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In Siria un fallimento di gran successo per l’Onu

– Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non é riuscito ad approvare la risoluzione di condanna per le violenze del regime di Bashar al Assad contro il popolo siriano. Russia e Cina si sono opposte sostenendo che non sarebbe saggio ripetere gli stessi errori del passato, ad esempio nel recente caso libico, quando la NATO ha abusato del mandato ONU per cambiare le sorti di un conflitto in corso. Da occidente sono arrivate critiche durissime a Mosca e Pechino accusate di perseguire solo interessi nazionali secondo una logica da guerra fredda. L’incapacitá di agire del Consiglio di sicurezza riapre il dibattito sull’utilitá dell’ONU nella gestione delle crisi internazionali e credo che sia plausibile sostenere che, nonostante tutto, le Nazioni Unite siano un tassello indispensabile alla pace ed alla stabilitá nel mondo.

Non é difficile comprendere la frustrazione di tutti quelli che vedono nell’ONU un baluardo di giustizia e di difesa dei diritti umani. Infatti é legittimo chiedersi se non ora, quando dovrebbe arrivare la condanna alle azioni del governo di Damasco? L’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha denunciato la morte di 7000 civili innocenti. La Lega Araba e l’Occidente hanno fatto fronte comune per censurare la repressione in atto in Siria, anche Sudafrica ed India si sono schierate contro Assad. Inoltre, il Consiglio di sicurezza si é riunito poche ore dopo la morte di 220 civili per mano dell’esercito siriano ad Homs, cuore della protesta.

Nonostante questa fotografia drammatica secondo la quale risulta inspiegabile non condannare le violenze, le Nazioni Unite non dovrebbero essere messe in discussione per almeno tre ragioni.

Si fa sempre molto clamore quando l’ONU fallisce, mentre raramente si parla dei suoi successi. I casi tristemente famosi sono i mancati interventi in Rwanda e a Sebrenica, ma anche la profonde divisioni negli interventi in Kosovo ed in Iraq hanno ottenuto grande attenzione da parte dei media. Purtroppo non si é parlato altrettanto di Timor Est, della Sierra Leone, oppure dell’Angola come situazioni in cui le Nazioni Unite hanno dato un contributo decisivo alla risoluzione delle crisi. L’ONU é piú efficace di quanto non si pensi.

In secondo luogo, il Consiglio di sicurezza é un’arena di confronto per gli stati, non é un attore indipendente che puó agire contro il loro volere. Il Consiglio funziona da camera di compensazione per gli interessi nazionali all’interno della quale gli stati possono limare visioni divergenti che, altrimenti, potrebbero sfociare in aperti conflitti. Avere un luogo di questo genere riduce molto le occasioni di attrito fra le potenze mondiali.

Pertanto non esiste un’alternativa alle Nazioni Unite. Potrebbe sembrare un argomento banale, ma in quanto strumento di dialogo fra le parti, l’ONU é di fatto un’istituzione che rende le relazioni internazionali prevedibili riducendo i vantaggi di condurre una politica basata solo sulla forza. Un mondo senza questo tipo di organizzazione é difficile da immaginare fin dai tempi del Congresso di Vienna.

La convinzione dell’utilitá dell’ONU unita alla preoccupazione per gli insuccessi avuti negli ultimi anni ha favorito una discussione su come riformare l’organizzazione. Le attenzioni maggiori si sono concentrate sul Consiglio di sicurezza che dagli attuali 15 membri, di cui 5 permanenti, dovrebbe rispecchiare il nuovo ordine mondiale ed includere in modo permanente anche altri paesi come India, Cina e Brasile. Un’altra proposta rilevante é quella di dare maggiori poteri all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite attribuendole la possibilitá di approvare risoluzioni vincolanti per gli stati membri. Tuttavia ogni cambiamento é condizionato al volere degli stati e, soprattutto, al volere dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza che non sembrano considerare seriamente queste ipotesi di riforma.

L’inazione in Siria ed il difficile percorso di riforma non dovrebbero minare la credibilitá delle Nazioni Unite. Il Consiglio di sicurezza é lo specchio dei diversi interessi che si confrontano. Le divergenze che si ricontrano in quella sede si cristallizzano e rendono gli stati piú responsabili di fronte alle pubbliche opinioni degli stati. Tredici membri del Consiglio hanno votato a favore della risoluzione, tutti tranne Russia e Cina, situazione che ha spinto i governi di Mosca e Pechino a spiegare la decisione sui media davanti alla comunitá internazionale. Un’ulteriore nota di merito per il Palazzo di Vetro.


Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

2 Responses to “In Siria un fallimento di gran successo per l’Onu”

  1. fabrizio scrive:

    L’ONU é un organismo fondamentale per la pace e la stabilitá ma il Consiglio di Sicurezza deve essere riformato.. é impensabile che si continuino ad avere 5 nazioni “piú uguali” delle altre 190 e passa..
    Finché il sistema di “veto” rimarrá in piedi, le cose rimarranno com esono ora e le potenzialitá di un tale organismo saranno vanificate da scelte di opportunismo politico. Adesso gli USA (ed altre nazioni occidentali) gridano alo scandalo per il veto di Cina e Russia, ma, dov’erano queste stesse nazioni quando analogo veto venive, innumerevoli volte, popsto dagli USA alle risoluzioni di critica all’operato di Israele nei territori occupati??
    O quando, sempre gli USA, ignorando le Nazioni Unite, bombardarono in Kosovo??
    La realtá é che finché vigerá la legge del piú forte non vi sará né pace né progresso.
    Buon lavoro

  2. Paolo scrive:

    L’Onu è vecchia ma attuale nelle sue funzioni proprio come camera di compensazione.

    Il Consiglio potrà essere riformato se e quando i rapporti tra i 5 permanenti e gli altri saranno tali da consentirlo. Per ora mi sembra che non ne esistano i presupposti. Già oggi, sedere al tavolo con Paesi non democratici ma con un peso economico notevole, è una vera sfida per le democrazie occidentali.

    Per le risoluzioni di critica ad Israele, ne riparleremo quando a proporle e sostenerle saranno Paesi rispettosi dei diritti umani e delle libertà civili ALMENO quanto Israele.
    Fortunatamente, le amministrazioni USA, Omaba compreso, non hanno mai ceduto su questo.

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