Io non voglio il posto fisso, voglio lavorare, guadagnare, crescere

di PIERCAMILLO FALASCA – Io non voglio il posto fisso, non è una mia aspirazione di vita. Io voglio lavorare, guadagnare, affermarmi nella vita e nel lavoro, cambiare e crescere cambiando. Allo Stato non domando garanzie, che so essere illusorie, costose e inique: chiedo piuttosto che rimuova gli ostacoli alla libera espressione del merito e della creatività, alla concorrenza del piccolo con il grande, del nuovo con il consolidato; che intervenga in sostegno dei disoccupati, aiutandoli a ritrovare un lavoro e nel frattempo fornendo loro i mezzi reddituali perché la perdita di lavoro non li trascini nell’indigenza e nella povertà, soprattutto se sono avanti negli anni; che investa risorse nella formazione, nella ricerca e nell’innovazione tecnologica; che renda il sistema del credito più aperto e accessibile a tutti, affinché le buone idee vengano finanziate e i progetti di vita delle famiglie (una casa, magari) siano sostenuti.

Io non voglio il posto fisso, ma non sopporto che le regole del mercato del lavoro italiano abbiano di fatto determinato un regime di apartheid, per far mio il termine usato ieri dal premier Mario Monti : gli iper-garantiti da un lato e gli esclusi dall’altro, gli illicenziabili e gli inassumibili, i sindacalizzati e i dimenticati, quelli che godono di un welfare robusto a spese degli altri, titolari di contratti atipici senza tutela alcuna. Il nostro futuro lavorativo – ormai l’abbiamo capito – sarà giocoforza meno lineare del passato, ma non per questo meno soddisfacente, se sapremo affrontarlo con la giusta mentalità, se sapremo rivendicare libertà e opportunità, senza pretendere la luna. Per poter godere di un welfare generoso e solidale con i più deboli, dobbiamo produrre ricchezza: non si può avere il primo senza la seconda.

Io non voglio il posto fisso, che pure è stato il mondo in cui i nostri padri sono vissuti e pasciuti, perché ho scoperto il trucco di quella realtà dorata: la società viveva a debito, scaricava sulla spesa pubblica e sulle generazioni future i costi enormi della stabilità, delle protezioni, dei “diritti acquisiti” e astruse formule di quel genere. Paradossalmente, chi oggi consente ai più giovani di andare avanti, in un’economia asfittica e povera di opportunità, è quel patrimonio accumulato dalle famiglie: tuo padre ti compra la casa o l’automobile, quando alla tua età poteva fare da sé.

E’ facile cadere nella retorica, rifugiarsi in una visione declinista, illudersi che si possa ad un tempo solo conservare l’Articolo 18 e stimolare l’occupazione e l’aumento dei salari, sognando magari che nei fiumi scorra miele e dal cielo piova oro. E’ più difficile, invece, accettare che il benessere non è garantito, che come accade da secoli ognuno è anzitutto artefice del proprio destino.

Qualche decennio fa l’Italia conobbe la guerra, la fame e la povertà assoluta. Eppure la società seppe progredire e arricchirsi, la prosperità si diffuse, il Paese fondò la sua rinascita sul lavoro e il sacrificio di ognuno. Non è piacevole per nessuno, ma è la vita.

 

Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare”: è il nome di un fortunato gruppo Facebook, che creammo nel 2008, e che permise al sottoscritto e agli altri promotori di conoscersi e di riconoscersi, di raccontare storie e ambizioni di una generazione smarrita, senza riferimenti politici, senza numi tutelari, senza rappresentanza.

Twitter: @piercamillo


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

14 Responses to “Io non voglio il posto fisso, voglio lavorare, guadagnare, crescere”

  1. Mattia sisti scrive:

    L’ipocrisia di certa sinistra. Quando lo dicevano i liberali come voi erano bugie e trucchi per fregare il prossimo e ridurlo in povertà. Ora che lo dice il premier monti è verità. Questo dimostra quanto libertiamo e le sue idee siano genuine e un passo avanti rispetto alla visione che di questo paese hanno certi sincati e politici ecc…

  2. Claudio scrive:

    Meglio fare le zecche in mezzo alla strada, suonare la chitarra sulle scale e stare al 67° anno fuori corso scommetto vero….ma fatemi il piacere…troppe poesie scrivete…

  3. Alessandro Liccardo scrive:

    Al contrario di Mattia Sisti vedo un fronte che coinvolge berluscones, comunisti, vendoliani, dipietristi, leghisti e storaciani tutti contro il professor Monti. Ero presente ad una riunione milanese di “Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare” con Piercamillo e Benedetto della Vedova in tempi non sospetti e non ho cambiato idea.

