Le liberalizzazioni? Una rivoluzione legalitaria e egualitaria

di CARMELO PALMA – Nell’Italia “una e indivisibile”, l’unità formale dello Stato sembra ormai priva di un fondamento legale e la residua divisibilità dei benefici e delle immunità scambiate sul mercato politico disintegra il sistema costituzionale per sostituirvene uno feudale e a suo modo efficiente, a tener dentro chi sta dentro e fuori chi sta fuori.

Chi si preoccupa che a dividere l’Italia siano le tutto sommato meritate e storicamente “vere” disuguaglianze economiche tra Nord e Sud dovrebbe a maggiore ragione preoccuparsi delle infinite disuguaglianze di diritto – tutte, nel bene e nel male, immeritate e arbitrarie – che truccano la competizione civile e rendono impari le opportunità che la politica dovrebbe al contrario pareggiare.

Per fare gli italiani occorre oggi disfare l’Italia e sostituire un tessuto di relazioni uguali alla trama particolaristica dei “diritti acquisiti”. In Italia le tutele dipendono dai comparaggi e padrinaggi della “categoria”. Che i tassisti possano impunemente fare quello che non dovrebbero – anche minacciare la guerra o l’inferno – non lo dice la legge, ma la benigna protezione che la politica rende loro. Non perché siano più romani o napoletani o italiani dei loro clienti, ma perché sono valvassori di un feudo – la licenza – e tributari di un signore politico interessato alla loro obbedienza e disponibile a sorvolare, benignamente, sulla loro intemperanza.

Accanto ai tassisti, che fanno a gara per guadagnare il discredito delle persone perbene, si potrebbero fare molti altri esempi di “disuguali” in guadagno e non in perdita – dai dipendenti pubblici ai notai-figli-di-notai – che chiedono alla politica di resistere a quella grande rivoluzione legalitaria e egualitaria che dovrebbe consentire a ciascuno, in ogni mercato e in ogni mestiere, di competere e di vincere o di perdere ad armi pari.

Che le liberalizzazioni – tutte: nel mercato del lavoro, dei prodotti, dei servizi – non servano solo a migliorare l’efficienza del sistema economico ma a salvare, se ve n’è rimasta l’idea, l’unità politica del Paese e l’uguaglianza davanti alla legge dei suoi cittadini, i più, anche tra i favorevoli, non sembrano comprenderlo. Ma lì sta il nodo, lì la scommessa, lì – alla fine dei conti – il vero problema. Il Governo sembra averlo capito.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

3 Responses to “Le liberalizzazioni? Una rivoluzione legalitaria e egualitaria”

  1. Franco scrive:

    ok per le liberalizzazioni, ma se a sostenerle c’è questa classe politica è evidente e coerente che non potranno essere ben accolte.

    Del resto “e l’uguaglianza davanti alla legge dei suoi cittadini, i più, anche tra i favorevoli, non sembrano comprenderlo” … come si fa a liberalizzare tutto e poi consentire ad un deputato o consigliere regionale di guadagnare troppo, senza considerare tutti i benefici goduti.

    In definitiva le sue sono non sono idee liberali ma demagociche , “va bene che si liberalizzi basta che non si tocchino i miei privilegi”

  2. inutile scrive:

    Se passa la bozza di questi giorni, vuol dire che MONTI si è piegato alle lobby e poteri forti delle assicurazioni (Unipol??), l’assicurazione non diminuiranno di un euro, non ci sarà concorrenza. Infatti ieri i dirigenti Generali festeggiavano. Le riforme da fare per liberalizzare il mercato assicurativo erano semplici basta vedere su: http://blog.libero.it/assicuratore
    Ovviamente chi però viene da certi ambienti, non toccherà mai assicurazioni e banche

  3. inutile scrive:

    Purtroppo si è avverato.
    CVD. Non puoi cavare sangue dalle rape

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