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Le sanzioni all’Iran e il rischio boomerang per l’Europa

– Lo scorso 23 gennaio il Consiglio dei ministri dell’Unione Europea ha deciso di interrompere le importazioni di petrolio dall’Iran per ostacolare ulteriormente il programma di riarmo nucleare.

Questa decisione ha creato un certo scompiglio in Iran: alcuni hanno minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz, altri stanno proponendo di interrompere da subito le esportazioni di greggio verso l’UE, ma altri ancora, fra i quali il presidente Ahmadinejad, hanno dato la disponibilità a riaprire il dialogo con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Mentre in Iran si discute sul da farsi, il dibattito europeo langue, ma il testo approvato dall’UE contiene esenzioni che potrebbero trasformare l’embargo in un pericoloso boomerang per gli interessi europei.

Le sanzioni approvate dal Consiglio vanno ben oltre il settore petrolifero. Dal 23 gennaio sono proibiti gli acquisti di prodotti petrolchimici o derivanti dal petrolio, le vendite di tecnologie e macchinari che possono essere utilizzati nei settori petrolchimico, del petrolio e del gas naturale.

Queste restrizioni riguardano anche nuovi investimenti e servizi finanziari necessari per assicurare il trasporto di questi prodotti, come linee di credito oppure coperture assicurative di navi ed altri mezzi di trasporto. La decisione del Consiglio riguarda anche la vendita, l’acquisto, il trasporto o il brokering di oro, materiali preziosi e diamanti. Stessa sorte è stata riservata alla consegna di nuove banconote o monete coniate per la Repubblica Islamica, mentre sono state decise sanzioni finanziarie contro la Banca Centrale dell’Iran per il coinvolgimento in attività che mirano a violare lo spirito delle sanzioni.

Le sanzioni dovrebbero essere molto dure per l’Iran, ma lo saranno anche per alcuni paesi membri. La Spagna e l’Italia sono grandi importatori di greggio dall’Iran, ma il vero nodo di questi giorni è la Grecia che, nel mezzo di una crisi economica durissima, rischia di perdere il 35% delle proprie forniture di petrolio.

Secondo i dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia riportati dal sito EUobserver.com, la Grecia dispone di riserve di petrolio per 90 giorni in caso tutte le forniture venissero interrotte. Pare che la Grecia, per essere convinta a votare a favore delle sanzioni, abbia avuto la garanzia di aiuti dagli altri paesi europei nel caso l’Iran dovesse decidere di bloccare le spedizioni verso l’Europa. Tuttavia è evidente come la crisi iraniana rappresenti un ulteriore fattore di instabilità per il paese ellenico, senza considerare il grande giro d’affari che lega numerosi stati membri dell’Unione Europea all’Iran.

É proprio a causa di queste “sensibilità” che il Consiglio ha deciso di inserire una serie di clausole che danno ossigeno ai vari interessi in gioco. In primo luogo le misure avranno effetto solo dal 1 luglio 2012 per i contratti firmati prima del 23 gennaio 2012, mentre la proibizione per i prodotti petrolchimici scatterà dal 1 maggio.

Gli Stati Uniti hanno deciso di imporre sanzioni agli agenti che faranno affari con la banca centrale Iraniana (BCI) oltre certi volumi di scambio, mentre l’Europa ha deciso di vietare i pagamenti dal proprio territorio verso la BCI per le forniture di petrolio, lasciando quindi la possibilità di continuare ad inviare pagamenti per forniture in altri settori. Rimane anche la possibilità di estendere i contratti validi al 23 gennaio nel caso in cui questa possibilità fosse esistita nei termini degli accordi in vigore il giorno dell’approvazione delle sanzioni. Questa esenzione può essere esercitata anche verso le linee di credito concesse per investimenti nel settore petrolchimico e per joint ventures operanti fuori dal territorio iraniano.

