Paradossi europei, l’UE finanzia le stesse lobby che ostacolano le sue politiche

– Oggi l’Unione Europea non naviga nell’oro, lo sappiamo. Quello che troppo spesso ignoriamo, invece, è l’uso che fa Bruxelles dei nostri soldi. Sappiamo che gli europarlamentari e i burocrati percepiscono stipendi molto elevati;  le retribuzioni della classe dirigente europea, tuttavia, sono soltanto la punta dell’iceberg di una leviatanica macchina da spesa pubblica che eroga milioni di euro in sussidi ad agenzie e associazioni non governative, di cui, molto spesso, i cittadini europei non hanno nemmeno sentito parlare.
Tra queste associazioni, parte del bottino se lo aggiudicano le lobby ambientaliste, dedite a influenzare le politiche ambientali dell’Unione. Nonostante la profonda crisi che attraversa l’Europa, il conto presentato ai contribuenti dalle 27 lobby dell’ambiente ammonta a circa 9 milioni di euro per il solo 2011. Di per sé la cifra non è delle più esose, ma è paradossale che l’Unione Europea foraggi quegli stessi gruppi d’interesse intenti a influenzare il suo operato, e che per di più lavorano per costruire un’Europa che va nella direzione opposta alle politiche attuate dalle sue istituzioni.

E’ il caso, ad esempio, di alcuni valori standard fissati dalla RED – Direttiva sulle Fonti Energetiche Rinnovabili – sull’importazione di prodotti da paesi del sud-est asiatico, affinché rispettino la sostenibilità dei biocarburanti cara alle lobby ambientaliste. Secondo due studi condotti dalla Friedrich Schiller University e dal Max Planck Institute of Economics, gli standard relativi all’importazione di olio di palma andrebbero ricalcolati, poiché allo stato attuale comportano una discriminazione commerciale nei confronti dei paesi dell’ASEAN – Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico – con cui l’Unione Europea ha siglato negoziati commerciali.
A rimetterci per la norma discriminatoria sono i piccoli coltivatori di palme di Malesia e Indonesia che, malgrado i sacrifici per rispettare i parametri nel garantire la sostenibilità ambientale delle coltivazioni, vedono il proprio lavoro penalizzato ed estromesso dai commerci con l’Europa.

Le ONG ambientaliste, intente come sono a vivere alle spalle dei contribuenti europei, non sembrano aver compreso che il rispetto per l’ambiente, la riduzione delle emissioni di gas serra, la sostenibilità ambientale passano per lo sviluppo; laddove si ostacola la crescita sulla base di pregiudizi ideologici non possono costituirsi i presupposti per un armonico rapporto tra gli uomini e la terra.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

One Response to “Paradossi europei, l’UE finanzia le stesse lobby che ostacolano le sue politiche”

  1. l’articolo non spiega nulla.

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