Categorized | Capitale umano

TG Uno, TG Italia

– La Rai è un sistema complesso.
Ci sono reti, testate, direzioni, strutture tecniche – c’è di tutto. C’è chi si ammazza di lavoro e chi è lì per grazia ricevuta. Chi è ultra-competente, e chi sta seduto alla scrivania solo perché il suo sogno era star seduto ad una scrivania, a prescindere che sia della Rai, o delle Poste, o di una banca o di una concessionaria automobilistica. Ci sono eroi che spesso in splendido isolamento intellettuale combattono la battaglia della qualità culturale del prodotto, e che si fanno carico di tutto, a prescindere – e poi quelli che non sono in grado di riconoscere la differenza tra un buon programma e una scatola di sardine. Anche se poi danno lezioni per i corridoi.

Ci sono, poi, due macroaree in perenne conflitto: da un lato chi si occupa di contenuti e dall’altro lato i cosiddetti “amministrativi”. Sono mondi che a tratti sembrano in disaccordo perenne – da un lato chi chiede mezzi e budget per poter produrre, e dall’altro chi taglia mezzi e budget per poter far sopravvivere l’azienda – da un lato chi immagina la trasformazione e dall’altro chi razionalizza il presente. Attività meritoria … ma a quali costi? Costi culturali e di mercato drammatici. Se non si investe, un’azienda sopravvive ma non progredisce. Sopravvivere in termini di mercato vuol dire sparire.

Poi ci sono i giornalisti. Alcuni bravi, bravissimi, con la vocazione del giornalismo fin da bambini. Con la voglia di informare e di far sapere – con limpida onestà intellettuale. Poi ci sono le bellocce finite lì per questioni di divano, quelli che dovrebbero tornare alla scuola di giornalismo per manifesta incapacità, i cocchi di sezione, gli stagisti in Bmw che sanno già che verranno assunti per trend familiari, i caporedattori che come TFR di fuoriuscita anticipata dalla vita politica hanno avuto un posto di riguardo in un tg.

E nelle redazioni giornalistiche ci sono i sindacalisti. Quelli che fanno battaglia per la qualità dell’informazione e per la tutela del lavoro (battaglie meritorie), e quelli che dell’informazione e della qualità del lavoro se ne fregano e danno battaglia solo per il potere del sindacato, per il proprio piccolo potentato – e  che l’ultimo pezzo giornalistico … l’hanno scritto anni fa. Rendite di posizione politiche che poco hanno a che fare con la professione. Adesso stanno lì a fare i burocrati del: “questo si può fare, e questo no. Vietato.”. Poi ci sono le follie. Ricordiamo una finta edizione straordinaria del Tg1 condotta dal giornalista Attilio Romita dedicata a pannolini e assorbenti della ditta Fater. Con tanto di interventi di Bush, Sarkozy e persino del Papa. Il tutto succedva alla festa/convention per i 50 anni di questa ditta di prodotti assorbenti (Tampax, Pampers e Tempo ). Alla BBC per una cosa del genere avrebbero, giustamente, licenziato questo mondo e quell’altro.

Un tg è un organo sensibile di un sistema complesso che potremmo definire corpo aziendale. E’ un organo fondamentale, costitutivo. Un tg è un po’ come un fegato. Per capire come sta un paziente la prima cosa che si fa è dare una palpata al fegato. E per capire cosa sta accadendo politicamente in Rai, basta dare una tastatina al TG Uno. Il TG Uno è una macchina complessa. Se ben ricordo ha qualcosa come 180 giornalisti (o giù di lì).  A seconda dei direttori c’è chi lavora e chi no. Una fetta del Tg si autosospende, si fa per dire, se arriva un direttore in quota nemica. E’ come una macchina con più motori. Ne servono molti perché a seconda delle circostanze ne lavora uno oppure un altro.

