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Formidabili quegli anni/7. Quando anche il mondo cattolico accettava il rischio della modernità

Libertiamo.it ospita un confronto tra due generazioni e mezza su temi antichi come l’Edipo Re: siamo migliori o peggiori dei nostri padri? L’immaginario politico degli anni Sessanta e Settanta ai giorni d’oggi è un riferimento epico, all’apparenza molto più alto di quello odierno, pregno di significati e di ispirazioni; ma siamo proprio sicuri che si stesse meglio quando si stava peggio? Apre la discussione Claudia Biancotti con un po’ di domande a quelli che, direttamente o solo intellettualmente, hanno vissuto o interpretato quella stagione; loro rispondono, lungo tutto l’arco costituzionale e anche oltre. A questo indirizzo, come anche sul sito www.futuroeliberta.it, l’elenco degli articoli già pubblicati.


Che gli anni ’70 siano stati un concentrato (questo sì formidabile) di contraddizioni, non c’è affatto bisogno di spiegarlo o raccontarlo
, bastando allo scopo le stesse domande che Claudia Biancotti pone, osservando con intelligente lucidità quanti conti non tornino tra narrazione e realtà, tra percezione e statistiche, tra mitopoiesi e storie individuali in carne ed ossa. Ed è forse proprio questo il fascino (o la fascinazione) che, a torto o a ragione, continuano ad esercitare sulle nuove generazioni. Se questa premessa è vera, allora risulta impossibile (vorrei dire ideologica) qualsiasi pretesa di un giudizio monocorde, definitivo, liquidatorio o acclamatorio che sia, come tanti se ne sentono e leggono al riguardo. Più utile può essere tentare di ricostruire la complessità e il coacervo di spinte e pulsioni che li hanno attraversati grazie alla lente di molteplici e diverse esperienze, sia individuali che di comunità. Come quella che vissero, in quegli anni, tanti giovani cattolici militanti. Perchè anche su quel fronte qualcosa di formidabile accadde.

Dal punto di vista della chiesa cattolica, gli anni di cui parliamo coincidono con il pontificato di Paolo VI (1963-1978), figura davvero emblematica della tormentata transizione del mondo cattolico verso nuove modalità di rapporto con la politica, con la società, con la cultura, con i mezzi di comunicazione e con la stessa gerarchia. E‘ un pontificato che si apre con l’enorme lascito del “Papa buono”, il Concilio Vaticano II, e si chiude con la sofferente immagine di un Papa in ginocchio davanti alle Brigate Rosse per chiedere che sia risparmiato l’uomo “mite e buono” Aldo Moro. In quell’appello inedito, umanissimo, carico di dolore sta tutto lo smarrimento, lo spaesamento e il trauma di un mondo cattolico attraversato dalle contraddizioni degli anni 70: l’ideale che diviene ideologia intollerante, il confronto politico che degrada in lotta armata, l’etica pubblica che o affoga nel moralismo o diviene irrilevante. Poi sarà l’era di Wojtyla, della chiesa trionfante e sicura di sé, attore di primo piano sulla scena internazionale…Ma questa è un’altra storia.

Claudia Biancotti ci chiede se si deve a questo, alla drammaticità di quegli anni, che le idee e le azioni avessero più rilevanza e più urgenza. La mia esperienza, e quella di tanti amici impegnati in quel nuovo fenomeno che fu la nascita dei Movimenti ecclesiali (Cl, S.Egidio, Rinnovamento nello spirito, Focolari, Gioc, etc) suggerisce che si trattò esattamente del contrario: fu la forza pregnante dell’ideale, l’urgenza di scrivere nuove storie individuali e collettive, l’uscita dal provincialismo e l’apertura al mondo e alle grandi questione internazionali (i movimenti di liberazione, il terzomondismo, l’irruzione delle scienze sociologiche, il pacifismo, etc.), ecco fu tutto questo incredibile desiderio di protagonismo sociale e culturale (e in seguito politico) di un’intera generazione che rese poi le contraddizioni esplosive e drammatiche.

Per un adolescente che usciva dalle accoglienti ma socialmente irrilevanti stanze di un oratorio parrocchiale e veniva travolto nei licei o nelle università dalla “militanza” fortemente ideologizzata dei ragazzi di destra e di sinistra, dalla rivoluzione sessuale, dal primato del “tutto è politica” e si ritrovava con un’educazione cattolica fatta solo di precetti moralistici senza più una ragione o un perchè, l’alternativa era secca: o gettare tutto alle ortiche, o accettare una sfida entusiasmante: ritrovare, di quella tradizione, di quella storia secolare e di quel sentimento religioso (“senso religioso” lo chiamò don Giussani) le ragioni vere, le ragioni fondanti, il”prima” che ne giustificava l’esistenza. Una sfida epocale, spropositata per le forze di chiunque, eppure accolta con entusiasmo (o con giovanile incoscienza, dicevano i più vecchi): non rinchiudere nel privato intimistico e spiritualista la propria fede, ma portarla nell’agone pubblico, nelle scuole, nelle università, nel sociale, nell’impresa, nei mezzi di comunicazione e alla fine nella politica, accettando il rischio di interrogare e farsi interrogare dalla modernità e dalle altre visioni del mondo, della storia, dei destini individuali.

