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Affissioni selvagge, Monti non perdona (e non condona)

– Un altro punto a segno per il Governo Monti, che ieri ha scongiurato un classico dei tentativi di abuso da parte dei partiti: la sanatoria delle affissioni selvagge. E chi in questi giorni aveva manifestato dei dubbi in merito al fatto che la moralità politica dell’esecutivo fosse sopra la media mostrata negli ultimi anni dal sistema politico italiano dovrà ricredersi immediatamente.

Da più parti, infatti, si sentiva vociferare: cambia il Governo, si vorrebbe e si dovrebbe cambiare l’Italia ma la politica non riesce a rinunciare ai propri “vizietti”. Perfino il tecnico governo Monti, tra un decreto che “salvava” l’Italia e uno che la “cresceva”, pareva essersi accostumato, come la turma di gabinetti politici che lo precedette già fece, all’inveterato espediente del condono. Al punto che in un emendamento bipartisan al decreto Milleproroghe, presentato dai relatori Gianclaudio Bressa (Pd) e Gioacchino Alfano (Pdl), era stata infilata di soppiatto e si accingeva a diventar legge la proroga della sanatoria per i manifesti politici affissi abusivamente. Fino al 29 febbraio 2012, infatti, sarebbe stato possibile sanare le infrazioni con una multa di appena mille euro: non per singolo cartellone, ma per ogni provincia dove era avvenuto l’abuso.

Da anni si parla di questo malcostume prettamente italiano, ma in un momento delicato, dove si chiedono sacrifici economici a tutto il paese, suonava come una presa in giro questa “automedicazione” che la politica applicava a se stessa. Il ragionamento era: ma come, i politici si indignano e si risentono quando vengono definiti come Casta, e poi continuano a comportarsi come tale? Insomma sembrava che nemmeno stavolta si sarebbe potuto intervenire seriamente su questa faccenda.

La questione, com’è consuetudine ogni volta che si minacci l’applicazione di una regola ai partiti italiani, veniva variamente interpretata a livello politico. Da subito si schieravano contro la sanatoria i Radicali, da anni in prima linea nella battaglia per il decoro urbano, e anche l’Idv, mentre all’interno nel Pd la situazione creava imbarazzo. Stefano Di Traglia, responsabile nazionale comunicazione dei democratici, si affrettava a comunicare via video che “gli abusi non dipendono da noi”, e aggiungeva “ci possiamo impegnare perché non accadano più”. Si riferiva all’ultima campagna di tesseramento del Pd, “Conosci Eva?”, “Conosci Faruk?”, che sta tappezzando selvaggiamente la capitale: tram, edifici pubblici, cabine telefoniche e quant’altro…

I radicali Mario Staderini e Marco Cappato al contrario guidavano il fronte (scarno) dei legalitari, e chiedevano al presidente Napolitano e al premier Monti di “bloccare questo scempio, particolarmente odioso nel momento in cui si chiedono agli italiani enormi sacrifici”.

Già, questo è il cuore del problema: in un momento in cui servono soldi allo Stato la politica continua a difendere strenuamente il proprio interesse a farla franca quando ha violato le regole. Questo per i manifesti abusivi sarebbe stato il sesto condono in dieci anni che avrebbe sottratto alle casse dell’erario la somma di oltre 100 milioni di euro. Una  cifra che, paragonata alla multa di mille euro a provincia, faceva indignare ancora di più.

Ma ieri è arrivata la svolta, raccontata da un’agenzia Ansa: “Stop al condono per i cartelloni politici abusivi. Lo prevede un emendamento del governo presentato in Commissione alla Camera durante l’esame del dl Milleproroghe. La misura sopprimerebbe una norma precedentemente approvata dai deputati.”.

Dunque cambia la rotta rispetto alle consuetudini precedenti: il Governo Monti non fa sconti a nessuno, e anzi, il buon esempio cerca di darlo proprio a partire dalla politica.

Ovviamente grandissima soddisfazione da parte dei Radicali, ma anche dall’Api che con Linda Lanzillotta sostiene: “La politica può recuperare credibilità e rispetto solo difendendo e praticando la legalità. Constatiamo con soddisfazione che anche su questo punto il governo Monti dà al Paese un segnale importante di discontinuità”.


Autore: Simona Nazzaro

Nata a Roma nel 1980. Laureata in Scienze della Comunicazione, a La Sapienza, ha curato le campagne politiche e di comunicazione dell’Associazione Luca Coscioni. Collabora con diversi settimanali e quotidiani. La sua grande passione è il basket, e da anni concilia questa con il lavoro: conduce infatti una trasmissione radiofonica di approfondimento sportivo.

One Response to “Affissioni selvagge, Monti non perdona (e non condona)”

  1. ma il candidato del Terzo Polo a sindaco di Milano non deve pagare una barca di soldi in multe? le pagherà in ogni caso? o approfitterà di una sanatoria locale se vi sarà (e vi sarà).

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