Categorized | Capitale umano

Andiamo a bordo. Ma andiamoci tutti

– “Schettino, l’antieroe collettivo, nazionale, trasversale. Non era facile riuscirci.”.
Lo scrive la giornalista Enrica Belli. Ha perfettamente ragione.

Francesco Schettino da Meta di Sorrento ha messo d’accordo tutti gli italiani. E’ lui il mostro sul quale riversare le nostre ire e le nostre maledizioni. E’ lui il mostro che incarna i mali italiani. E’ lui il mostro che si fa carico, partecipe e protagonista dei peccati capitali (manca la “gola”, poi li ha in pratica tutti, e la probabile presenza di una donna nella plancia di comando ci permette di attribuirgli anche la “lussuria”). E’ lui il mostro che ci assolve – poiché lui è il mostro, noi non lo siamo, siamo quindi meglio di lui, siamo salvi.
Per alcuni, Schettino assolve pure una funzione etno-razziale.
“Ecco come si comportano i napoletani” ha scritto on line qualche ebefrenico leghista, non riuscendo a capire che anche l’integerrimo ed affidabile capitano di fregata Gregorio Maria De Falco… è napoletano. E sui network si legge: “De Falco for president”, “voglio un uomo come De Falco”, “amo De Falco”. Siamo talmente abituati all’assenza di saldezza e credibilità, che se questi valori si manifestano tutti e due insieme li consideriamo come la notte di Betlemme, un’epifania mitica.

“Vada a bordo, cazzo!” Grida De Falco a Schettino durate la telefonata. Vada a bordo, in quegli attimi concitati significa tante cose. Significa andare a fare il suo mestiere, assumersi le sue responsabilità, comportarsi con maturità, comprendere il senso della situazione. Schettino in quei frangenti non è in grado di capire, di far suo quel pensiero.

Schettino è come un bambino impaurito che si rifugia in se stesso – come tutti i tipi psicologici affetti da narcisismo fondativo è combattuto tra spavalderia e accidia. Se ad un bambino narciso si grida “vai a fare i compiti” molto probabilmente il pupo dirà di sì … e poi andrà altrove, o farà solo finta di farli. Così ha fatto Schettino.

Bene. Quest’uomo è un inetto preparatissimo. Preparatissimo tecnicamente (non mettiamo in dubbio che per fare il capitano, la sua competenza tecnica non possa che essere indubbia), ma inetto psicologicamente. Inabile al prendere decisioni costruttive nel momento nel quale ve n’è più bisogno … nel momento di crisi.

E di chi è la colpa? Di Schettino? Se fosse così gli italiani avrebbero ragione. Avrebbe ragione il popolo del web (che brutta definizione modaiola) che per il capitano della Costa Concordia vorrebbe l’ergastolo, la pena di morte, la condanna preventiva, l’assenza di qualsivoglia forma di comprensione. Attenzione … non dico “giustificazione”, ma “comprensione”. Comprendere vuol dire che se si merita venti anni di galera è giusto che li faccia, ma con dei se, con dei ma, e con varie attenuanti di habitat psicologico … e di sistema.

La prima è questa. Che Schettino non fosse in grado di essere comandante è chiaro. Comandare non vuol dire avere competenze tecniche. Se fosse così, il mondo sarebbe pieno di comandanti. Saremmo tutti, nel nostro campo, comandanti.

Comandare significa, invece, possedere non solo le competenze tecniche (si studia e si ottengono) ma soprattutto possedere le attitudini psicologiche atte al comando. Psicologiche. Alcuni le chiamano “palle”, altri “coglioni” altri ancora “attitudine alla leadership”; attitudini che si dovrebbero mostrare, a maggior ragione, nelle situazioni emergenziali. Il nostro Schettino queste attitudini non le ha. E’ chiaro. E se non ha i coglioni di chi è la colpa, sua? No. Di chi lo ha messo lì a fare un lavoro per il quale non è tagliato.

Schettino è carnefice riguardo al fenomeno “affondamento della nave, con vittime”, ma è vittima delle logiche di sistema nel quale si trova a lavorare: qualcuno gli ha dato in mano qualcosa che non è stato in grado di maneggiare. Siamo nel paese dove per qualsiasi primo impiego ti fanno test attitudinali. Fessi come pochi, spesso banali e fuorvianti, ma si fanno.

