di SIMONA BONFANTE – Il motore s’accende, scoppietta, inquina ma non parte. È fermo, bloccato. Non sa più dove andare. Non sa più che ci sta a fare. È da rottamare. E che t’accanisci a fare: quando è finita è finita. Bossi è così. Berlusconi è così. Gli mettono il microfono in bocca, i cronisti, e quelli s’accendono, scoppiettano, inquinano ma: per andare dove?

Bossi vuol far cadere Monti, il nord-calvinista che in due mesi ha fatto le prime – le uniche – cose contro romaladrona mai state neppure concepite nel ventennio bossi-berlusconiano. Lo vuol far cadere perché? Perché, di romaladrona, Bossi s’è pasciuto. La costituency leghista no, lei ci ha solo rimesso. Ma l’establishment, lui, ci ha costruito sù carriera, reddito, rassegne-stampa: s’è fatta una posizione, per sé e per prole.

Berlusconi non vuol far cadere Monti. Ecco, anche lui: non lo vuol far cadere, ma perché? Perché il nord-calvinista Monti sta facendo – in due mesi – quello che lui – in ventanni – s’è rifiutato di fare, dicendo invero di non poterlo fare, ché era colpa di questo e colpa di quello per non dire che, sostanzialmente, era solo colpa sua: del consenso blindato ottenuto assumendo le istanze ora di questo (ordine professionale) ora di quello (sistema di potere clientelar-conservativo) – un ‘questo’ e un ‘quello’, si badi, diversi da quelli pubblicamente messi in mora: i comunisti à la Mario Draghi, il Financial Times, la City, la Merkel, il Presidente Napolitano, l’Antitrust, la Consulta…

Berlsuconi, a Monti, non lo può far cadere: alle prossime elezioni dirà – lui e i suoi eredi – che la de-corporativizzazione dell’Italia è stata merito suo. Che la liberazione dell’Italia è stata impresa sua. Dirà che la ri-conquistata credibilità del paese, il ritorno dello spread a dimensioni fisiologiche, la fiducia degli imprenditori verso il ‘sistema’: che tutto questo – il record di Monti – è stato merito suo.

E dunque sostenere Monti, a Berlusconi, serve esattamente come serve, a Bossi, non sostenerlo. E come serve, all’uno e all’altro, non avere più la responsabilità di trovare giustificazioni per il non fatto, per il fatto male, per il fatto al contrario – cioé contro, non per, la mission professata. Il pro-montismo dell’uno, l’anti-montismo dell’altro sono maschere indossate per dissimulare la storicamente – oltre che politicamente – conclamata tumulazione comune nel cimitero dei motori politici. Hanno l’illusione sia una sosta temporanea, un parcheggio coatto. Che tenerezza!

Non hanno dove andare, né l’uno né l’altro. Ed hai voglia a caricare benzina, scoppiettare, inquinare: sempre fermi sono. Fermi allo stesso medesimo punto dal quale sono partiti. Lo stesso medesimo ancor-meno-infimo punto nel quale avevano garantito che l’Italia non sarebbe stata mai più.

Rottamateli. E risparmiate gli incentivi: sarebbero un’umiliazione, per loro; un costo inutile per noi.

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