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C’è un problema peggiore del debito pubblico europeo. Quello americano, per esempio

– Si parla molto del debito pubblico italiano, da tempo in forte sofferenza. Si parla altrettanto molto del debito dell’Eurozona in generale e dei difficili problemi finanziari del vecchio continente. Se si dovesse parlare del debito pubblico in relazione al suo teammontare scopriremmo, però, che ancor prima che del debito dell’Europa si dovrebbe parlare di quello americano, che ha superato la mostruosa cifra di 15.000 miliardi di dollari, più del doppio dell’intera comunità europea e cresce senza freno a ritmo di un trilione (1.000 miliardi) di dollari ogni sette mesi, con un rapporto pil/debito pubblico che ormai è arrivato al 100%. Il Fondo Monetario Internazionale nel suo ultimo rapporto ha stimato che il debito raggiungerà il 105% nel dicembre 2012 e il 115% entro il 2016. Non male per la più forte economia del mondo, considerato che nel 2001 era intorno al 57% e nel 2008, quando fu eletto Obama, ancora non raggiungeva il 70%.

Già, Obama, il quale da profeta del Yes we can non ha praticamente fatto nulla per arginare la falla, anzi, è proprio sotto la sua amministrazione che si è avuta la maggiore crescita del debito (spese in aumento costante, ma forte diminuzione delle entrate) e c’è da ritenere che nulla avrà coraggio di fare, tantomeno alle soglie di una campagna elettorale dove è meglio tenersi alla lontana da provvedimenti shock e impopolari.

E’ ancora fresca la memoria dell’accordo dello scorso agosto, dove repubblicani e democratici raggiunsero in extremis un compromesso per aumentare la soglia del debito pubblico (che in America viene determinata per legge), ma di questi ritmi altri e se ne dovranno intraprendere presto.

Dunque non c’è solo un problema di crisi economica europea, ma c’è, soprattutto, un problema di crisi economica del  nuovo mondo. Chi sono i detentori (creditori) del debito pubblico federale americano? Leggendo le statistiche emerge che un terzo del debito (circa 5.000 miliardi di dollari), rappresentato d titoli di stato, è detenuto da investitori stranieri, tra i quali primeggia la Cina, che detiene la considerevole somma di circa 1.200 miliardi di dollari, ovvero circa l’8% dell’intero debito;la Gran Bretagna, per esempio, arriva a “soli ” 330 miliardi circa.

A proposito di Cina, secondo gli ultimi dati risalenti a un anno fa, il Dragone ha assistito a un aumento di quasi 200 miliardi di dollari delle riserve in valuta estera – già le più imponenti al mondo – che, così, sono arrivate a quota 3.044,7 miliardi di dollari.

La Cina è una nazione la cui potenza economica si misura non solo in termini di crescita e di produttività, ma anche – e soprattutto – in termini di capacità di intervenire sulle altrui economie; se volesse destabilizzare se non addirittura mettere in ginocchio l’economia americana (e quindi mondiale) avrebbe la possibilità di farlo semplicemente intervenendo sul debito pubblico federale, facendo leva sulla considerevole quota che ne possiede o sull’utilizzo delle proprie riserve in valuta. Una tale manovra potrebbe avere effetti devastanti analoghi, sia consentito, a quelli di un conflitto.

Eppure scommetto che siano in pochi a ricordare come si chiama il presidente cinese, davvero uno degli uomini più potenti nel mondo.

Per comprendere la portata della crisi economica mondiale bisognerebbe mutuare la teoria degli universi paralleli: noi siamo quotidianamente concentrati sulla nostra crisi, ma l’Italia è una piccola bolla contenuta in una più grande, l’Europa, la quale, a sua volta, è contenuta in quella americana. Non appena si calmeranno le acque nelle prima due bolle, ma non è detto che accada e non è affatto detto che, se dovesse accadere, significherebbe che i problemi dell’Eurozona sarebbero risolti, perché ai mercati per calmarsi basta solo l’aspettativa, le turbolenze e le tensioni si trasferiranno oltreoceano e lì il problema del debito pubblico americano si farà sentire con tutta la sua drammaticità.

Certo, l’America ha la forza di uscire meglio e più in fretta dell’Europa dalla crisi, perché, tra l’altro, ha un mercato del lavoro più flessibile, un saldo demografico migliore e – ad oggi – un dollaro che facilita le esportazioni, a patto, però, di prendere con coraggio decisioni forti, cosa che l’attuale leadership finora non è stata in grado di fare e a patto chela Cina mantenga la calma.

Coraggio America, ci vuole tempo e occorrono sacrifici per invertire la tendenza, ma se nessuno comincia la direzione è verso il baratro.


Autore: Francesco Valsecchi

Nato a Roma da famiglia valtellinese nel 1964, avvocato, docente alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, è stato, tra i vari incarichi, componente della Commissione di studio per la riforma del processo civile e consigliere di amministrazione di Poste Italiane S.p.A. e di ENEL S.p.A.. Ha scritto “Il popolo della Lega" (Marietti 1820) e “Poste Italiane, una sfida fra tradizione e innovazione" (Sperling & Kupfer).

2 Responses to “C’è un problema peggiore del debito pubblico europeo. Quello americano, per esempio”

  1. francesco sica scrive:

    Nell’articolo si dimentica di sottolineare come il dollaro sia la valuta di riserva mondiale, cosa che ha permesso agli americani di stampare soldi senza limiti. Gli USA sono in bancarotta per la terza volta in cento anni. Oltre a riserve monetarie la Cina come altri stati asiatici sta acquistando oro. Il sistema monetario, causa principale del grande casino in cui ci troviamo, cambierà in questa decade. La speranza (vana a meno che Ron Paul non si insedi alla Casa Bianca per otto anni, ma credo lo eliminerebbero prima) è che gli USA accettino il loro declino e non vadano in guerra contro chiunque pur di mantenere i loro insostenibili stili di vita.

  2. Adriano scrive:

    Giuste considerazioni. Io già immagino il giorno in cui il Presidente cinese “pro tempore”, in visita alla Casa Bianca, si guarderà attorno e rivolgendosi al Presidente USA “pro tempore” gli dirà: Caro Presidente, questa casa mi piace molto e intendo utilizzarla nelle occasioni in ci ritornerò in visita ai miei possedimenti americani. La prego perciò di lasciarla libera entro otto giorni e di trasferire le sue carabattole altrove. Se non lo farà le manderò l’ Ufficiale Giudiziario.

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