Un inciucio tra PD e PdL sulla legge elettorale? Magari!

di CARMELO PALMA – Uno dei segreti della politica italiana – di cui, come per tutti i segreti che si rispettino, tutti sanno praticamente tutto e ne discutono pubblicamente – è che PD e PdL stiano inciuciando sulla riforma della legge elettorale e architettando un sistema ibrido, di forma tedesca e di sostanza spagnola. La base della trattativa è rappresentata dal disegno di legge, presentato dai senatori della destra (absit iniuria verbis) del PD, con la prima firma di Stefano Ceccanti.

Il sistema è di fatto quasi uguale a quello tedesco. I correttivi “spagnoli” – circoscrizioni più piccole e blocco al recupero dei resti su base nazionale –  rendono però l’esito sensibilmente più maggioritario e più simile a quello di Madrid. Di fatto, una legge come quella proposta dal senatore Ceccanti, pur appoggiando su di una base proporzionale, darebbe un premio robusto ai partiti maggiori, sovra-rappresenterebbe quelli medio-grandi e punirebbe duramente quelli medio-piccoli e minori, a cui di fatto il Porcellum (non diversamente, prima, dal Mattarellum) ha assegnato la golden share delle rispettive coalizioni.


In Italia, nel corso dell’ultimo ventennio, abbiamo sperimentato quanto vana fosse la speranza di impiantare una democrazia competitiva nelle sabbie mobili di un sistema politico che maggioritario, non essendolo per amore, non lo poteva diventare per forza.  I dispositivi costrittivi a cui il Mattarellum e il Porcellum avevano affidato la tenuta del meccanismo bipolare non hanno adeguato i partiti al sistema, ma il sistema ai partiti. Così il maggioritario italiano si è fatto paradossalmente “minoritario” e ha fatto perno sempre –  dal 1994 ad oggi, senza  eccezioni –  sul potere di coalizione dei partiti minori.

Una dinamica maggioritaria presuppone che a dare le carte siano partiti grandi. E che i partiti grandi, soprattutto, ci siano. Questa è una regola praticamente senza eccezioni nelle democrazie avanzate. Una democrazia competitiva si appoggia alle regole elettorali più varie – anche al proporzionalissimo “tedesco” – a patto che la struttura del sistema politico, nelle sue componenti fondamentali, non sia molecolare. A decidere delle sorti della Repubblica, in ultima istanza, non possono essere Bossi, Storace, Di Pietro, Grillo…

L’illusione di stabilire per legge una dinamica bipolare ha portato la politica italiana su di un binario morto. A parte (forse) il Pd, non esiste un solo partito che sia destinato a traguardare la fine della Seconda Repubblica. Sono tutti troppo piccoli, troppo personali, troppo occasionali, troppo finti. Nondimeno, l’alternativa alla presunzione costruttivista non può essere lo sbraco, il premio alla frammentazione e alla rendita di posizione e il ritorno al passato pre-berlusconiano della cosiddetta “democrazia dei partiti”.

Un sistema elettorale che secondando le ambizioni e le dinamiche spontanee del sistema politico incentivi i progetti seri e disincentivi quelli tattici e parassitari può quindi servire, anche se ovviamente non può bastare. Il sistema ispano-tedesco, nelle sue varianti, può agevolare il processo di emarginazione politico-istituzionale delle forze anti-sistema e quello di formazione di grandi e rispettabili player di governo. E’ un discorso che vale in uguale misura per il PD, il PdL e il Terzo Polo, se anche il Terzo Polo decidesse di crescere e di giocare “da grande”.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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  1. […] nel funzionamento e negli esiti, a quello pre ‘94, sarebbe però un errore altrettanto fatale. Lo abbiamo già detto, e ci permettiamo di insistere, visto che il negoziato “segreto” si è fatto scoperto. Proprio […]

  2. […] non c’è da sperare nulla di risolutivo. Da parte nostra ci limitiamo ad auspicare che metta un ordine quantitativo nel sistema politico. Meglio un proporzionale a 4/5 partiti che un maggioritario a 12/15. Meglio un sistema di grandi […]