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Il Risorgimento laico che parla di riforme urgenti oggi

– Confesso di non andar matto per il genere del parallelismo forzoso che tanto spesso accompagna i topoi della politologia contemporanea (ascesa e declino dell’Impero Romano-ascesa e declino dell’Impero Americano; nazional-socialismi degli anni Trenta del XX Secolo-autoritarismi dell’oggi, ecc.).

Quando, però, l’indagine storica e politica si concentra su un periodo e prova a tracciarne degli epigoni o, quantunque, dei fenomeni similari, il discorso si fa meno semplicistico e più interessante. Operazione riuscita per “Risorgimento Laico” di Massimo Teodori (Rubbettino, 2011); l’operazione sarebbe stata, dicevamo, riuscita, a priori, perché nella breve appendice documentale c’è comunque molto di significativo e spesso dimenticato (interventi, tra gli altri, di Cavour, Croce, Nathan).

Però, la ricerca non ha remore a toccare punti scottanti e perciò va valutata anche per gli spunti più contemporanei. Teodori non sembra fare il disfattismo che piace spesso a Sinistra e altrettanto spesso a Destra: ci tiene a chiarire che nella società italiana il riconoscimento di principio della libertà religiosa non è in pericolo, come pure chiarisce che le storiografie partigiane e clericali non valgono a far crollare lo specifico di un contributo cattolico intellettuale anche nel processo di unificazione. Quantificarlo e andarlo a rivedere, mentre ben diverse erano le posizioni del vertice ecclesiale, è altro discorso. Teodori identifica due periodi di maggiore interesse, peraltro immediatamente successivi all’unificazione: il 1861/1875-76, contraddistinto da governi della cd. “Destra Storica”, e il decennio successivo, dove a talune incongruenze pratiche nei governi della Sinistra corrispose, tuttavia, la specificazione di nuova soggettività politica ai suoi estremi e un filo conduttore comune, quantomeno sul piano istituzionale, nei rapporti conla Santa Sede.

Il rischio della semplificazione può esistere ed è benvenuto in un pamphlet; poi, il recensore può riavvolgere il nastro e complicare le cose. Indubitabilmente la Destra liberale e il fronte dei moderati, contraddistinto anche da personalità di osservanza cattolica, furono più concilianti nei toni, col Soglio Petrino, e più spigolosi nella vera e propria massa di provvedimenti approvati; la Sinistra fu più coriacea nel linguaggio propagandistico (come lo fu, con una qualche diversità d’accenti, la stessa Massoneria del tempo), ma dal punto di vista amministrativo dovette sembrare non del tutto coerente il suo programma riformatore, alla prova dell’attuazione pratica. Una cosa Crispi, altra cosa, anche nella sostanza propositiva e non solo nel più nutrito afflato ideologico, il Manifesto della Democrazia di Garibaldi e Cairoli. Il Legislatore del venticinquennio più direttamente preso in esame da Teodori ha, ben al di là delle differenze parlamentari, un sostrato culturale comune; anche il capitolo dedicato alla “Libera Muratoria” è giocato sul piano della smentita delle versioni di comodo. La realtà delle logge fu anticlericale e, in larga misura, compartecipe, a vario titolo, del processo unitario. Quanto alla sua elaborazione culturale, bene fa Teodori a riportare alcune criticità di Croce, che vedeva nella smania iconoclastica e sferzante di talune riviste un limite, più che un pregio. Insomma: una questione storica non archiviabile.

Ad arricchire il quadro, come per un saggio breve non era, tuttavia, possibile esigere, sarebbe stato da ricordare, ad esempio, il cambio di marcia che connotò importanti riviste d’area clericale (come quella “Civiltà Cattolica” che, al netto della propaganda gesuitica di fine Ottocento, può costituire un buon monitore di come furono recepite dalla gerarchia i provvedimenti ecclesiastici); piacciono, invece, i riferimenti alla cultura di metà del Secolo, dove v’è spazio per ricordare figure di raro spessore ideale e scientifico come Arturo Carlo Jemolo e Francesco Ruffini; non narrasse di un oggi spesso asfittico, si rivelerebbe assai divertente anche la lunga carrellata iniziale su personaggi di quel filone (“ateismo devoto”), spesso inadeguati eredi di Péguy (cattolico per conversione, ma in realtà non praticante), che giornalmente ottengono prime pagine e spazio mediatico condannando a senso unico – cioè, in modo assai poco laico – le leggi sull’aborto, le unioni di fatto, le speranze di riforma del biodiritto… Non sarà il caso di richiamare “corsi e ricorsi”, né quel saliscendi della Storia che marxianamente da tragedia si fa farsa. Ma l’effetto déjà vu è dietro l’angolo.


Autore: Domenico Bilotti

Nato a Cosenza nel 1985, vive e lavora principalmente a Catanzaro (raro caso di mobilità professionale verso Sud). Dottorando di ricerca in Teoria del Diritto e Ordine Giuridico Europeo, si occupa di diritto ecclesiastico, relazioni tra Stati e Chiese, laicità e bioetica. Suoi saggi, tra gli altri, sono pubblicati su riviste e web-zine come: Euprogress, Diritto & Diritti, LiberalCafé, politicamentecorretto, Stato,Chiese e pluralismo confessionale.

One Response to “Il Risorgimento laico che parla di riforme urgenti oggi”

  1. Gianfranco Macrì scrive:

    Ho apprezzato anche io i contenuti del libro di Teodori e le tue, pure interessanti, spigolature a margine. Premesso che non sono uno storico (ma un apprendista giurista), ritengo – da appassionato lettore di quella fase tanto “rivoluzionaria” che fu il periodo 1848-1855 – che la costruzione, dalle fondamenta, dello Stato liberale di diritto (con la Chiesa incapace di cogliere il grande progetto messo in campo dalla Destra storica) rappresenti la più grande esprienza di “messa in forma” di un ideale, le cui tracce andrebbero (in chiave politica) recuperate e offerte al più vasto pubblico possibile.

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