Ma … cara Costa Crociere… un test attitudinale ai vostri comandanti lo fate? Un comandante di un bestione del genere è responsabile della vita e della morte di 7000 persone. Una sorta di piccolo semidio. Condottiero e sacerdote allo stesso tempo. Nei “sistemi” credibili una figura professionale del genere dovrebbe essere sottoposta a continui test per vagliarne le potenzialità di reazione in situazioni di crisi. Perché, allora, Schettino, inetto e inane matricolato, era lì?

“Vada a bordo, cazzo” andrebbe detto a tutta la filiera di gestione del personale della Costa Crociera, ma “vada a bordo, cazzo” andrebbe detto pure a molti di quegli italiani che giocano a fare i “giusti” con lo “sbagliato” Schettino. A quelli che venderebbero la nonna pur di fare la smargiassata, a Roma li chiamano sboroni, nel resto d’Italia non so. A quelli che si indignano per i processi mediatici, che per anni hanno scassato la uàllera cercando di vietare in tutti i modi che i giornali pubblicassero le intercettazioni ed i materiali d’indagine … ed oggi godono ascoltando e pubblicando la registrazione della telefonata tra Schettino e De Falco.

A quelli che proprio come Schettino hanno fatto carriera basandosi sulla faccia tosta, sulla spavalderia, sugli scatti “automatici”, e adesso” hanno dimenticato” e si reputano i figli della meritocrazia. A tutti quei dirigenti (troppi ne conosciamo) che non prendono mai una decisione una se non quella di non prenderne, che vivono parandosi il culo, e che contestualmente fan fallire aziende e schiantano ministeri. A tutti quelli che tirano la pietra … e nascondono la mano.

A quelli per i quali l’illegalità è una gran figata (come il sindaco dell’isola) , ma solo fino a quando non ci scappa il morto. A quelli che per anni hanno accettato, voluto e votato una classe dirigente forgiata sull’infingardaggine e il menefreghismo … e adesso si indignano per l’infingardaggine ed il menefreghismo (presunti) di Schettino. Agli italiani che sono rapidissimi nel giudizio inappellabile, per poi andare in trattoria parcheggiando in divieto. A quelli che rapidissimamente spalano merda ed attizzano l’estetica della fucilata testuale per alzare lo share e le vendite.

Ma soprattutto, “andate a bordo, cazzo” andrebbe detto e ridetto a tutti quegli italiani che non sanno cosa sia la “pietas – che non vuol dire assolvere, che non vuol dire far finta di niente, ma solo e semplicemente, sempre e comunque, capire e far propria e preservare la dignità dell’uomo, di tutti gli uomini, empio Schettino compreso. Schettino va punito, certo. Ma noi facciamo un po’ schifo. In che senso? Usiamo pure questa parolaccia: spiritualmente.

Il mio amico Marcello Olivieri, in poche parole, scrive: “E’ l’Italia degli Schettino. L’Italia dei capri espiatori che anche se hanno delle colpe enormi restano pur sempre capri espiatori. L’Italia delle capitanerie di porto che fanno la voce grossa e che stranamente ignorano le manovre che una nave turistica compie in prossimità della costa nonostante i rilevatori satellitari possano rivelare il tutto in qualsiasi momento. L’Italia delle compagnie di navigazione e dei sindaci che, naturalmente, non ne sapevano nulla. L’Italia, insomma, che sbatte i mostri in prima pagina e archivia così etica e morale. L’Italia di tutti i giorni. Di tutti questi giorni.”

Ha ragione.
“Andiamo tutti a bordo, cazzo”


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

3 Responses to “Andiamo a bordo. Ma andiamoci tutti”

  1. danilo scrive:

    sei logorroico

  2. franco scrive:

    Ineccepibile la profonda analisi dell’accaduto che rappresenta l’Italietta che spesso siamo costretti a vivere e che deve per forza emanciparsi da tutto questo…,lo può e lo deve fare! … ci vuole tempo…,siamo stati e siamo ancora la cultura imperante!.

  3. massimo scrive:

    “Comandare significa, invece, possedere non solo le competenze tecniche (si studia e si ottengono) ma soprattutto possedere le attitudini psicologiche atte al comando”
    Ecco questa frase mi sembra la chiave di tutto, riferita la momento tragico della nostra povera Italia, governata da tecnici ( o sedicenti tali) a cui manca qualunque attitudine….

Trackbacks/Pingbacks