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Il costo ideologico della tragedia al Giglio

– La tragedia della Concordia quanto costa? Ha provocato gravi e dolorose perdite umane e un grave danno economico. Ma può provocare anche una conseguenza negativa di lungo periodo: una deriva ideologica.

I morti accertati sono 11. I dispersi sono 28, ma il numero cambia di giorno in giorno. Incredibilmente, non esiste una lista aggiornata di passeggeri e personale.

Il danno economico è ancora difficilmente quantificabile. Le stime più generose parlano di 500 milioni di dollari. Quelle pessimistiche di 1 miliardo e passa.

E infine l’impatto più ampio: quanti potranno disdire i viaggi, considerando che questo è il periodo delle maggior numero di prenotazioni? Le associazioni dei consumatori già affermano di essere a conoscenza di una prima ondata di disdette. “Ci hanno scritto in tanti – dice il presidente del Codacons Carlo Rienzi – la flessione del comparto ci sarà, è inevitabile”.

Esiste anche un effetto non misurabile, difficile da afferrare in questi giorni: l’impatto sull’immaginario collettivo. Cioè, sul materiale con cui plasmiamo le vulgate storiche. C’è il rischio che la tragedia della Concordia possa diventare un evento “epocale”, come quella del Titanic. Non vengono rievocati, altrettanto di frequente, altri disastri navali italiani come quello della Moby Prince (1991) o dell’Andrea Doria (1956). E’ la stampa internazionale, soprattutto quella anglosassone, che in questi giorni sbatte il titolo in prima pagina “Like Titanic”, come il Titanic, in tutte le salse. Merito della notorietà della tragedia marittima del 1912, fama oscura rilanciata dal film di James Cameron del 1997. Per “ironia della sorte”, il 2012 è anche l’anno del centenario della tragedia. Lo scoglio dell’isola del Giglio su cui si è squarciata la chiglia della Concordia, viene paragonato facilmente all’iceberg che condannò il Titanic 100 anni fa. La tragedia del Titanic è entrata nell’immaginario collettivo come la fine di un’epoca: la Belle Epoque, preludio della Prima Guerra Mondiale e delle tragedie collettive del Ventesimo Secolo. Ora, il 2012 è già, per molti superstiziosi, un anno del destino a causa di insistenti profezie sulla fine del mondo. La tragedia della Concordia, capitata nel bel mezzo di un periodo di crisi economica, può contribuire a diffondere ulteriormente il pessimismo cosmico.

C’è una causa precisa di questa percezione catastrofista ed è ideologica, più che superstiziosa. L’incidente del Titanic, nel 1912, avvenne nel bel mezzo di un periodo di contestazione contro il sistema liberale. L’affondamento del Titanic venne rappresentato, a posteriori, come la metafora della distruzione della Vecchia Europa e dei suoi valori. Venuta meno l’orgogliosa sicurezza nella tecnologia più avanzata dell’epoca, restano solo i rottami, provocati da un imprevisto della natura. E, sempre nella vulgata popolare, ad uscirne distrutta è l’immagine di una società classista. I nobili e i borghesi che si erano riservati il lusso e la sicurezza della prima classe, nella tragedia sono morti tanto quanto i proletari emigranti di terza classe.

Chi rappresenta l’affondamento del Titanic attraverso questi simbolismi, il più delle volte, narra la vicenda con un certo gusto pedagogico. Emerge sempre un “ben gli sta” dietro la storia dei ricchi borghesi che affogano, del progresso che si infrange contro un iceberg. La condanna di una società e di una mentalità supera addirittura la comprensione per le 1517 vittime di allora. Ma chi fa la morale sul Titanic è convinto che la società della Belle Epoque dovesse, per forza di cose, estinguersi. E che fosse giusto così. E’ difficile non cogliere quanta ostilità al liberalismo e alla società aperta vi sia dietro a questa mentalità. La tragedia del Titanic stimolò l’anti-capitalismo. L’Europa che si condannò era quella dei commerci, del progresso dei diritti umani, dell’avanzata delle democrazie, dei passi da gigante tecnologici. Perché questo era lo scenario e questa la tendenza prima del “big bang” della Prima Guerra Mondiale. Erano ricchi borghesi, intellettuali marxisti, o nobili “illuminati” coloro che volevano la fine della società aperta della Belle Epoque. La società “più avanzata” che subentrò rifletteva in pieno la loro visione dirigista e moralista. Puntualmente fu segnata dalle dittature totalitarie, dai gulag, dai lager, dall’apocalisse della Seconda Guerra Mondiale e da mezzo secolo di equilibro del terrore nucleare.

Che simboli sociali possono essere riassunti nella tragedia della Concordia? Di sicuro non è una società classista, quella che era a bordo. La crociera, oggi, è un lusso a buon mercato. In questa “élite” di massa sono tutti uguali, l’impiegato in ferie e l’imprenditore, la famiglia con bambini e la giovane coppia di sposi, i single a caccia d’avventura e gli anziani in cerca di una tardiva distrazione. Ma è proprio questo che viene condannato dai moralisti post-marxisti di oggi, che alla crociera preferiscono la (più costosa) vacanza eco-sostenibile. Nei giorni feriali, essi predicano la fine imminente del sistema capitalista, sull’onda della crisi scoppiata nel 2008 e si esaltano per i movimenti emuli di Occupy Wall Street. Nei giorni festivi, odiano il divertimento facile e l’impatto ambientale di una nave così grande. Si disgustano pensando allo stereotipo del passeggero col portafogli pesante e il cervello leggero, servito da personale sottopagato costituito da immigrati, i nuovi “proletari” del Ventunesimo Secolo. E’ questa la società che si vuol vedere incagliata sull’isola del Giglio. E’ su questo stereotipo che schiere di moralisti sono pronti a dire “ben gli sta”. O, peggio, a predicare la fine inevitabile di questa società per sognare l’avvento della prossima. Che, se dovesse realizzarsi, sarebbe totalitaria. Proprio come quella sognata dai loro antenati ideologici del Novecento.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

3 Responses to “Il costo ideologico della tragedia al Giglio”

  1. luca scrive:

    Ma per favore…che manica di cazzate!

  2. Marianna scrive:

    Argomentazioni notevoli…

  3. Andrea B. scrive:

    Si, certe argomentazioni come quelle stigmatizzate in questo articolo girano, ma fortunatemente sono veramente minimali perchè, ritengo, sono molto ideologicizzate stile secolo passato.
    Ora la nuova frontiera degli “sbarellamenti mentali” è il complottismo e vedrete che, presto o tardi, gli stessi che parlano dell’ 11/9 non tarderanno a pubblicare qualche libro con teorie deliranti sul naufragio della Costa Concordia, per spillare soldi ai gonzi !
    Anzi qualcuno che afferma che l’incidente è stato fatto apposta per distogliere l’opinione pubblica dagli attuali problemi c’è gia !

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