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Il decreto Severino è la terapia antalgica, l’amnistia la cura sistemica

– Le prime tre cariche dello Stato sono d’accordo su una cosa: lo stato delle carceri italiane è del tutto intollerabile. Il Presidente Napolitano ha parlato, già quest’estate, della necessità di porre rimedio al problema come di una “prepotente urgenza” e sono seguiti, negli ultimi mesi e settimane, gli appelli di Renato Schifani e di Gianfranco Fini.

Oltre sessantacinquemila detenuti affollano oggi le carceri che ne potrebbero ospitare al massimo quarantatremila, mancano oltre ottomila agenti di custodia, tutte le altre figure professionali (medici, educatori, psicologi, infermieri, magistrati di sorveglianza) sono sotto organico. Tra un quinto e un quarto di quanti stanno in galera – poco meno della metà del totale dei detenuti è infatti in attesa di giudizio – sappiamo già (statisticamente) che saranno assolti. Il carcere italiano, insomma, “funziona” mettendo a preventivo una quota abnorme di ingiuste detenzioni, scontate per lo più in condizioni disumane.

Il recente decreto presentato dalla ministra Severino è solo un timido passo in avanti. La chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg) e l’estensione della detenzione domiciliare, che contribuirà ad evitare il triste fenomeno delle “porte girevoli” e manderà anticipatamente a casa qualche migliaio di detenuti, rappresenta la terapia antalgica, non la cura sistemica. Tratta alcuni sintomi dolorosi, ma non la malattia, né le sue cause, visto che lo sfascio delle carceri è legato a quello del sistema penale (cioè a come non funziona la giustizia, al modo in cui è intesa e malintesa la pena, alla funzione impropria che è ormai “di fatto” socialmente attribuita alla detenzione…).

L’arretrato da smaltire ammonta ormai a circa nove milioni di processi, 5,5 civili e 3,4 penali. Quelli penali, in parte, non saranno mai celebrati e saranno interrotti dall’“amnistia di classe” della prescrizione. Quelli civili, appesantiti da ritardi secolari, contribuiranno a rendere l’Italia un Paese sempre meno competitivo. La Banca d’Italia, in un recente studio, ha stimato che l’inefficienza della giustizia civile costa l’uno per cento del PIL (in Italia un credito commerciale si recupera in 1.120 giorni contro i 394 della Germania).

L’amnistia, da questo punto di vista, non è una “resa”, ma una via d’uscita dal circolo vizioso dell’inefficienza. Non è la “riforma”, ma la premessa essenziale per fare le riforme che servono, nel civile, come nel penale. Lo ha ammesso apertamente Antonio Buonaiuto, Presidente della Corte d’Appello di Napoli, che ha dichiarato mercoledì scorso che “il rimedio principale sarebbe un’amnistia per eliminare gli arretrati che sono un debito pubblico, un fardello che abbiamo. Naturalmente si lascerebbero fuori i reati più gravi, ma bisogna avere il coraggio di dirle queste cose…” E’ un’opinione sempre più diffusa fra gli addetti ai lavori, i magistrati, gli avvocati, le forze dell’ordine, la polizia penitenziaria: ormai da tempo non è più il solo Marco Pannella a proporre la necessaria amnistia.

La ministra Severino ha giustamente ricordato che la responsabilità è del Parlamento: la sovrana assemblea della Repubblica che, qualche mese fa, si è perfino rifiutata di discutere del problema, e che non sembra, per così dire, propensa ad esaminare la soluzione. Ma l’amnistia sarebbe davvero, come dicono i radicali, anche una “amnistia per la Repubblica”, per restituire cioè il sistema penale ad una ragionevole efficienza e difendibile legalità.


Autore: Andrea De Liberato

Nato nel 1973 a Pescara, è produttore e distributore cinematografico, formatosi alla New York University. Tra i film prodotti: "Luna Rossa" con Toni Servillo e Licia Maglietta (Mostra di Venezia 2001), "Controvento" con Margherita Buy e Valeria Golino (Berlino 2000), "Semana Santa" con Mira Sorvino. Dal 2004 si dedica quasi esclusivamente alla distribuzione, importa in Italia "Black Dahlia" di Brian De Palma e molti titoli d'autore (Chantal Akerman, Catherine Breillat, Wayne Kramer, Rachid Bouchareb, Hans Weingartner). Dal 2007 ha creato una delle più grandi library di film classici, con oltre seicento titoli, comprendente opere di, fra gli altri, F.Lang, Dziga Vertov, J.Ford, O.Welles, R.Corman, Francis F.Coppola, K.Mizoguchi, V.Pudovkin, A.Mann, J.Negulesco, S.Donen, V.Minnelli, R.Flaherty. Liberale, liberista e libertario, è iscritto ai Radicali e a Libertiamo.

10 Responses to “Il decreto Severino è la terapia antalgica, l’amnistia la cura sistemica”

  1. italiana scrive:

    che aspettate, forza amnistia
    parlamentari DECIDETEVI!!!!!!

  2. lodovico scrive:

    per molti magistrati l’abolizione della prescrizione porterebbe ad una giustizia rapida: potrebbe esser la soluzione.

  3. Andrea de Liberato scrive:

    Non vedo come l’abolizione della prescrizione velocizzerebbe l’iter giudiziario, anzi temo sarebbe proprio il contrario. Bisognerebbe partire dall’abolizione dei tanti, troppi “reati senza vittima” e dalla semplificazione di notifiche e testimonianze (in particolar modo quelle delle forze dell’ordine).