Queste eccezioni potrebbero aprire delle voragini nell’embargo prima ancora che entri in vigore. La forma più evidente di evasione potrebbe essere rappresentata da una falsa descrizione dei pagamenti effettuata dalla banca centrale iraniana verso aziende “compiacenti” locate in altri paesi. Non è un segreto che i governi turco ed indiano stanno valutando forme alternative di pagamento che aggirino le sanzioni di Washington e, di conseguenza, anche quelle europee.

Le sanzioni di Bruxelles non penalizzano, a differenza delle misure USA, compratori di petrolio situati fuori dall’Unione Europea. Ad esempio, un’azienda cinese o indiana non avrebbe nessuna conseguenza nei confronti dell’Europa se decidesse di comprare il petrolio dall’Iran, mentre rischierebbe di essere esclusa dal mercato americano come conseguenza delle sanzioni adottate da Washington contro l’Iran. In un mondo globalizzato ed interconnesso, la possibilità per una grande compagnia europea di utilizzare controllate off-shore per continuare a fare business as usual con l’Iran è concreta, soprattutto in assenza di un attento controllo degli stati membri.

Le misure decise dal Consiglio arrivano dopo altri provvedimenti che avevano limitato molto la possibilità per le aziende europee di operare in Iran. I rapporti commerciali sono già al minimo e la possibilità per Teheran di assorbire gli effetti delle sanzioni nel tempo potrebbe ridurre drasticamente l’impatto dell’embargo con effetti controproducenti per l’UE.

Da un lato, la credibilità di sanzioni future sarebbe azzerata dal precedente di aver farcito di esenzioni un embargo presentato come durissimo dal Consiglio dei ministri. Dall’altro, le scappatoie fornite alle aziende europee potrebbero favorire un grande oil swap tra Europa e Cina a tutto svantaggio di Bruxelles. Le compagnie petrolifere potrebbero infatti rivolgere verso Pechino le loro attenzioni e favorire le esportazioni verso la Cina anziché l’Europa.

L’UE perderebbe sia la faccia, sia il petrolio iraniano che andrebbe, probabilmente a basso costo, verso la Cina. E questo scenario non sarebbe decisamente un grande successo, per un’organizzazione che mira ad acquistare un peso rilevante a livello mondiale.


Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

4 Responses to “Le sanzioni all’Iran e il rischio boomerang per l’Europa”

  1. Emiliano scrive:

    Secondo me l’Iran deve essere colpito e affondato anche perchè hanno un regime criminale dove ci sono ogni giorno un sacco di impiccagioni di persone giuste.

  2. francesco sica scrive:

    L’embargo targato USA-UE è stato paragonato a un atto di guerra. Non capisco perchè l’Iran non possa difendersi chiudendo il passaggio nello stretto di Hormutz. Non a caso le forze del bene hanno posizionato diversi navi da guerre in quelle acque (USA 3, UK 1, Francia 1). Inoltre gli angloamericani fremono dal volere intervenire in Siria. I russi hanno fatto sapere al mondo buono e democratico di non entrare in Siria nè in Iran altrimenti potrebbe scatenarsi un conflitto le cui conseguenze nessuno può prevedere. Dovessimo arrivare a quelle conseguenze mi schierei dalla parte di Russia e Cina. Poi mi chiedo: quali prove si hanno sul nucleare iraniano? Ancora riteniamo attendibili quelli che parlavano di armi di distruzione di massa in Iraq (dall’invasione di calcolano 1 milione di morti, però felici perchè in nome della democrazia)? Non entro nemmeno sulla questione 11 settembre perchè sarebbe troppo lunga. Fino a quando dovremmo tollerare l’imperialismo decadente angloamericano? Pur di mantenere il loro insostenibile stile di vita dobbiamo accettare che vadano in guerra contro chiunque? E se un giorno decidessero di attaccare anche noi saremmo in grado di opporci o li sosterremo incondizionatamente come al solito?

  3. Emiliano 2 scrive:

    Il presidente iraniano è stato eletto.
    Basta con la farsa dei buoni e dei cattivi

  4. Emiliano 2 scrive:

    Hai ragione da vendere!

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