    Possiamo discutere sulle parole usate in un momento non esattamente felice, visto il tasso preoccupante di disoccupazione, ma è anche vero che il posto fisso e l’articolo 18 sono dei totem solo italiani. E poi, per piacere, basta con tutti i commenti che leggo in giro (tipo “parla lui, Monti, con tutti i soldi che guadagna al mese”). Sono ridicoli e patetici.

  4. Francesco scrive:

    Straordinario. Complimenti, da incorniciare.

  5. Mattia sisti scrive:

    Alessandro sono d’accordo con te! Però bisogna ammettere che la sinistra in questo caso continua a fare certe figure con la difesa a oltranza di certe prassi. ( lei e i sindacati ) E poi sarebbero loro i progressisti? Solo questo volevo sottolineare senza grida
    spagnolesche e dicendo quello che penso. :) grazie della precisazione comunque

  6. Massimo74 scrive:

    @Mattia sisti

    Invece il cdx dopo anni di promesse di un imminente rivoluzione liberale di massa, ha portato la tassazione ai massimi di sempre,ha fatto crescere il debito pubblico più di quanto abbia fatto qualsiasi governo dal 1948 ad oggi,non ha fatto una liberalizzazione che è una,non ha privatizzato nulla (a parte il caso alitalia dove direi che è meglio stendere un velo pietoso),ha inventato quell’agenzia di usurai legalizzati che risponde al nome di equitalia,ha introdotto norme aberranti nella legislazione fiscale(già profondamente illiberale e vessatoria) come il “solve et repete”,ha salvato con i soldi pubblici i comuni di roma e catania,ha regolarizzato 67.000 precari della scuola,ha permesso alla regione sicilia di assumetre in pianta stabile 22.000 dipendenti e infine ci ha fatto fare delle figure barbine a livello internazionale facendo votare in parlamento una delibera che affermava che Ruby era la nipote di Mubarack.
    Ci vuole davvero un bel coraggio per difendere quella banda di ciarlatani,bugiardi e criminali.

  7. a parte che c’è chi il posto fisso lo vuole e ha il tuo stesso diritto a chiedere norme che gli consentano di realizzare le sue aspirazioni..

    non capisco proprio come la tua volontà di lavorare ed emergere possa essere ostacolato da cose come l’articolo 18.

    se un’impresa vuole un lavoratore non a tempo indeterminato già oggi può assumere un contratto atipico. non è mica obbligata ad assumere uno a tempo indeterminato quindi l’abolizione del tempo indeterminato classico non ha alcuna influenza sui livelli occupazionali.

    dai posti “noiosi” inoltre ci si può licenziare. non si viene incatenati quando si ha il posto fisso.

    infine i lavori ad alto guadagno e grande autorealizzazioni (per i quali va bene il rischio) sono ben diversi dai lavori meno pregiati, che hanno come unico obiettivo quello di dare una vita tranquilla alle persone.

    questa storia dell’imprenditore di se stesso, della meritocrazia, già l’abbiamo sentita anni fa. e venne la precarizzazione. oggi invece serve STABILITA’, obblighi di assunzione per precari e stagisti.

    p.s.
    poi non dire che non sei stato avvisato.

  8. Massimo74 scrive:

    “a parte che c’è chi il posto fisso lo vuole e ha il tuo stesso diritto a chiedere norme che gli consentano di realizzare le sue aspirazioni..”

    No,non ha alcun diritto a chiedere norme che gli garantiscano il posto fisso visto che queste norme vanno poi a ledere i diritti di chi il lavoro lo offre.Un diritto che è appannaggio solo di alcune categorie non è un più un diritto ma un privilegio e questo non è solo incostituzionale (vedi art.3), ma anche profondamente immorale.

