Se ricordare l’Olocausto non basta

– Sviluppare una riflessione per la Giornata della Memoria non è mai facile. Si corre sempre il rischio di dire cose banali, di scadere nella mera retorica, di non affrontare le questioni per quello che sono e come giovane ebreo che milita in un partito politico la responsabilità forse è ancora più alta. L’obiettivo è di far capire che nulla impedisce che ciò che è accaduto possa accadere ancora. Ciò che avvenne nei campi di sterminio non fu follia, ma il più alto livello di odio mai raggiunto dall’umanità.

Per questo oggi non ci si può fermare al semplice ricordo di chi non c’è più; ricordare la Shoah ha un senso solo se si cerca di comprendere ciò che è stato per impedire che si ripeta in futuro. Volgere lo sguardo al presente non significa certo dimenticare, ma far sì che oggi non ci possano essere più le condizioni per rivivere il passato.

Auschwitz e i campi di sterminio non nacquero dal nulla. I nazisti prepararono minuziosamente lo sterminio degli ebrei, con una sistematicità impressionante; si preoccuparono però anche di creare le condizioni affinché lo sterminio potesse avere luogo senza opposizioni e vi riuscirono. Fu proprio questo il dramma della Shoah: l’indifferenza da parte di coloro che sarebbero potuti intervenire e non lo fecero. Per questo non ha senso celebrare la Giornata della Memoria se non si presta attenzione a ciò che succede oggi.

L’antisemitismo non è infatti scomparso, ha solo cambiato nome. Così oggi, nell’era di Facebook, le bacheche degli antisemiti sono piene di commenti infamanti su Israele come se fosse il tema del giorno. Loro, molto più di qualche nostalgico nostrano, hanno ben compreso che per completare l’opera non c’è bisogno di colpire gli ebrei morti, ma quelli vivi.

Israele rappresenta l’esatto opposto del progetto nazista: un popolo libero che vive con orgoglio la propria identità.Certamente, non tutti coloro i quali criticano Israele sono antisemiti, sarebbe una follia pensarlo, tanto che, come in ogni democrazia, capita che siano gli stessi israeliani a rivolgere critiche al loro governo. Eppure è innegabile che oggi l’antisemitismo abbia assunto, in molti casi, la formula politically correct dell’antisionismo.

In questo modo Israele è diventato il male assoluto, lo Stato da condannare qualunque cosa faccia. Alcuni si spingono fino ad affermare che le vittime sono diventate carnefici o peggio ancora i nuovi nazisti. E dunque assistiamo ai deliri di Ahmadinejad, che pubblicamente dice di voler radere al suolo Israele, con la stessa indifferenza con cui il mondo permise a Hitler di commettere il suo sterminio, oppure permettiamo che qualcuno affermi che sia legittimo negare l’esistenza di uno Stato ebraico.

Perché in fondo ciò non va giù agli antisemiti di oggi è che gli ebrei abbiano deciso di difendersi; che abbiano deciso che un’altra Shoah non potrà essere permessa. Per questo nella Giornata della Memoria è importante non fermarsi solamente al passato, ma ricordare (anche) che bisogna vigilare attentamente per far sì che nulla del genere si ripeta nel futuro. E se le cronache ci raccontano di antisemiti pronti già a criticare Israele per un attacco all’Iran che costruisce una bomba atomica per cancellarla dalla mappa della terra, viene il dubbio di che cosa sarebbe successo se Israele fosse esistita nel 43’ e per evitare la Shoah avesse attaccato la Germania nazista. Sappiamo tutti la risposta, la Shoah non sarebbe mai avvenuta, ma gli antisemiti avrebbero lo stesso protestato. Perché sotto sotto il loro obiettivo è sempre lo stesso e malgrado Auschwitz continuerà a non cambiare.


Autore: Daniel Funaro

Laureato in Scienze Politiche e studente di Relazioni Internazionali all'Università La Sapienza di Roma. Ha ricoperto il ruolo di responsabile politico dell'Unione Giovani Ebrei d'Italia e direttore del mensile dell'organizzazione Hatikwa.

6 Responses to “Se ricordare l’Olocausto non basta”

  1. fabrizio scrive:

    Caro Funaro,
    ha ragione lei quando dice “…nulla impedisce che ciò che è accaduto possa accadere ancora”… infatti sta accadendo da 30 anni…é quello che i vari governi israeliani hanno fatto e fanno con il popolo palestinese dei territori occupati.
    E la smetta una buon avolta col giochino di far finta di non sapere che molte delle critiche non sono al popolo israeliano ma ai governi israeliani e di tradurre “Anti-sionismo” con “Anti-semitismo”

  2. Andrea de Liberato scrive:

    Caro Funaro, complimenti per l’articolo, purtroppo in rete si legge tanta ignoranza e molto antisemitismo, figlio del fascismo di ritorno (basti pensare alle affermazioni di Grillo)