Non sapevamo cosa ne sarebbe nato; non ci chiedevamo se fosse conveniente; non lo pensavamo in funzione di carriere politiche; non volevamo aggiustare il mondo. Semplicemente, forse ingenuamente, ma onestamente, volevamo dare un senso alla nostra avventura umana che andasse al di là di una casa, un lavoro, una famiglia. Volevamo dire e scrivere noi del mondo, dell’economia, delle grandi sfide mondiali che stavano diventando cogenti; “produrre cultura”, si diceva con orrenda ma efficace espressione, e non solo abbeverarci a quella “ufficiale”. E dal pensiero volevamo passare all’azione, con la nascita di giornali, case editrici, manifestazioni culturali (in quel clima nacque il “Meeting di Rimini”), librerie, radio libere, scuole, cooperative universitarie, cooperative sociali, opere di assistenza e accoglienza, persino assicurazioni mutualistiche.

Se dovessi scegliere un unico sostantivo, sceglierei quello di curiosità: quella vera, intellettuale, quella che ti porta a non accontentarti del già noto, delle risposte antiche, quella che ti fa sentire simpatetico con tutto ciò che esiste e si muove intorno o lontano da te (homo sum, humani nihil a me alienum puto). Che tutto questo sia poi diventato un “noi”, la storia di una generazione di cattolici (alcuni ormai da anni con successo in politica, altri nel mondo dell’impresa, del giornalismo o della stessa chiesa – un nome per tutti, il card. Scola ) è stato solo la conseguenza, imprevista, dell’unica molla valida allora come oggi: l’urgenza individuale di un “di più” e la ricerca continua di percorsi e “maestri” che ti accompagnino .

Come mai oggi, cara Claudia, questo fuoco interiore sia così tenue e incostante nella vostra generazione, non saprei dirtelo. Ma so che senza di esso e senza che almeno qualche ragazzo o ragazza, in qualunque parte d’Italia, sia disposto a coltivarlo senza inebetirsi nello psicologismo catodico o nel consumismo acefalo, non ci sarà futuro. Non tanto per voi, ma per questo Paese.

Si dica dunque di quegli anni tutto il male possibile, ma almeno questo – senza alcuna nostalgia – lo si riconosca: è stata una generazione che non si è accontentata di andare alla ricerca di nuove risposte, ma ha preteso di cambiare le domande. E questo, credo si possa convenire, resta qualcosa di formidabile.

Nella stessa serie

  1. Formidabili quegli anni. O no? di Claudia Biancotti
  2. Formidabili quegli anni/2. Nessuna nostalgia per i fanatici dell’Apocalisse di Carlo Lottieri
  3. Formidabili quegli anni/3. Più che l’ideologia, contò la demografia di Flavia Perina
  4. Formidabili quegli anni/4. Soprattutto, formidabili quei debiti di Giovanni Guzzetta
  5. Formidabili quegli anni/5. L’immaginario ‘rivoluzionario’ di quelli che non hanno fatto il ’68 di Luciano Lanna
  6. Formidabili quegli anni/6. Eravamo meglio? I miei ricordi dicono di sì di Gianfranco Pasquino

Autore: Giorgio Lisi

Riminese, 55 anni, laureato in lettere, arriva alla politica dalla militanza nell'associazionismo cattolico (in specie attività e iniziative culturali, tra cui il "Meeting per l'amicizia fra i popoli" di cui è uno dei fondatori). Fa l'amministratore locale per dieci anni (alla Cultura, alla Pubblica Istruzione e ai Lavori Pubblici), poi il Consigliere Regionale e infine, a 43 anni, il Parlamentare Europeo. Ama dire che forse tornerà alla politica attiva quando la monarchia sarà finalmente finita.

One Response to “Formidabili quegli anni/7. Quando anche il mondo cattolico accettava il rischio della modernità”

  1. Andrea B. scrive:

    Solo un contributo alla “fotografia” che ci viene raccontata nell’ articolo a riguardo dei movimenti giovanili cattolici degli anni ’70.
    Proprio nel 1974 le due associazioni cattoliche degli scout, l’A.S.C.I (maschile) e l’ A.G.I, (femminile) si fusero in un’ unica nuova associazione (l’A.G.E.S.C.I.), avendo deciso d’intraprendere un cammino educativo che finalmente tenesse in giusto conto gli aspetti della “co-educazione” tra i due sessi.
    E malgrado l’associazionismo scout cattolico fosse una realtà NON legata gerarchicamente alle istituzioni ecclesiastiche, i contrasti non furono pochi, con l’ aggiunta di pure di qualche defezione da parte di elementi più tradizionalisti, ma la stragrande maggioranza tirò dritto e convenne della necessità di tale svolta.

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