La Chiesa contro. Riflessioni sulla laicità in Europa e in Italia

L’ultimo libro di Sergio e Beda Romano, La Chiesa contro, edito da Longanesi, è destinato a quei lettori che amano conoscere le ragioni della Storia, per comprendere quelle dell’attualità. Si indagano i confini delle due grandi rivoluzioni degli ultimi decenni: quella dei costumi sessuali e quella della bioetica.

La prima rivoluzione ha mutato il rapporto tra i sessi, la tradizionale struttura della famiglia e la sua stessa “naturale” esistenza.
La seconda rivoluzione ha dato alla società umana originali modi per nascere, sposare, procreare e morire.

Su questo il giudizio è aperto. Viene fornito uno sguardo complessivo sul modo in cui gli Stati europei hanno adattato la loro legislazione ai cambiamenti fisici e metafisici della loro stessa Storia.
Mentre la Chiesa rimaneva impegnata a conciliare tutto, anche l’inconciliabile. Restia ai cambiamenti, viveva le battaglie giuridiche e scientifiche percependo un’innata minaccia alla sua funzione e alla sua missione.
Di qui viene il conflitto, nella cui trama invisibile, ma onnipresente e imperiosa vengono immerse persone e cose che di scienza e dogma si nutrono.

Qual è la causa di tanta difformità in un continente dalle radici condivise? Non esiste uno ius comune? Quali sfumature ha il diritto nei diversi contesti nazionali?
Se è vero che il diritto trova oggi “normalmente” nel legislatore e nella pubblica amministrazione i suoi abituali prodotti, è pur vero che la produzione del diritto è privilegio esistenziale di ogni agglomerazione sociale che intenda vivere appieno la propria libertà nella storia.
In virtù di questo, Sergio Romano analizza la nascita e lo sviluppo dei contesti legislativi, con attenzione alla dimensione spirituale del potere ecclesiastico.

L’oggetto storiografico è la discontinuità delle esperienze storiche e delle distinte maturità dei tempi e dei luoghi. Il filo che corre ininterrotto è quello della ricerca delle radici laiche e spirituali dell’Europa, dal Settecento ai giorni nostri.

L’excursus, articolato in sottocapitoli, va dal Belgio con l’alleanza tra cattolici e liberali, alla Svizzera con l’apparente guerra di religione del Sonderbund.
Dal giurisdizionalismo dell’Austria, alla Francia divisa dall’errore nel caso Dreyfus e unita nella beatificazione di Giovanna d’Arco. Senza trascurare l’ampia pagina dedicata all’Italia dei Papi (Pio IX, Pio X, Pio XII, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI), fino al sessantotto, alla rivoluzione sessuale e all’incubo dei preti pedofili. Concludendo, con puntuali pagine sulla Germania, e in particolare sul paganesimo di Hitler e di un’intera nazione. Senza trascurare quanto accadde negli Stati Uniti. Viene narrato il ruolo diplomatico che ebbe il vescovo Francis Joseph Spellman, il quale agì come un vero e proprio ponte tra due mondi fino a quel momento distinti.

La seconda parte del libro, scritta da Beda Romano, e strutturata, in parte, sui presupposti emergenti da mini-interviste report, tratta dei nuovi costumi e della rivoluzione bioetica. Balza agli occhi la nostra condizione di naufraghi. Stiamo vivendo una fase storica in cui la scienza e il mercato hanno preso il sopravvento, indebolendo il dibattito giuridico, umanistico, religioso, etico in generale. Scienza e mercato sono cavalli impazziti e sembra che non ci sia nessuno capace di tener loro la briglia.

Viene racconta la storia di Louise Joy Brown, prima bambina concepita in provetta, e della Cryos International società impegnata, per l’appunto, a fini commerciali, nella raccolta di liquido seminale. Intervistato, il fondatore Ole Schou descrive la tipologia di persone che si rivolgono a lui. Da registrare il desiderio di donne molto istruite, giornaliste, medici, avvocate pronte a soddisfare all’età di trent’anni il bisogno biologico della gravidanza. Avendo tralasciato la sfera sentimentale per assicurasi una carriera, il compagno della vita lo cercheranno più tardi. Prima vogliono avere un bambino.
Mutato è anche, secondo l’imprenditore danese, il desiderio che hanno le coppie di conoscere tutto del donatore, mentre un tempo l’essenziale era poter beneficiare del seme per ovviare ad una loro infermità. Addirittura, molti uomini vorrebbero che il bambino rassomigliasse loro.

