Neve, debito, precarietà, apartheid: calamità di regime

di SIMONA BONFANTE – L’ha detto subito, il sindaco Alemanno: ci vuole una Commissione d’inchiesta. Obiettivo: appurare a quanti cm di neve equivalgono 2 mm di precipitazioni nevose. Intanto da venerdì la Capitale è una immensa pista di ghiaccio, pattinabile ma non altrimenti percorribile, né usufruibile nelle sue variegate articolazioni funzionali – scuole, uffici pubblici, trasporti di superficie – fino, pare, almeno a tutto lunedì.

Non un granello di sale, in compenso, è stato sino ad ora sprecato dal Comune. Ed in fondo, meglio così, ché avrebbe rovinato la fruizione ludica della metropoli in questo politicamente ridicolo week-end di dissennatezza meteo.

Sparare su Alemanno, però, sarebbe infame: si è già pallettonato da sé, er sindaco, con le scuole chiuse ma anche aperte, i 280 km di coda lungo le strade cittadine, il fake ‘Aiemanno’ che contro-twitta disposizioni tipo: “abbandonate la città. Io sono già a Milano”, in fondo non più paradossali di quelle trasmesse dal sindaco vero, roba tipo ‘non uscite, non muovetevi’, ad una città che è già fuori, vuole solo rientrare ma non può. E poi i centri di raccolta pale, e i romani richiamati a farne uso per rimuovere l’anti-patriottico ostacolo nevoso dal marciapiede domestico, col rischio coccolone in agguato per i cives dell’Urbe, che abituati allo sforzo anti-ghiaccio non sono.  E poi l’apoteosi: la lite con la Protezione civile. Praticamente un derby: Angelino Alfano con Gianni Alemanno contro quel campione di servizio pubblico che, una volta, era roba loro.

Via, come si fa a prendersela con uno così. Anche perché, poerello, è mezz’Italia che s’è paralizzata, mica solo la Capitale. La mezza Italia facente però in qualche modo capo a Roma. La stazione Termini, per dire. È normale che 20 cm di neve fermino la mobilità su rotaia? E no che non lo è, infatti non tutti i treni sono stati bloccati: i Freccia rossa andavano, i carri pendolari no. Bloccati, questi, per ore in stazione o, peggio, in mezzo al nulla, senza soccorsi, senza ristoro, senza via di fuga. Che dite, una Commissione d’inchiesta pure qui?

E sì, indaghiamo, ché a noi italiani i ‘misteri’ piacciono. Ci piacciono così tanto da crearne sempre di nuovi, e su misura, per ogni evenienza. Cioè, ma sta neve, ma chi l’avrà mandata giù? Un complotto? Beh, cos’altro. I poteri forti, sempre loro. I tecno-banchieri-massoni: chi altri? Non a caso dove se ne stava Monti mentre Roma ghiacciava? A Monaco, a discettare di banalità tipo la ‘sicurezza internazionale’. Capite? Invece di mettersi a spalare pure lui o posare, come ha fatto il Sindaco, con due giocose pulzelle sullo sfondo innevato di piazza del Popolo.
E dunque, eccoli i giornalisti italiani, interrogare il tecnico in trasferta internazionale su come sia possibile che la bufera che ha colpito tutt’Europa solo in Italia ha significato paralisi? Già, com’è possibile? Mistero da commissione d’inchiesta o semplicemente plateale, sconfortante, irresponsabile mancanza di prevenzione?  La seconda che hai detto – ha, a parole sue, constatato il Presidente.

Prevenzione che, in fondo, non è altro che la capacità di farsi trovare attrezzati di fronte alle eventualità, quelle possibili sebbene remote. Quelle inevitabili, sebbene lontane. L’apartheid giovanile, per dire. O l’insostenibile peso dello Stato. O ancora l’insopportabile, sul piano sistemico oltre che su quello etico, del costo della partitocrazia – che è l’opposto dalla politica. E che nulla ha a che fare nemmeno con la democrazia, essendone in realtà lo snaturamento, la spora che la trasforma da regime di co-sovranità in sistema di servitù, ché vivere in un perenne non-governo dell’emergenza questo significa: perdere il controllo delle cose limitandosi a subirne le conseguenze.

Debito pubblico, bassa crescita, disoccupazione, apartheid sociale sono come la Roma paralizzata da un’eventualità metereologica: eventi prevedibili e dunque pre-venibili, che solo l’incuria politica e civile rende calamità.

Twitter: @kuliscioff


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

One Response to “Neve, debito, precarietà, apartheid: calamità di regime”

  1. alex PSI scrive:

    Sembra banale dire che queste cose svergognano ancora di più il nostro paese. Il ridicolo non è questo, sarebbe bastata un pò di umiltà in più, invece se l’è presa con Protezione Civile mandando il vicesindaco in ogni posto

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