Contro le crisi del gas la concorrenza ci proteggerebbe più di un campione nazionale

– Il Presidente dell’ENI Scaroni ha spiegato che nei prossimi giorni potrebbe esser necessario ricorrere ai servizi di interrompibilità. La misura non interesserebbe direttamente i clienti domestici, bensì le imprese che hanno stipulato contratti, per l’appunto, interrompibili, con Snam. Ma i costi dell’operazione, cosa che non si dice, ricadono direttamente su tutti gli utenti del servizio, dato che il servizio di interrompibilità è remunerato alle imprese disposte a rinunciare alla fornitura di gas attraverso un fondo alimentato dalla tariffa pagata da tutti i consumatori. Il ricorso all’interrompibilità, quindi, si traduce in bollette più care.

La crisi del gas mette in luce la debolezza infrastrutturale del paese e i costi che ciò comporta per gli Italiani. Se anche Silvestrini, diretto scientifico del Kyoto Club, afferma che la soluzione a crisi di questo tipo è la realizzazione di più impianti di stoccaggio e più rigassificatori, infrastrutture che non aiutano certo a ridurre le emissioni di CO2, c’è da crederci.

Il 90% del gas che circola in rete è importato dall’estero, per lo più (88% nel 2010) attraverso gasdotti. Il 30% del gas importato viene dalla Russia e scorre lungo il Tag fino a Tarvisio e Gorizia. Il 37% dall’Algeria dal Transmed, per giungere a Mazara del Vallo, il 12,5% arriva a Gela dalla Libia via Greenstream, il 5,5% arriva dai Paesi Bassi e il 5% dalla Norvegia passando lungo il Tenp fino a Passo Gries.

Più infrastrutture per lo stoccaggio e la rigassificazione sono necessarie a garantire la presenza costante di gas nel paese e la continuità del servizio di fornitura. Un servizio indispensabile e strategico per la nostra economia, se si considera che oltre la metà dell’energia elettrica prodotta nel paese è prodotta dal gas.

Una seconda precondizione per centrare l’obiettivo della sicurezza energetica è la diversificazione delle fonti, dei paesi di esportazione ma anche dei soggetti importatori. Entrambi i presupposti per migliorare la sicurezza energetica passano per una maggior apertura alla concorrenza.

L’ENI, tra importazioni e produzione nazionale, copre il 43,3% dell’approvvigionamento del gas in Italia. Quante vie di approvvigionamento può assicurare un mercato in cui un solo operatore, l’incumbent, controlla il 39% delle importazioni di gas, che produce l’83% del gas ricavato dal suolo italiano e che controlla la rete di trasporto nazionale del gas? Più collegamenti con l’estero potrebbero esporre l’impresa verticalmente integrata a una maggior concorrenza. E che dire poi dei limiti antitrust posti a livello comunitario, che hanno frenato la partecipazione del nostro campione nazionale a progetti di interconnessione con l’estero nel timore che abusi della sua posizione dominante?

Nel 2010, il Governo ha stabilito un tetto massimo del 40% del mercato all’ingrosso ai fini antitrust. Ma il superamento della soglia non era del tutto vietato. Infatti, il suo superamento è ammesso a condizione che l’incumbent si impegni a potenziare la capacità di stoccaggio mettendola a disposizione degli altri operatori.

Altre misure per aumentare lo stoccaggio di gas erano previste nelle prime bozze del decreto liberalizzazioni. In ultima analisi, il governo in carica ha compreso che il miglior modo per dare una spinta allo sviluppo infrastrutturale e un contributo alla sicurezza energetica è creare una società indipendente che abbia come core business la realizzazione di infrastrutture che aumenti la capacità di approvvigionamento di gas e garantiscano il libero gioco della concorrenza.

Dal punto di vista della concorrenza e dello sviluppo infrastrutturale, la separazione tra SNAM e ENI prevista dal decreto legge liberalizzazioni promette senz’altro uno scenario diverso per il prossimo futuro.

Secondo le ricerche condotte in questo campo, come quella svolta da Alesina nel 2005, l’unbundling favorisce l’aumento degli investimenti sulla rete infrastrutturale. Secondo il Prof De Paoli, «è realistico attendersi che un  gestore-proprietario di infrastrutture integrato limiti i propri investimenti (magari invocando le difficoltà autorizzative) se ciò rientra nell’interesse della società controllante. Dunque è piuttosto quando vi è una forte necessità di rafforzare o espandere la rete nazionale o il sistema di stoccaggio o di aumentare le interconnessioni interne all’Ue e che questo non sia nell’interesse della società integrata che si può senz’altro auspicare la separazione proprietaria». Anche l’esperienza dell’Italia in un settore affine, quello dell’energia, dimostra che un gestore della rete indipendente è più incoraggiato a investire rispetto ad un’impresa verticalmente integrato. Dopo la separazione proprietaria di Terna dall’Enel, gli investimenti sulla rete sono quintuplicati in cinque anni. Per contro, gli investimenti infrastrutturali nel settore del gas sono scesi del 10% dal 2007 al 2010.

A preoccupare semmai sono i tempi perché venga finalizzato il distacco di SNAM da ENI. Cerchiamo di far presto, affinché la prossima crisi meteorologica o politica non ci porti un’altra volta ad attaccarci alla canna del gas.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

One Response to “Contro le crisi del gas la concorrenza ci proteggerebbe più di un campione nazionale”

  1. creonte scrive:

    ma alla fonte non c’è poi tutta questa concorrenza: abbiamo quei 4-5 paesi che ci vendono il gas. i tubi inoltre occupano un certo spazio fisico… mic aprliamo di antenne per cellulari!
    per non parare della rigidità dei consumi in questo ambito…

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