Perché Berlusconi non stacca la spina al governo

CARMELO PALMA – C’eravamo abituati a un Berlusconi rassegnato a non vivere per non morire, a campare per non crepare e a bighellonare politicamente per non dare problemi e quindi per non averne. Il Berlusconi che resiste alla Lega su Monti è diverso? E’ cambiato? E’ “guarito”?

C’è chi ha riconosciuto a Berlusconi di aver dimostrato “forza, carattere e senso della responsabilità”. Tra i problemi dello Stato e gli impicci del privato – e del suo stesso “privato politico” – il Cav. avrebbe scelto, per una volta, di privilegiare i primi e di sacrificare patriotticamente i secondi. E’ una lettura generosa e non necessariamente simpatizzante.

C’è poi chi pensa che per l’ex premier Monti sia una sorta di contoterzista, in grado di produrre a costi politicamente inferiori gli articoli di pregio della “rivoluzione liberale”, così consentendo al Cavaliere di rivendicarne il merito e di incassarne il guadagno. É una lettura machiavellica e non necessariamente antipatizzante.

Ci sono poi – e neppure si contano – quanti pensano al contrario che il Cavaliere contraccambi la (sempre più relativa) neutralità del governo sulle questioni che più gli stanno a cuore – quelle del patrimonio, diciamo così,  non politico – con la non belligeranza del PdL sulle scelte più spigolose dell’esecutivo. E’ una lettura banale e ingenua, perché presuppone che Monti e il suo esecutivo garantiscano Berlusconi, mentre è invece la residua ma decisiva centralità del partito berlusconiano a garantire gli interessi politici ed extrapolitici del Cavaliere.

Se Berlusconi non rompe, ma perfino ripara la trama di una maggioranza fragile e necessitata, è perché il domani, per lui, potrebbe essere peggiore. Berlusconi ha bisogno di tenere in piedi un partito “di sistema”. Non è Bossi o Maroni e neppure La Russa. Può uscire (forse) dalla maggioranza, non da quello che, secondo il lessico primo-repubblicano, si dovrebbe definire il nuovo “arco costituzionale” della politica italiana.

Non ha più voglia, non ha più testa, non ha più tempo. Ma Berlusconi non è un kamikaze. Quando staccherà la spina è perché penserà di poterci guadagnare, non di doverci rimettere. Finché Monti tiene su questi livelli di popolarità e di consenso, non se ne parla. Infatti, chi dentro il PdL vuole rompere gli indugi sta ragionando su come costringerlo, non su come persuaderlo. La strategia di logoramento dell’esecutivo, al momento, non funziona. Monti è sempre forte e Berlusconi – che interpreta i rapporti di forza in modo molto razionale – sempre più debole.

L’integrazione politico-economica del potere berlusconiano impone un sovrappiù di cautela. Berlusconi non può perdere troppi voti se non vuol perdere troppi quattrini (e viceversa). Precipitando oggi il Paese alle urne secondo una logica anti-sistema il Cav. ne uscirebbe con un peso relativo inferiore. La sua “ditta” è troppo grande per diventare politicamente una cosa troppo piccola.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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