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Croazia nell’UE, un segnale incoraggiante

– Il popolo croato ha detto sì all’Unione Europea (UE) e dal primo luglio 2013 la Croazia dovrebbe diventare il 28esimo paese membro dell’Unione. Questo mini-allargamento accade in un momento molto particolare per l’UE, quando la capacità di Bruxelles di proseguire il percorso europeo è messa a dura prova da quello che accade in Ungheria, Romania e Grecia. Proprio per questa ragione credo che il voto croato sia un segno di fiducia che l’Europa dovrebbe saper cogliere.

Di Ungheria ho già scritto qualche giorno fa, ma ci sono alcune novità. Il primo ministro Orban sembra avere ceduto su alcuni punti di scontro con l’UE, ma la Commissione ha fatto partire la procedura di infrazione che, a differenza dei normali due mesi di tempo per giustificare le proprie decisioni, lascerà solo 30 giorni al governo di Budapest per dare conto sull’indipendenza della banca centrale, l’autorità per la protezione dei dati ed il pensionamento anticipato dei giudici.

La sfida più grande sarà quella di recuperare la capacità dell’UE di evitare in anticipo questi problemi e ristabilire il soft power del passato. É infatti evidente come l’arma principale in mano alla Commissione sia la minaccia di non concedere ulteriori aiuti economici all’Ungheria, la quale sta attraversando una crisi pericolosissima (lo spread è oltre i 700 punti) e non può fare a meno che seguire gli ordini di Bruxelles.

Da giorni anche la Romania è nel caos. Migliaia di persone stanno occupando le strade di Bucarest, 7000 nella giornata di ieri, protestando contro le privatizzazioni del governo e chiedendo nuove elezioni anticipate. Le manifestazioni sono state scatenate dall’opposizione verso la riforma sanitaria proposta dal governo del primo ministro Traian Basescu, ma il malcontento diffuso a causa di una severa crisi economica potrebbe diffondere maggiori perplessità tra la gente verso l’opportunità di lasciare l’Unione.

La Grecia è un membro dell’UE di lungo corso rispetto ad Ungheria e Romania. Atene ha aderito all’UE nel 1981, subito dopo la fine del regime dei colonnelli, e da allora è sempre stato il fanalino di coda dei paesi membri. La crisi del 2008 ed il crollo economico/finanziario che il Paese ha subito nel 2011 hanno spinto la Grecia sul lastrico. Con uno spread oltre quota 3000, la bancarotta sembra ormai certa. In questi giorni la Commissione sta negoziando con il governo greco per ridurre i danni, e l’entità dell’ormai noto haircut, ovvero la percentuale di perdite di capitale dei privati in possesso di titoli di debito greci, potrebbe superare il 50%. Se qualcosa dovesse andare storto, la Grecia fuori dall’UE sarebbe ben più di una possibilità.

Per un nuovo membro che arriva, si parla di tre possibili defezioni. Questo scenario sarebbe inedito per l’Unione, se si esclude la decisione della Groenlandia di svincolarsi dalla madre patria e di lasciare l’UE nel 1985. Ma la lista dei precedenti potrebbe allungarsi. L’esempio emblematico di questa situazione sono le proteste di questi giorni a Budapest, durante le quali il movimento della destra ungherese Jobbik ha bruciato in piazza bandiere dell’Unione sostenendo che l’Ungheria dovrebbe lasciare l’UE. Il momento non è dei migliori e la Croazia potrebbe trovarsi ad entrare in una organizzazione che, anziché allargare i propri orizzonti, sarebbe costretta a ridimensionare le proprie ambizioni.

Nonostante tutto, la decisione di aderire all’UE proprio in questa fase storica dovrebbe rassicurare i sostenitori del progetto europeo. Il 66% dei croati ha votato a favore della membership per il loro Paese. Mentre alcuni vedono in questi numeri un segnale negativo, anche perché figlio di un’affluenza elettorale più bassa del 14% rispetto all’ultima tornata politica, io vedo il bicchiere mezzo pieno, perché l’adesione è arrivata nel mezzo di una crisi durissima che sta attraversando il vecchio continente.

Questo dimostra che l’UE esercita ancora una forza attrattiva verso i popoli, ed è da questa che dovremmo ripartire per gettare le basi del futuro dell’Europa. I croati hanno dato una dimostrazione di credere nell’UE, non deludere questa fiducia dipende da noi.


Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

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