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Contro la crisi, un Commonwealth mondiale

– Mentre l’Italia unita recupera appeal e credibilità in campo internazionale, l’incertezza ancora agita l’Eurozona. Resta alta la volatilità. Ma intanto la Germania colloca Bund trentennali al 2,62%, minimo storico. Ancora, il differenziale Btp-Bund si stabilizza intorno ai 400 punti, restando comunque alto. Ma l’annuncio della Fed sui tassi rilancia oro e Wall Street. A Davos, in occasione del World Economic Forum, Angela Merkel dà lezioni a industriali ed economisti giunti da ogni parte del mondo, su rigore e bilancio. Ma non solo. La Cancelliera prende ad occuparsi di crescita. Lo fa affrontando un tema cruciale per tutti gli Stati europei, la disoccupazione. Un tema che avvicina i Paesi. Non annulla le distanze tra i differenti governi, ma certamente contribuisce a renderle meno macroscopiche. Una sorta di solidarietà, meglio, di interesse comune.

Italia e  Europa, ma anche Stati Uniti e Cina e così gli altri Paesi ricchi e quelli emergenti sono tutti legati da un filo rosso, molto più doppio ed intrecciato di quanto si potrebbe pensare. Perché riguarda, allo stesso tempo, sia la politica che l’economia. Quest’ultima rappresentata dalla crisi finanziaria globale, che ha creato, con differenze evidentemente rilevabili, problemi nel mercato del lavoro e nel sociale. Così disoccupazione e povertà da un lato e stagnazione nella produzione dei beni e nel commercio dall’altro rischiano di strangolare i singoli Stati, spesso incapaci di introdurre efficaci misure di contrasto. Le manovre di austerità, che rincorrono i deficit attraverso l’inasprimento recessivo delle imposte, non costituiscono una garanzia per gli investitori. Realisticamente concentrati sulla crescita economica come variabile primaria imprescindibile per il ripagamento del debito.

L’Italia, forse sovvertendo ogni pronostico, ha interrotto la sua corsa folle verso il baratro ed ha iniziato a puntare sulla crescita. Vedremo con che risultati. Questa duplice operazione é stata possibile passando da un blando farmaco generico ad uno specifico, anche se non solidamente testato. Imposto, più che suggerito, dalle drammatiche circostanze.

Ma intanto l’Europa continua a mostrarsi Germanocentrica. Eppure nel 1944 gli accordi di Bretton Woods tentarono di costruire il sistema economico internazionale stabilendo un ordine finanziario globale che portò alla creazione dell’Fmi e della Banca Mondiale. Gli accordi ebbero il potere di produrre calma sui mercati globali, scongiurando le crisi finanziarie degli anni ’50 e ’60 del Novecento. Quella calma non era casuale né il risultato di alchimie. Era garantita dal sistema dei cambi fissi, ancorati al dollaro, con i Governi che potevano controllare capillarmente i flussi di capitale all’estero, impedirne la fuga e gli attacchi speculativi alla propria moneta. Le banche non   ebbero la possibilità di intraprendere operazioni rischiose ed anche gli indebitamenti vennero ridotti. Il tutto procedendo a restrizioni gravosissime sui sistemi finanziari interni. Fino agli anni ’80. Quando la griglia normativa istituita a Bretton Woods fu travolta dall’ideologia della libertà finanziaria, senza regole. Che instaurò la governance della finanza e l’anarchia contrattuale globalizzata.

Ma il filo rosso, si é detto, riguarda anche la politica. Con la disoccupazione in progressivo aumento, la forbice sempre più aperta tra ricchi e poveri in sistemi politici in crescente affanno, ambiente nella realtà derubricato a tema secondario e qualità della vita che continua ad abbassarsi a dispetto di tanti proclami. Il sovrapporsi di queste criticità, il loro pericoloso intrecciarsi fa deflagrare le proteste degli indignati. Dal Mediterraneo al Sudamerica, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, dall’Europa all’Asia. Il vento dell’antipolitica spira forte, ingrossandosi. Intanto l’Occidente, difettando di agilità, appare incagliato nella eccessiva sensibilità dei mercati. Nell’impossibilità, spesso, di prevederne azioni e reazioni. Nell’Europa Comune, comuni dovrebbero essere gli sforzi per difendere l’euro. Disegnando una strategia di cooperazione, respingendo egoismi e primati che destabilizzino il sistema.

La crisi é reale e proprio perchè globale, impone una nuova normativa internazionale che guardi  ai principi che ispirarono Bretton Woods. Ma che coinvolga attori differenti. La globalizzazione non chiede, esige inevitabilmente, che l’atipico rassemblement raggruppi non soltanto l’Occidente ma anche la Cina e i Paesi emergenti. Una sorta di Commonwealth globale nel quale i diritti di ciascun Paese  vengano rispettati. Il governatore della banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, alcuni mesi fa lamentava che il vincolo delle parità monetarie a Bretton Woods fu legato al dollaro e non al famoso Bancor, l’unità monetaria internazionale proposta da Keynes. La Cina, la sua cultura reale e non gli stereotipi superficialmente propagandati, richiede una riflessione, uno sguardo attento. Come dimostra l’analisi che G. Arrighi, già nel 2007, proponeva nel suo Adam Smith a Pechino.

La crisi e, soprattutto, la nuova geografia politica ed economica richiamano ora la creazione di nuove strategie, forse anche rivisitando il pensiero keynesiano. Lavorando ad una normativa internazionale dei diritti e dei doveri. Per la Grecia come per la Germania, per la Francia come per la Spagna. Bisogna che ci si sforzi, ognuno, di guardare le cose dall’alto. Ma senza superbia.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

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