  3. Dott. Sergio HaDaR Tezza scrive:

    Bravo Daniel Funaro.
    Come vede, ha subito suscitato la reazione patologica antisemita del primo commentatore.
    Come disse lo psichiatra Zvi Rex: “L’Europa non perdonerà mai gli Ebrei per Auschwitz”.
    Infatti, gli Ebrei e Israele sono il ricordo vivente del fallimento morale dell’Europa e della sua cultura.
    Quanto alla memoria della Shoah e al suo ricordo in Italia, sono completamente d’accordo col commento di una certa Barbara Mella che ho trovato in rete e che, tre anni prima dei commenti indecenti del Fabrizio – antisemita tipico odierno – di qui sopra, li descriveva esattamente:

    C’era una volta la Giornata della Memoria
    Gennaio 26, 2009
    – di BARBARA MELLA –

    C’era una volta la memoria. La memoria di un evento indicibile. La memoria di un evento talmente inimmaginabile che persino chi riusciva a sfuggire e a darne testimonianza, mentre stava accadendo, non veniva creduto. E per non lasciare che la memoria di ciò che la specie umana era riuscita a perpetrare rischiasse di andare perduta, qualcuno ha pensato di istituire una “Giornata della memoria”. Una volta.
    Poi … poi è accaduto ciò che spesso accade, quando si ha a che fare con questa tematica. Con l’ebraismo, intendo dire. Con gli ebrei, per la precisione. È successo che qualcuno, da subito, si è sentito disturbato dall’idea che ci si occupasse degli ebrei. Che ci se ne occupasse non per farli fuori, non per accusarli di ogni sorta di nefandezze, non per demonizzarli, bensì per ricordare che dopo millenni di persecuzioni diffuse e generalizzate e punteggiate da un discreto numero di stermini di massa e da un immenso numero di stermini “minori”, si era infine arrivati a programmarne lo sterminio totale, e ad avviare con buoni risultati l’esecuzione del programma. Il primo passo fatto per boicottare la neo-istituita giornata della memoria è stato il tentativo di allargare la commemorazione ad altre vittime. Il secondo, e tuttora in corso, è stato molto più infame, più subdolo, più vigliacco, più ipocrita, più osceno: è stato un totale ribaltamento – di quei ribaltamenti a cui gli antisemiti da lunga data ci hanno abituati – dell’intero panorama. Hanno inventato, gli antisemiti, la storia delle “vittime che si sono fatte carnefici”. Hanno inventato “i nuovi nazisti”. Hanno inventato “l’olocausto del popolo palestinese” – un popolo che in sessant’anni di ininterrotto olocausto, sterminio, genocidio, si è quasi decuplicato, ma chi sta a badare a questi dettagli? E hanno scippato la giornata della memoria: vanno lì, ora, alle manifestazioni commemorative, a spremere la loro brava lacrimuccia. Ci vanno nell’illusione che ciò basti a ingannarci. Ci vanno nell’illusione di ricostruirsi, con ciò, una verginità. Ci vanno per sentirsi poi tranquilli con la propria coscienza quando, dopo avere pianto per gli ebrei morti, latrano come cani rabbiosi quando gli ebrei vivi tentano disperatamente di restare vivi resistendo al rinnovato progetto di sterminio, strepitano come vergini violate quando gli ebrei vivi mostrano di voler davvero tenere fede al “mai più come pecore al macello”. Si ha veramente l’impressione che a costoro piaccia talmente tanto commemorare l’olocausto, da prodigare ogni aiuto e ogni sostegno, materiale e morale, a coloro che stanno progettando e tentando di metterli in condizione di poterne presto commemorare due. Per questo mi auguro di poter dire al più presto possibile “C’era una volta la giornata della memoria”, per non dover più fornire, coi nostri morti e col nostro dolore, un alibi ai peggiori sentimenti che l’animo umano possa albergare: anche in questo campo è davvero arrivato il momento di giurare, solennemente, MAI PIÙ.

  4. fabrizio scrive:

    appunto… come volevasi dimostrare…. qualsiasi critica ad Israele viene tradotta con “anti-semitismo”.

  5. Valerio scrive:

    È antisemita chi piange solo per i bambini arabo-israeliani e non per quelli ebrei, è antisemita chi fa finta di non sapere che gli arabi israeliani sono vittime non di Israele ma del loro antisemitismo, è antisemita chi ripete all’infinito delle menzogne per convertirle in verità e mi riferisco all’esistenza di un popolo palestinese e di territori occupati che apparterrebbero a questo fantomatico popolo palestinese.

  6. Paolo scrive:

    Come al solito, pare impossibile parlare di antisemitismo senza scivolare nel conflitto mediorentale.
    Come al solito, i due schieramenti mostrano solo ciò che hanno in comune: criminalizzazione dell’avversario, utilizzo pro domo propria della storia, rivendicazioni in base “agli antenati di 2000 anni fa”, negazione delle evidenze.
    Come al solito, pare il bar sport dopo Inter-Milan. Solo che non è una partita di pallone.

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