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Se la separazione di Snam conviene anche all’Eni

– Il 19 gennaio il decreto liberalizzazioni approderà al Consiglio dei Ministri. In questi giorni si anima il dibattito riguardo alle misure da adottare per promuovere la concorrenza nel settore energetico. Resta sul tavolo l’ipotesi dell’unbundling nel gas, ossia la separazione di Snam, che gestisce la rete infrastrutturale, da Eni.

La creazione di un gestore indipendente assicurerebbe la parità di accesso alla rete a tutti gli operatori. Ad oggi, infatti, si assiste al paradosso per cui un’impresa che vuole importare e vendere in Italia il gas di cui si approvvigiona deve chiedere ad una società controllata dall’Eni, suo concorrente, il “permesso” per accedere al mercato attraverso i gasdotti che Snam gestisce. Il decreto legislativo 93/11, in attuazione della direttiva 2009/73, affida all’Autorità per l’energia elettrica e il gas il compito di vigilare sul rispetto degli obblighi di parità di trattamento tra operatori posti in capo a Snam. Si tratta comunque di meccanismi di controllo costosi e che non garantiscono al 100% la rilevazione delle violazioni poste in essere.

A ciò si aggiunga il fatto che da un’analisi comparata, i gestori di rete indipendenti investono di più, risolvendo le congestioni e contribuendo così a creare un mercato più aperto e contendibile .

Anche da un punto di vista giuridico-legale, lo strapotere di Eni impedisce lo sviluppo infrastrutturale del paese; quanto meno, in virtù delle regole sulla concorrenza come interpretate a Bruxelles, che ha obbligato di recente l’ENI a cedere le sue partecipazioni in tre gasdotti internazionali, per chiudere il procedimento di infrazione e porre fine all’abuso di posizione dominante.

Se in Italia il prezzo del gas è tra i più alti in Europa è evidente che l’integrazione verticale tra Eni e Snam non dà buoni frutti.

Il terzo polo preme sull’acceleratore delle riforme e nel pacchetto di proposte illustrato a Monti da Lanzillotta (Api) e Della Vedova figura anche la separazione proprietaria tra Snam e Eni.

Catricalà, in un anelito sincero alla libertà di mercato e alla concorrenza ha in un primo tempo prospettato tale ipotesi, salvo mostrare più cautela quando evidentemente la lobby ad essa contraria si è fatta sentire. Serve l’incoraggiamento delle forze politiche che sostengono il governo. Nel Pdl si attende che l’adagio secondo cui “sono ben altri”, rispetto alle farmacie e i taxi, i settori da liberalizzare per sbloccare gli ingranaggi della competitività frenati dai poteri forti si converta in proposte concrete come questa.

Nessun aiuto, invece, pare poter venire dall’Italia dei Valori, secondo cui «Snam sta bene come sta». Argomenti a favore, l’importanza di difendere i campioni nazionali.

Peccato che secondo uno studio di Knight-Vinke, la struttura anomala di Eni determini una forte sottovalutazione del valore dell’azienda e dalla separazione tra Eni e Snam le stesse acquisirebbero un valore aggiunto di circa 50 miliardi di euro di capitalizzazione.

C’è poi da dire che separare le due società non significa, come intende l’IDV, svendere la rete a stranieri la cui unica ambizione nella vita è lasciare gli Italiani a secco di gas. Anche ammettendo l’opportunità di tenere la rete, in quanto infrastruttura strategica per la sicurezza del paese, sotto il controllo di un azionista pubblico, (si parla dell’ipotesi di costituire un unico gestore delle reti, misto pubblico e privato, che grazie alla più alta capitalizzazione potrebbe più facilmente far fronte agli investimenti), l’unbundling permetterebbe a Eni e al suo azionista di maggioranza di agire con più flessibilità nel mercato dei capitali.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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