Gli attacchi contro le agenzie di rating sono sterili

– Dall’alto della verde collina il chiacchiericcio del passeggio sottostante giungeva alle mie orecchie come un miscuglio di voci indistinte ed incomprensibili.

Intuivo che si trattava di persone che parlavano, gridavano, ridevano, discutevano animatamente , ma neppure una frase riuscivo a isolare. E questo mi tranquillizzava, non potevo carpire frammenti di vita di nessuno ma nello stesso tempo mi sentivo parte di quella umanità che mi regalava i suoi variopinti suoni.

Riaffiora questo ricordo lontano nel tempo quando mi soffermo a riflettere sulla vita di oggi. La gente continua nelle strade del mondo a infiammarsi nelle dispute politiche ed ideologiche. A produrre e consumare. A scrivere poesie e a disegnare il volto di una donna …Tutto questo confluisce nell’immenso cono della globalizzazione, spinto dal vento impetuoso di internet e dei mezzi di trasporto sempre più veloci.

Tutti noi oggi è come se abitassimo in cima a quella collina. Ogni istante sentiamo la vita che pulsa sotto di noi. Sentiamo gli urli delle guerre, le grida di gioia per le paci, le animate dispute sui temi d’attualità politici ed economici, ma è la stessa massa delle notizie che ci inseguono, si sovrappongono le une sulle altre che ne attutisce la percezione nella mente dell’Umanità.

E’ inutile che ci scandalizziamo se una agenzia yankee ci ha rudemente schiaffeggiato, retrocedendo il debito pubblico italiano in serie BBB. E’ inutile alzare la voce indispettiti per l’affronto subito. Perché mai le nostre rimostranze dovrebbero interessare il resto del Mondo? Chi si ostina a pensarlo non fa altro che ragionare come i nobili decaduti dei Malavoglia di Giovanni Verga.

Nella globalizzazione non c’è più spazio per i particolarismi, i campanilismi esasperati. Le compagnie di rating americane, nonostante clamorosi errori di percorso, restano comunque le più autorevoli del mondo perché emergono da una cultura avulsa da pesanti condizionamenti localistici.

Questa caratteristica “ambientale” assume a livello internazionale un valore ben maggiore rispetto ad accuse che appaiono più ritorsive, emotive, che basate su fatti concreti.
L’accusa di conflitti d’interesse per via dell’assetto societario può essere facilmente ribaltata nei confronti praticamente di tutte le agenzie di rating presenti e future, dal momento che non è certo la formale composizione societaria a dare garanzie di imparzialità di giudizio. E’ palese che un’impresa non è una entità isolata, ma è inserita in un contesto di relazioni complesse, si confronta con i c.d. stakeholder.

Da profano non ho certamente elementi e conoscenze insider tali da poter escludere in assoluto potenziali conflitti d’interesse tra le maggiori compagnie di rating USA ed alcuni clienti dei loro maggiori azionisti. Tuttavia gli stakeholder che qualcuno auspica ruotino intorno ad una possibile agenzia europea di rating da contrapporre alle principali statunitensi mi turbano ben maggiormente.

Si parla di agenzia no profit, quindi dipendente da finanziamenti pubblici. Europea, come se già fossimo un’unica nazione e non una litigiosa assemblea di decine di stati gelosissimi della loro sovranità particolare. Costituita nel momento più sbagliato, di grave crisi economica europea, senza neppure il pudore di nasconderne l’intenzione, i desiderata: fornire giudizi più favorevoli agli asset europei. Proprio l’ideale per convincere della propria autorevolezza operatori economici privi di qualsiasi sentimentalismo nazionalista.

Ho l’impressione che si voglia per forza cercare un nuovo campione di calcio in Pakistan ed un nuovo campione di hockey su prato nel Brasile. Ogni stato ha i suoi “campioni”, non nati lì per caso ma per secolari tradizioni , per un complesso di fattori che rende una nazione un ambiente più favorevole rispetto ad un’altra.

Non sarà certo dall’alto che si potrà scalzare l’autorevolezza delle attuali principali agenzie di rating mondiali, ma dal basso, creando in Europa quell’ambiente favorevole alla nascita e crescita di agenzie di rating di stile europeo.

Ma come si fa a pensare di costituire in Europa una autorevolissima agenzia di rating della solvibilità delle imprese e degli stati se non esiste una diffusa consapevolezza dell’importanza della comparazione indipendente dei dati neppure al livello degli indici della qualità e del costo della vita?

Per motivi professionali, occupandomi di relocation a livello globale da decenni come Studio Papperini, so che negli Stati Uniti è possibile on line per chiunque effettuare in diversi siti (ad esempio BestPlaces) una comparazione della qualità della vita in ogni città di tutti gli States per scegliere la località ideale per trasferirsi, ed i miei colleghi statunitensi possono disporre di una enorme massa di dati continuamente aggiornati per predisporre analisi ancora più dettagliate per i loro clienti.
La Mercer, che ogni anno pubblica un dettagliato report sui costi e qualità della vita in tutto il mondo rivolta agli expat, è una compagnia controllata dalla statunitense Marsh & McLennan Companies, Inc.

Certamente anche in Europa esistono delle società che pubblicano periodicamente indici sui costi e sulla qualità della vita, in particolare in Svizzera e nel Regno Unito (ad esempio: ECA International, Swiss Bank UBS, Economist Intelligence Unit), ma si tratta pur sempre di pubblicazioni riservate per lo più agli specialisti, che vengono pubblicate nei giornali più come lanci di curiosità, qual è la città più costosa del mondo o simili, che per informare veramente il pubblico.

In Italia le periodiche analisi del Sole 24 Ore sulla qualità della vita nei capoluoghi di provincia suscitano ogni anno un vespaio di polemiche. Cosa accadrebbe se le comparazioni fossero continue e sempre più approfondite? E se quelle internazionali fossero capillarmente diffuse dai media generalisti? Accetterebbero gli abitanti di una città italiana di figurare in una classifica più bassa rispetto ad una città dell’Albania? Rischierebbe di nascere un caso diplomatico.

Invece negli USA una città penalizzata nelle classifiche non si sogna certo di mettere in discussione la serietà dei dati messi a disposizione del pubblico, ma agisce perché non il prossimo anno, ma il prossimo mese quella classifica cambi. Ecco: quando questo succederà anche in tutta Europa, e non solo nelle compassate Svizzera e Inghilterra, allora sì che potremo mettere in discussione la prevalenza delle società di rating statunitensi.


Autore: Giovanni Papperini

Giovanni Papperini. Laureato in legge, libero professionista, 57 anni, esperto di corporate immigration e relocation, vive e lavora nel quartiere “Talenti” a Roma e, come titolare dello Studio Papperini Relocation ( www.studiopapperini.com ) e Presidente del Ciiaq ( info@ciiaq.org - Comitato italiano immigrazione altamente qualificata), si occupa di attrarre talenti da ogni parte del mondo in Italia, aiutandoli a superare gli ostacoli della burocrazia e ad integrarsi nella realtà del Paese.  Ha “attratto” dall’Austria anche la moglie, con cui ha avuto due gemelli.

Comments are closed.