembra ricordare, aveva vinto pur “facendo il vago” con gli esponenti della destra cristiana, ora invece un candidato repubblicano che si dichiari “pro choice” in tema di aborto si mette da solo una bella palla di ferro al piede nella sua corsa alla Casa Bianca.

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