  4. GG scrive:

    Ma come si fa a ritenere che la soluzione ai problemi della giustizia sia l’ingiustizia, ovvero mandare a spasso con l’amnistia persone che hanno commesso reati?!? I ricchi possono in alcuni casi beneficiare della prescrizione, l'”amnistia di classe”. Ma non per questo i meno ricchi dovrebbero prendere il cattivo esempio!

    Il sovraffollamento delle carceri e le condizioni disumane dei carcerati sono un problema serio, che si può risolvere semplicemente fondando nuove carceri. Per quelli in attesa di giudizio? Limitiamo la carcerazione preventiva e utilizziamo di più gli arresti domiciliari. Più carceri e meno carcerazione preventiva mi sembra la soluzione migliore sia per il sovraffollamento che per coloro che sono in attesa di giudizio.

    Ma il problema vero è a monte di tutto ciò: è la durata biblica dei processi. Questo causa il sovraffollamento di gente in attesa di giudizio con conseguente sovraffollamento delle carceri, l’accumulo di processi civili e penali arretrati, le ripercussioni negative sulla competitività del paese e la poca fiducia dei cittadini nella giustizia. Serve la certezza della pena in tempi decenti. Perchè non stabilire una durata massima dei processi? Perchè non smaltire piccole controversie attraverso dei mediatori civili? Il tribunale per le imprese ad esempio è stato un’ottima idea, speriamo vengano fuori altre idee che non siano l’amnistia.

  5. Andrea de Liberato scrive:

    Quindi solo i ricchi dovrebbero potersi avvalere dell’amnistia? Il classismo discriminatorio mi disgusta, così non credo che si risolva tutto “semplicemente fondando nuove carceri”: è un vecchio detto, ma non lo sapete che in Italia esistono vari istituti carcerari vuoti per carenza di personale? Il problema non è affatto semplice, è da ingenui crederlo. Limitare la carcerazione preventiva e utilizzare di più gli arresti domiciliari è quanto sta provando a fare la Severino, è una misura palliativa e insufficiente, purtroppo. La durata massima dei processi è indirettamente stabilita proprio dalla prescrizione, quindi non è una misura utile né attuabile. Il tribunale per le imprese è una buona idea, così come lo furono i giudici di pace, ma non riuscirà ad arginare i vari milioni di processi civili pendenti.

  6. antonio scrive:

    Il problema dei carceri affollati non si risolve costruendo nuovi carceri ma riducendo l’uso della pena detentiva che in Italia viene adottata per circa l’80 % dei reati. Un vero disastro! Si all’ampliamento delle misure alternative, si a politiche preventive che agiscano sulla condotta della persona. No alla centralità del carcere, No al carcere a tutti costi.
    PS sulla durata biblica dei processi sono pienamente d’accordo con te

  7. GG scrive:

    “Quindi solo i ricchi dovrebbero potersi avvalere dell’amnistia? Il classismo discriminatorio mi disgusta” Infatti nessuno per me dovrebbe avvalersene. La mia era una battuta per dire che se i ricchi possono beneficiare più facilmente della prescrizione (che è come un’amnistia) allora non per questo anche i poveri dovrebbero farlo. Non dovrebbe farlo nessuno. Perchè l’amnistia è ingiustizia, inutile girarci intorno. Bisogna trovare un metodo affinchè più gente possibile sia assicurata alla giustizia, non viceversa! L’eliminazione della prescrizione potrebbe essere un’idea

    “In Italia esistono vari istituti carcerari vuoti per carenza di personale”. Perfetto. Allora perchè non iniziamo a sfruttare questi edifici (oltretutto pagati dai soldi di noi contribuenti!) per redistribuire i carcerati e limitare il sovraffollamento?

    La tua tesi sembra essere:
    Siccome i problemi della giustizia in italia sono troppi, allora decidiamo di non risolverne nessuno e facciamo tana libera tutti.
    “Il tribunale per le imprese è una buona idea, così come lo furono i giudici di pace, ma non riuscirà ad arginare i vari milioni di processi civili pendenti.”
    Siccome l’arretrato civile è troppo, che senso ha mettere dei mediatori? Tanto non verrà mai smaltito e allora non facciamo giustizia.
    Si parte dal presupposto per cui i problemi della giustizia siano insolvibili e allora dovrebbero essere elusi non facendo giustizia. Io non sono d’accordo.

  8. Andrea de Liberato scrive:

    No, la mia tesi non è affatto questa ma: amnistia (che non vuol dire affatto un “libera tutti” ma significa per l’appunto amnistia) come primo e necessario passo di una riforma della giustizia: amnistia per la Repubblica, ovvero affinché la Repubblica Italiana rientri rapidamente in uno stato di legalità ed esca dallo stato di criminalità in cui si trova, in base ai comuni principi del diritto italiano e internazionale.
    Scusa se non ho capito la tua “battuta”, ma il problema è drammatico e non mi ispira motti di spirito.

  9. mirella scrive:

    FORZA AMNISTIA!!!!!!!!!!!

  10. maxfull scrive:

    rimango senza parole quando sento dire che i ricchi hanno un amnistia di classe ,motivo in piu per fare un amnistia per i disgraziati ,siamo in un paese democratico..GG O FORSE E MEGLIO CHE un poveretto faccia di tutto per non finire dentro E DICO DI TUTTO poi con i soldi si compra pure lui l amnistia cosa ne pensi GG….ma finiamola e reato quello che stanno passando sti delinquenti quindi la punizione deve essere uguale per tutti come la legge,si ad una amnistia e in fretta se non vogliamo pagarli pure perche’ potrebbero denunciare con risarcimento a bruxell …

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