Berlusconi come la sinistra. Sentirsi migliore, essere peggio degli altri

di LUCIO SCUDIERO – “Bisogna fare la riforma della giustizia perché tutti i giorni, come succede a me, alzate il telefono e avete l’impressione di essere controllati”. Silvio Berlusconi, stronzate random .

Di che si lamentava, con questa e altre consimili dichiarazioni, il Cavaliere? Dell’abuso politico di uno strumento, le intercettazioni, per altri versi indispensabile alla repressione criminale? Dello squilibrio di poteri tra accusa e difesa nel processo penale, a ragion del quale la prima distribuisce le carte con cui giocheranno tutte le parti sul tavolo accusatorio? Dell’incoercibile attitudine dei media rossi allo sputtanamento inappellabile di innocenti, finiti in qualche brogliaccio di procura, loro malgrado?

Siete fuori strada. Quelli del premier erano i lamenti di un libero commerciante del chiacchiericcio privato altrui contro la concorrenza sleale del monopolista statale. Intollerabile, per quel “liberista” del Cav., che una legge riservasse l’uso e l’abuso di intercettazioni ai magistrati di carriera, che poi altro non sono che pubblici impiegati un po’ più cialtroni e comunisti degli altri.

Pure lui, o forse il fratello, e chissà chi altro, dovevano mettercisi a trafficare (lo diranno i giudici). E chissà che sempre lui, o suo fratello, o qualcuno dei suoi non ci abbia pensato – mentre prometteva entrature in Romania per l’azienda intercettatrice degli amici –  a integrarla verticalmente con quell’altra che edita i quotidiani di famiglia. Sai che efficienza, a farsi tutto in casa, captare e smerdare bruciando gli altri sul tempo.

Fuori dalle burle, l’uomo politico che ha dominato un’era della vita repubblicana italiana è stato capace di farci scoprire che i suoi avversari non erano poi così moralmente superiori ma anche che lui era molto  peggio. Ci importerebbe poco del ventennio perduto del centro destra berlusconiano se non fosse che esso ha coinciso col ventennio perduto del Paese. E la giustizia non è materia che sia sfuggita a tale gramo destino.

Che oggi, anche su questo tema, l’opinione pubblica italiana debba scoprire per via giudiziaria la verità politica della spregiudicata inadeguatezza liberal riformista del Cavaliere, è una triste conseguenza delle sue colpe. Da molto tempo Berlusconi aveva perso ogni credibilità come vittima di un sistema malato di cui al contrario si era fatto artefice. E non tanto o non solo perché cincischiasse con le intercettazioni di Fassino tra le mani, quanto per la refrattarietà sua, dei suoi esecutivi e delle sue maggioranze, ad ogni iniziativa di riforma della magistratura che non fosse partigianamente punitiva o sbrigativamente assolutoria.

Questa vicenda, in fin dei conti, può avere due esiti. Il primo, e sarebbe scontato, è alimentare l’aspettativa immatura di un redde rationem tra il Paese e la seconda repubblica che sia intermediato dall’ufficio impropriamente moralizzatore dei giudici. Il secondo, e sarebbe auspicabile, è che l’opinione pubblica e la classe politica italiana accettino l’idea che per le grandi questioni irrisolte del Paese  – riforma di giustizia e sistema politico in primis – non esistono scorciatoie, ma soltanto analisi serie e soluzioni meticolosamente applicate.

Oggigiorno certi tabù, inclusa la revisione delle norme che regolano le intercettazioni, sono più maneggiabili perché è caduta la scusante che al governo c’è uno indegno pronto ad approfittarne.  Ne approfittassero le forze politiche, per fare il giusto, una volta, anzichè l’utile.

Twitter:@Antigrazioso


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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