  9. Claudio scrive:

    Una vita dignitosa è garantita da un lavoro altrettanto dignitoso, un lavoro dignitoso è quel lavoro che può garantirti stabilità, economica e professionale, la stabilità è garantita da un lavoro che non sia a rischio, da un lavoro che non lasci una persona con una famiglia sulle spalle a protestare in strada per la perdita del suo diritto a vivere…su questo blog vedo che si parla molto di politica, di sinistra, di destra, di liberalizzazioni non fatte, di Monti, Storace, Lega, Di Pietro…e basta…ma sti cazzi. Ma secondo voi cambia qualcosa? secondo voi Monti ha dato il via ad una manovra di testa sua? Tecnico? Tecnico di che, del suono? Monti è lo spaventapasseri del Governo, colui che è stato scelto per mettere la faccia, e la bocca al posto di chi dei vostri discorsi ci si sciacqua le …Secondo voi è una frase normale questa? Si parla di precarietà e il servizio successivo del Tg è il pensiero di Monti che afferma di divertirsi a vederci nella merda, secondo voi è una cosa tanto normale? Ma per favore, il discorso è semplice, non si deve partire dal 48 per capire che oggi, 2012, siamo manovrati da persone che mettono al sicuro il loro culo, le loro banche, le loro “borse”. E tra un trans e un altro si divertono a dire che il precariato magari è uno stimolo ad una vita dignitosa. PS non sono ne di destra, ne di sinistra, sono solo per una vita dignitosa e di politica sinceramente non me ne frega più un cazzo. Questa non è politica è MERDA. Massimo scommetto che tu hai un’azienda, che difendi chi il lavoro lo offre. Sono d’accordo che un’azienda è libera di scegliere, di licenziare quando vuole, non sono d’accordo sul fatto che uno stagista, raggiunti standard e risultati soddisfacenti non possa essere assunto. che sia a tempo determinato o indeterminato, qui lo strumento della meritocrazia, ossia và avanti il più bravo, ci teniamo il più bravo, non è portato avanti in Italia. Un contratto a tempo indeterminato, per chi merita, per chi dà valore aggiunto all’azienda, è sacrosanto. Forse non fai parte di quelle persone che necessitano di un mutuo per comprare casa.

  10. non ledono nessun diritto altrui.
    se è incostituzionale(e ne dubito fortemente almeno che i nostri giuristi passati siano stati meno bravi di quelli odierni e ne dubito) basterebbe chiederne l’estensione a tutti.

    si chieda l’obbligo di assumere la maggioranza degli stagisti e dei precari alle aziende che ne fanno uso al termine del contratto.
    e si chieda di pagare il lavoro precario molto di più di quello a tempo indeterminato così tutti avranno quel che vogliono: il guadagnare e il crescere per chi vuole cambiare, la sicurezza per chi vuole stabilità.

    invece continuate a far la guerra tra poveri

  11. Massimo74 scrive:

    Ledono il diritto dei lavoratori autonomi che non sono liberi di licenziare un dipendente che non li soddisfa o che non svolge il proprio lavoro come dovrebbe.Poi spiegami perchè il lavoro precario dovrebbe costare di più di un lavoro a tempo indeterminato.Fino a prova contraria in un sistema di mercato i prezzi dovrebbero essere semplicemente il frutto della libera contrrattazione tra le parti e dovrebbero formarsi secondo la legge della domanda e dell’offerta come avviene in (quasi) tutti gli altri settori dell’economia.O ti risulta per caso che il prezzo del pane o del latte sia deciso per decreto legge?

  12. Antonino scrive:

    Non vorrei apparire qualunquista, pero`vivendo e lavorando fuori dall`Italia (Irlanda e Germania) da alcuni anni,non posso che confermare il fatto che certi dogmi tipo articolo 18, posto fisso e irremovibile, tredicesima garantita indipendentemente dalla produttivita`sono soltanto anomalie del sistema Italia

  13. Luca scrive:

    è ora che questo paese si svecchi un pò.. basta privilegi e taboo!!!!

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  1. […] Piercamillo Falasca, e dunque incontrato Libertiamo, attraverso il gruppo Facebook ‘Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare’. Era il 2008, e la crisi era già. Non eravamo allora, e non siamo ora, un consesso di fighetti. […]