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Niente primarie, congressi vecchio stile. Così ragiona la meglio gioventù (democratica)

– Anche il Pd fa un passo indietro. L’utilissimo strumento delle primarie infatti, sembra si stia perdendo anche nel partito che più di tutti l’ha usato come suo fiore all’occhiello. Nello specifico si tratta dell’elezione del segretario dei giovani del Pd. Abolito il sistema delle primarie, i Giovani Democratici, GD, tornano ai metodi “già visti” del congresso. La direzione nazionale ha modificato il regolamento. Niente primarie per il nuovo segretario, ma il voto dei delegati scelti dagli iscritti dei vari circoli territoriali. Nessun gazebo, nessun confronto diretto tra singoli candidati, niente primarie dunque. Nessun coinvolgimento dei simpatizzanti.

Le nuove norme prevedono la presentazione di una mozione alternativa solo se retta dal sostegno del 33% della direzione.

Fausto Raciti, leader uscente, il 21 dicembre pubblica le sue tesi congressuali con un giorno di ritardo rispetto al termine, mentre Brando Benifei, suo rivale più accreditato, presenta la sua candidatura il 28 dicembre, ben cinque giorni dopo la scadenza dei termini. Raciti e’ in gara, Benifei no. Ne seguono polemiche interne e ricorsi che tutt’oggi persistono.

Ma intrecci politici interni a parte, il Pd dopo essere stato il partito all’avanguardia sulle primarie in Italia, sembra aver fatto mille passi indietro in un sol colpo, e per giunta con l’aggravante che a ricorrere a strumenti “vecchi” sia stata la sua organizzazione di “giovani”. Evidentemente solo per ragioni anagrafiche. Un dietro front che fa male al PD ma che investe, col cattivo esempio, tutti gli schieramenti del panorama italiano.

In un momento in cui la politica è ferma, e si parla tanto di voler rilanciare i partiti, in cui si discute di legge elettorale ed eventuali referendum, questo non sembra proprio un bel segnale, né per la sinistra, né per la destra, ma soprattutto per la democrazia. Le primarie sono lo strumento che tutti i partiti dovrebbero “copiare” al Pd.  E non importa se in questo singolo caso  si sta parlando dell’organizzazione giovanile. La sensazione è quella di un sistema politico che ha paura e che si chiude sempre più a riccio su se stesso, non dimostrando un minimo di curiosità riguardo a quanto accade fuori dalle sedi di partito, nel Paese, nel mondo. Ciò che accade alla politica sembra lo specchio di un’Italia senza coraggio, che non rischia, che non si rinnova. Che, nemmeno quando è giovane, riesce a “giocare”  con gli strumenti della politica migliore, che sono la competizione, l’apertura  al nuovo e al diverso, il confronto dialettico tra idee. La politica  fatta di passioni, di scommesse, di ideali, e non di dibattiti mediatici insulsi e vuoti negli studi di “Porta e Porta”.

Come nelle tragiche vicende di questi giorni, il naufragio del paese sembra essere sempre più vicino. Sono vicende come queste, che segnano il ritorno al passato, a far pensare che una politica sempre più introflessa salga indifferente le scale del patibolo dove verranno prima o poi recisi tutti i legami con la società civile. Soprattutto i giovani, che dovrebbero essere l’ultima scialuppa di salvataggio rischiano di essere l’orchestra del Titanic.  Il sistema delle primarie, sebbene distante anni luce dal metodo americano, resta ancora il più coinvolgente. Rimane il sistema che consente ai partiti di stare in “presa diretta” con la società. Un ruolo che nella società digitale, nella politica 2.0 rischiavano di smarrire. Ora, se si abbandona anche questo strumento, si ha la conferma che la politica è destinata a morire.

Speriamo quindi che i giovani del PD tornino a cantare che “il cielo è sempre più blu”.


Autore: Simona Nazzaro

Nata a Roma nel 1980. Laureata in Scienze della Comunicazione, a La Sapienza, ha curato le campagne politiche e di comunicazione dell’Associazione Luca Coscioni. Collabora con diversi settimanali e quotidiani. La sua grande passione è il basket, e da anni concilia questa con il lavoro: conduce infatti una trasmissione radiofonica di approfondimento sportivo.

One Response to “Niente primarie, congressi vecchio stile. Così ragiona la meglio gioventù (democratica)”

  1. luca vitali scrive:

    E’ un buon articolo, chiaro e al di sopra delle parti. Il contenuto è attualissimo e riguarda in definitiva anche la legge elettorale, quindi tutta la questione democratica.

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