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Cameron contro Salmond, la battaglia finale verso l’indipendenza scozzese

– In seguito alle dichiarazioni battagliere delle ultime settimane del primo ministro britannico David Cameron e del capo del governo devoluto Alex Salmond, la questione dell’indipendenza della Scozia è tornata in primo piano.

O meglio, è dalle elezioni regionali dello scorso maggio che il tanto agognato referendum sull’indipendenza è diventato un punto ineludibile dell’agenda politica, da quando cioè lo Scottish National Party (SNP) di Salmond ha guadagnato la maggioranza assoluta dei seggi al parlamento di Edimburgo, battendo  per la prima volta la coalizione informale delle forze politiche unioniste.

Così il referendum in cui gli scozzesi saranno chiamati a pronunciarsi sull’indipendenza ci sarà, ma non sono ancora chiare modalità e tempi. Ed è proprio su questi punti che Salmond e Cameron si stanno scontrando.

Il 25 gennaio Salmond ha presentato al parlamento di Edimburgo un paper del suo governo in cui si delineano le  probabili tappe del distacco dal Regno Unito: referendum nell’autunno del 2014 con il seguente quesito «sei d’accordo che la Scozia diventi un paese indipendente?»; e in caso di esito positivo, prime elezioni  indipendenti nel maggio 2016. È tenuta aperta la possibilità di un secondo quesito che permetta l’opzione di una devoluzione potenziata (la devo-max) nei campi economico e fiscale, per venire incontro ai gruppi di pressione del mondo degli affari e dell’industria, ma anche alla società civile, spaventati dalle prospettive incerte dello scenario post-Regno Unito.

Mentre è stato chiarito che il capo di stato continuerebbe ad essere la Regina, il che non inficerebbe la sovranità dell’ipotetico nuovo stato (vedi ad esempio Canada ed Australia), ci sono numerose questioni di primo piano irrisolte. Non si specifica se la Scozia si accollerà o meno parte del debito pubblico della Gran Bretagna, se e come si dividerà il petrolio del Mare del Nord, se si manterrà un apparato di difesa comune, quale sarà la destinazione delle basi nucleari britanniche sul suolo scozzese (qui la retorica pacifista di Salmond si scontra con interessi vitali britannici). Punto dolente per gli scozzesi è la membership nell’Unione Europea, a cui tengono molto. I trattati non sono molto chiari a riguardo, ma la maggior parte dei giuristi concordano per una domanda di adesione ex novo, e a questo punto decisivo sarebbe il favor del Regno Unito. I 30 trattati e i 12.000 accordi giuridici che hanno seguito la divisione soft della Cecoslovacchia, insegnano che tali questioni possono essere risolte solo con lunghe e laboriose negoziazioni. Conoscere le posizioni dello SNP a riguardo sarebbe un punto di partenza.

Quindi, la strategia dello SNP si basa sulla guerra di logoramento: più di due anni per convincere gli indecisi, per rassicurare gli impauriti e per rinfocolare i sentimenti nazionalisti che inorgogliscono anche gli scozzesi che non bramano l’indipendenza. Non a caso nell’autunno 2014 si ricorderà il settecentesimo anniversario della battaglia di Bannockburn, con cui la Scozia guadagnò l’indipendenza dall’Inghilterra, e si immagina che in quel periodo il nazionalismo sarà alle stelle.

Invece Cameron, paladino dell’unione della Gran Bretagna, punta ad un’unica battaglia finale: referendum con un solo quesito (si o no all’indipendenza) entro 18 mesi. L’idea di una Scozia ancora più economicamente devoluta non è per nulla presa in considerazione dal premier, supportato dal suo vice Clegg e dal leader dell’opposizione Miliband.

Il sondaggio pubblicato il 29 gennaio dal Sunday Express indica che per la prima volta da quando lo SNP è al potere (2007), la maggioranza degli scozzesi è per l’indipendenza (51%), mentre prima la percentuale si era mantenuta sempre sotto tale cifra decisiva. Salmond attribuisce questa impennata proprio all’atteggiamento “dittatoriale” di Cameron sull’argomento. E certamente la crisi economica e le politiche di austerità del governo non attirano simpatie verso Westminster.

Altro punto di scontro è se il referendum sarà supervisionato o meno dalla Commissione Elettorale, ente pubblico indipendente che vigila sulla regolarità delle elezioni del regno. Essa è stata accusata di aver condizionato, con la sua azione manipolativa del quesito, gli esiti negativi dell’ultimo referendum sul sistema elettorale, ed è proprio ciò che teme lo SNP.

La battaglia sul come e quando del referendum è quindi ancora aperta e il suo risultato influirà sull’esito finale della guerra: la separazione della mai completamente domata Scozia dopo più di trecento anni di unione.


Autore: Alessandra Pallottelli

Neolaureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l'Università di Roma La Sapienza, durante il suo percorso formativo ha approfondito l'analisi delle forme di governo. Ha alle spalle diverse esperienze di studio in Francia e Gran Bretagna. Attualmente si occupa di relazioni istituzionali.

3 Responses to “Cameron contro Salmond, la battaglia finale verso l’indipendenza scozzese”

  1. pippo scrive:

    Ci sono i parlamentari scozzesi nel Parlamento dell’Unione Europea
    quindi al momento della dichiarazione di indipendenza di fatto fanno parte dell’Unione Europea.

    Cambieranno subito le loro Sterline con l’Euro?

  2. Alessandra scrive:

    Sì, ma sono lì in rappresentanza del Regno Unito non della Scozia, il loro status dovrà essere ridiscusso.
    La questione della moneta (se passare all’euro e come) è uno dei punti che vanno ancora definiti (sia da Salmond che da Cameron).

  3. pippo scrive:

    Il parlamento dell’Unione Europea rappresenta i cittadini e non gli stati membri. Per le prossime elezioni europee si modificherà l’ambito dei collegi elettorali prevedendone uno grande come tutta l’Unione Europea con liste obbligatoriamente composte da candidati residenti in diversi paesi membri. Ci saranno poi i tradizionali collegi elettorali, alcuni paesi membri hanno un solo collegio nazionale altri come l’Italia sono divisi in più zone.

    La Gran Bretagna ha diversi collegi elettorali, 12 ed uno rappresenta l’intera Scozia.

    Quindi al momento dell’indipendenza della Scozia i parlamentari rimangono nel parlamento europeo mentre fino a quando non ci sono accordi alle riunioni del Consiglio non partecipano i ministri della Scozia.

    Allo scadere del mandato parlamentare può esserci il problema se la Scozia non è riconosciuta come paese membro.

    Penso che solo la Gran Bretagna potrebbe usare il veto ma non gli conviene per almeno due motivi:

    il petrolio scozzese
    la possibilità che gli altri paesi vadano avanti senza la Gran Bretagna o quello che rimane.

    Ci potrebbe essere anche un referendum per riunire l’Irlanda del nord al resto dell’Irlanda.

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