La rivoluzione è in atto e la transizione non è facile, né da un punto di vista morale né da un punto di vista giuridico, come nella fattispecie dei matrimoni gay. Per secoli la regola d’oro nel mondo del lavoro o nella buona società era don’t ask, don’t tell: non chiedere, non dire. Poi ci sono stati i coming out e qualcosa è cambiata. La Danimarca è stata la prima a regolamentare il rapporto tra due gay, mentre il primo governo a introdurre il matrimonio tra persone dello stesso sesso è stato quello olandese. In Franca, contrariamente ad ogni previsione, il Pacte civile de solidarité si è dimostrato utile per rispondere non solo ai desideri delle coppie gay, ma di un’intera società alla ricerca di soluzioni diverse dal matrimonio.
Tra i paesi che accettano il matrimonio tra omosessuali e quelli che ancora lo vietano non si possono individuare né criteri geografici né fattori religiosi. Vedi l’esempio delle cattolicissime Spagna e Irlanda dove, rispettivamente, matrimoni e unioni di fatto sono legalmente riconosciuti. La Chiesa rimane contro, ammette le tendenze omosessuali, ma rifiuta la possibilità di sposare due persone dello stesso sesso.

Esistono differenze tra le Chiese medesime, non solo in tema di omosessualità. Nella composizione del clero (maschile e femminile), e dei comportamenti (etici e morali) dei sacerdoti: si trovano molteplici divergenze, basta avere il coraggio d’unire i puntini. L’autore accentua, soprattutto con riferimento alla Germania, le divergenze esistenti tra Chiesa cattolica ed evangelica. Lo fa percorrendo la strada del dibattito sul celibato dei preti e sull’esclusione delle donne dal sacerdozio, senza trascurare il dramma dei preti pedofili, a causa del quale molti fedeli tedeschi hanno rinunciato alla religione. Sessualità e femminismo nel clero evangelico non solo esistono, ma sono oggetto d’autobiografie. Margot Kassmann vescovo di Hannover, madre di quattro figli e divorziata, n’è autrice.

Ognuno, laico o religioso, almeno in linea di principio, dovrebbe essere libero di praticare la propria religione. In ogni Stato democratico e civile dovrebbe essere applicato quello che in Francia si chiama principio di laicità:la fede appartiene alla sfera privata. Ogni cittadino deve rispettare le regole comuni ed evitare proselitismi.
Non è un caso che proprio in Francia, patria della laicità e del Napoleone autoincoronatosi imperatore, esista il Ccne. Tale ente ha il compito di offrire opinioni su problemi etici e sulle questioni sollevate dal progresso della conoscenza nei campi della biologia, della medicina e della salute. In esso la libertà di parola è assoluta, le sessioni di lavoro sono private e ciascuno è presente a titolo personale.

In Italia, invece, il Comitato nazionale per la bioetica è nato con un decreto del presidente del Consiglio ed è ad esso collegato. L’unica autorità religiosa è il rabbino capo della comunità ebraica di Roma. Né il cattolicesimo né il protestantesimo né l’islam sono rappresentati, ma la maggioranza dei componenti è allineata sulle posizioni bioetiche della Chiesa cattolica. Definizioni e concettualizzazione diventano così l’oggetto del dibattito all’interno di queste commissioni. Definizioni che forse separano, ma non decretano il tramonto dell’una o dell’altra posizione: Evoluzionismo o creazionismo? Le cellule staminali e la pecora Dolly sono esempi di un buon modo di fare ricerca o corrono il rischio di generare nuovi Frankenstein? Quanto è lontana la clonazione umana? La cellula sintetica del biologo americano Craig Venter è il futuro di chi studia in questo campo o una chimera come tante? Le donazioni e il trapianto di organi sono il passato non ancora recepito? Qual è il criterio per sancire il decesso di un individuo? Questioni aperte che necessitano di risposte magistrali. Una di queste risposte si è avuta nel caso dei trapianti di organi. L’allora cardinale Ratzinger intervenne, dichiarando che l’essenziale era evitare qualsiasi relazione tra eutanasia e trapianti. Ma davvero esiste una relazione? E se sì, qual è?