Ecco che questa testata giornalistica diventa lo specchio del paese. In puro rigor Montis in questo momento per i corridoi della più importante testata giornalistica italiana (lo era, almeno, prima dello sfascio del tg da Istituto Luce Minzoliniano) è tutto fermo. I tanti giornalisti fan dell’ex direttore sono come ibernati – la parola d’ordine è “io non c’ero”. Di Minzolini non se ne parla più – quel mondo non esiste più … dissolto nell’atmosfera. Il riequilibrio è il più importante additivo chimico della Rai, ad ogni cambio di direzione le molecole si riposizionano. Come in un gioco del quindici o un cubo di Rubik senza soluzione di continuità. Nomi non ne facciamo. Un famoso giornalista che fino a pochi mesi fa in assemblea difendeva (o più politicamente corretto “appoggiava”) Minzolini affermando “il nostro è un bel tg!” adesso invia una lettera aperta a La Repubblica  scrivendo: “io non sono mai stato Minzoliniano”. Eppure questo giornalista sotto Minzolini ha compiuto tre scatti di carriera – due di grado ed uno di conduzione in video.

Un tg è come un parlamento. Maggioranze e lobby contrapposte. Referente politico al primo posto, afferenza alla mission aziendale e spirito di corpo al secondo ed ultimo. Questo è un punto col quale qualsiasi ipotesi di riforma Rai dovrà confrontarsi. Alcuni potrebbero dire che la mission aziendale è proprio la contiguità politica, ma questo è il vulnus che va risolto, il morbo che va estirpato. Essendo come un parlamento, i giornalisti di un tg nei confronti dei media agiscono da leader politici. Organizzano campagne mediatiche … in codice … che servono a perseguire i propri giochi di riposizionamento e di potere all’interno del tg stesso. Qualche tempo fa L’Espresso ha pubblicato un articolo sul Tg Uno. E’ un articolo cifrato, che possono capire solo gli interni Rai, e che realizza una sorta di mappatura che elenca ed incasella gli ex minzoliniani di ferro … poi quelli che hanno combattuto contro l’odiato direttore (i dissidenti) … e quindi coloro che non si sono messi né con Minzolini, né contro Minzolini … i neutrali.

Ebbene. In questa lista – che in codice sarebbe dovuta servire come promemoria per i nuovi vertici aziendali, casomai avessero voluto procedere per epurazione –  tra i minzoliniani vengono inseriti solo un po’ di cronisti, tra i quali alcuni che, in realtà, con Minzolini non hanno guadagnato nulla. Tra i cosiddetti neutrali vengono inseriti  tutti giornalisti che da Minzolini sappiamo aver  ottenuto promozioni, o che erano in fase di promozione E anche tra i cosiddetti ribelli, questo è il dato più interessante, sono indicati una serie di giornalisti che, in realtà, hanno ottenuto dall’ex direttore promozioni di vario genere. Uno addirittura (presunto nemico di Minzolini) è stato assunto proprio da lui. Tranne la Ferrario e la Busi (in aperto conflitto “personale” con Minzolini) tutti gli altri ribelli con il direttore dello sfascio programmatico Berlusconiano ci hanno guadagnato. Strano no?

Mettiamola in questi termini. Il Tg Uno è un meraviglioso specchio della situazione ideologica del paese. Di un certo paese. Il paese dell’aporia per la quale tutto deve cambiare affinché nulla cambi. Gli eroi sono pochi. I sedicenti eroi sono molti. E’ come quando, finito il fascismo …  il nero nessuno l’aveva mai indossato. In Italia di presunti regimi ce ne sono stati molti. Ogni èra politica, ogni singolo salto e transizione politica, è stato vissuto come la fine di un’epoca. Che lasciava le cose straordinariamente diverse ma in realtà immutate e immutabili.

L’ Italia va salvata proprio da tutto questo. La Rai idem.
E’ un nostro grande patrimonio umano, culturale, civile che va salvato dalle sue sclerotizzazioni e grettezze congenite –  metafore del Paese. In altre parole la  Rai è una straordinaria realtà, che amiamo, ma che va salvata da se stessa. E così facendo sarà più facile far pagare l’abbonamento.

 


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

One Response to “TG Uno, TG Italia”

  1. enzo51 scrive:

    “La Rai è una straordinaria realtà che amiamo,ma che va salvata da se stessa”.

    Ecco! Bravo!Quando questa mission sarà realizzata potrò prendere in seria considerazione di riabbonarmi.

Trackbacks/Pingbacks