Beda Romano scrive di nazioni dove l’abitudine alla donazione è radicata e altre dove stenta a mettere radici. Il sistema sanitario spagnolo, ad esempio, è riuscito a effettuare trentadue trapianti in un solo giorno, grazie a tredici donatori. L’operazione ha coinvolto ventitré ospedali in otto comunità autonome del paese. Sempre a proposito di sanità europea, in Svizzera il suicidio assistito avviene in un ambiente pulito, piacevole e dignitoso della periferia di Zurigo. Molti svizzeri, anche quelli che non sono contrari all’eutanasia, guardano con diffidenza e malessere l’arrivo a Zurigo di decine di persone che ogni anno decidono di terminare la loro esistenza con le associazioni Dignitas e Exit. Un turismo della morte su cui alzare, senza paura, il velo di Maya, per evitare che evangelicamente gli ultimi rimangano tali. Non valga il motto: sono benestante, realizzo all’estero ciò che nel mio paese è vietato.

Oggi in molti paesi del mondo l’eutanasia è un diritto acquisito. Una morte senza dolore provocata in caso di prognosi infausta e di sofferenze ritenute intollerabili. Persone, vite, storie che con le loro scelte hanno fatto un discorso chiaro. L’opinione pubblica e l’establishment politico non hanno potuto non udirlo. E ora? Riecheggiano i nomi di Roman Spadero, Vincent Humbert, Terri Schiavo, Piergiorgio Welby e Eluana Englaro.

La riflessione finale è tutta sull’Italia. Un ripensamento sulle scelte di bioetica fallite e su quelle male assimilate. Infatti, dalla fecondazione assistita del 2004 alla morte di Eluana Englaro, non c’è tema in cui non ci sia stata spaccatura, spesso in fazioni che non rispecchiano la tradizionale divisione politica tra destra e sinistra. Rispetto ad altri paesi, da noi, il dibattito ha assunto i connotati di una forte valenza morale, sfociando poi nella dicotomia tra giustizia e prediche. Una biografia particolarissima quella del nostro paese. Forse punteggiata da una certa selvaticità: monopolio delle aderenze politiche e dei vuoti normativi.


Autore: Sara Zanon

Nata a Padova nel 1979, laureata in giurisprudenza e filosofia, counselor filosofico e relazionale. Sta svolgendo la pratica forense presso il Foro di Bassano del Grappa. Amministratrice di Equity srl, Organismo di mediazione civile e commerciale. Collabora con il Futurista e con la rivista on line dell'Istituto di Politica.

2 Responses to “La Chiesa contro. Riflessioni sulla laicità in Europa e in Italia”

  1. Giulia scrive:

    Quello di Hitler non era paganesimo, ma cristianesimo allo stato puro.

  2. enrico scrive:

    Il misticismo nazista è un termine generale per indicare le correnti semireligiose presenti nel nazismo, vere o presunte, che spesso si confondono con l’occultismo, l’esoterismo, la criptostoria e il paranormale.

    Il misticismo nazista attribuisce in genere alla persona di Adolf Hitler e alla missione nazista un significato semireligioso e attribuisce ad alcuni gerarchi del partito nazista (NSDAP), come Richard Walther Darré, Rudolf Hess, Heinrich Himmler, Reichsführer delle SS, Alfred Rosenberg[1] e altri, semplice interesse o anche pieno coinvolgimento in questa visione.Le rune come segni geometrici sacri si strutturano nel pensiero di List che le collega ad altri simboli, come il sacro triskel armanista e lo swastika. Egli afferma di ritrovarli nelle cattedrali tardo-gotiche, come iceberg sommersi di una cultura esoterica affiorante anche nei templi della cristianità. Von List ricorda infatti come la maggioranza dei templi cristiani si ergono su preesistenti costruzioni pagane, indice di una presenza wotanica che attende solo di essere liberata. Quella di List divenne col tempo una vera e propria teologia, con una cosmologia ed una escatologia precise: trasse le idee più importanti dall’insegnamento teosofico che si collega strettamente al suo, a volte senza soluzione di continuità, al punto che si potrebbe definirli due modi solo apparentemente diversi di concepire la medesima ideologia. In entrambi si ritrova lo swastika, o crux gammata. Swastika per List è “Fyrfos” o simbolo dell’atto creativo di Dio, una forma solare di energia creativa, che si origina un punto fisso, a simboleggiare l’essere divino.

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