Il referendum è morto ma neanche il Porcellum si sente tanto bene

di SIMONA BONFANTE – La bocciatura era attesa, aldilà degli auspici dei costituzionalisti pro-maggioritario, aldilà delle pretese di un quanto mai patologicamente fuori le righe Antonio Di Pietro; aldilà delle certezze – in realtà opinabili – sull’inequivocabile volontà degli italiani di riportare in vita il Mattarellum. Il referendum è morto, quindi, ma neanche il Porcellum si sente granché bene. Trafitto com’è stato dal quasi milione e mezzo di firme raccolte per chiederne l’abrogazione; umiliato, più ancora che dall’auto-certificazione di ‘ignominia elettorale’ emessa dal suo ormai epico autore, dalla vergogna che ne è derivata ai partiti, ovvero agli establishment che delle liste chiuse hanno fatto un’auto-blindatura oligarchica, insopportabile nel principio quanto nefasta nell’applicazione.

I partiti – tutti – sono insomma stati il ‘palo’ di quel ‘ladro di rappresentanza’ che è il Porcellum. E in una rapina il palo è complice, anche se non lascia impronte sulla refurtiva.
Non i partiti ma gli establishment in gran parte tramortiti – e certo non solo il padrino-padrone Bossi – hanno lasciato che il doberman Calderoli sfoderasse i dentoni, beneficiando poi tutti – ma nelle segrete stanze – del sangue sgorgato ai vinti: gli elettori, i contendenti la leadership, i liberi, i bravi. Con quale risultato? Con quello invero non consueto, di una mobilitazione di massa, affatto coattamente sensibilizzata, contro il gioco sporco della oligocrazia, intendendo con ciò, inevitabilmente, tutto quello che è ‘politica’, senza distinguo. Tutti uguali, tutti porcata.

Se il referendum è morto, però, il Porcellum non è affatto resuscitato. Sono al contrario vive più che mai le ragioni per una normalizzazione vera – e seria – del regime elettorale. Riforma che spetta al Parlamento – e solo a lui. Ovvero alle forze politiche che della ‘parentesi’ tecnica hanno solo da guadagnare: in credibilità riflessa, e nell’opportunità di concedersi alla causa ri-costituente – cruciale più che mai in questa fase che è troppo de-responsabilizzante chiamare ‘crisi’: chiamiamola piuttosto ‘svolta’.

Ci sono argomenti oggettivi a favore di un modello piuttosto che di un altro. Argomenti, per lo più, teorici. Nessun sistema elettorale di per sé, però, fa ‘democrazia‘. E non me ne vogliano politologi e costituzionalisti, ma credo sia vero piuttosto il contrario: che sia cioè la democrazia – ovvero la capacità di tradurre, in maniera trasparente ed inequivoca, il bisogno di rappresentanza in diritto di decisione – ad esser tale davvero solo se in grado di darsi regole universalmente condivise, cioè, capaci di sopravvivere alla contingenza della propria estensione.

L’Italia non ha un’età dell’oro di cui auspicare il ritorno: le maggioranze blindate dell’era berlusconiana hanno espugnato la decisione dalle funzioni di rappresentanza e governo. Eppure era bipolarismo. Il proporzionalismo primo-repubblicano, la decisione l’ha invece annacquata in una forma di para-democrazia parassitaria storicamente non più riproducibile.

Nelle università a numero chiuso accede chi merita. La democrazia rappresentativa dovrebbe funzionare alla stessa maniera. Non tutti possono rivendicare il diritto di parcheggiarsi in un corso di studi – e, prospetticamente, di carriera – professionalmente prestigioso. Non tutti, analogamente, hanno ragione di rivendicare il diritto di partecipare alla cosa democratica. La legge elettorale serve a quello: selezionare chi merita l’investimento – ovvero chi è in grado di renderlo democraticamente profittevole – e chi invece no.

Twitter @kuliscioff


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

4 Responses to “Il referendum è morto ma neanche il Porcellum si sente tanto bene”

  1. silvana Bononcini scrive:

    Simona sai che sono una tua fan…ma stavolta io farei un discorso diverso….
    I miei attempati neuroni mi portano al ricordo di un tempo in cui si presentò un referendum x la riforma elettorale uninominale all’inglese…
    referendum vinto, come l’altro sull’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, ma in italia un risultato che dovrebbe esser cogente è stato vanificato, ed abbiam visto di tutto!
    Tragicamente chi fece quella battaglia e vinse ha poco spazio nei dibattiti televisivi…
    Io non so come fare a dare voce a quei ricordi che potevan essere un bel futuro x il nostro paese ( vedi che è successo in Inghilterra ultimamente ) i tuoi giovani neuroni non ti fan venire qualche idea?

  2. Simona scrive:

    Cara Silvana, hai ragione. Credo anch’io che lo scandalo dei finanziamenti auto-attribuiti dai partiti contro la volontà popolare gridi vendetta. E credo anche che rispetto alla legge elettorale dpla battaglia per l’uninominale all’inglese sia piú attuale che mai. Proprio la recente esperienza inglese peró dimostra come a dispetto di una tradizione politica sostanzialmente bipartitica possano crearsi stalli coalizionali. Se in uk la coalizione funziona, ed é anzi stata improntata da subito ad una piattaforma progettuale chiara e trasparente, da noi, dove i partiti con nulla da dire ma molto da condizionare sono la regola, non l’eccezione, rischieremmo di trovarci sostanzialmente alla medesima situazione di oggi. Il ricatto dei piccoli sui grandi per conseguire l’obiettivo di arrivare al potere, non per agirlo come mezzo per perseguire finalità democraticamente evolutive. Hai letto l,articolo di monsurró sulla dittatura delle masse? Fa riflettere, non trovi? Ti abbraccio

  3. silvana Bononcini scrive:

    Sì Simona, ho letto l’articolo di Monsurrò e son d’accordo…
    Però la riforma uninominale all’inglese porterebbe al massimo a tre partiti, i piccoli inevitabilmente sparirebbero, ci sarebbero collegi più piccoli in cui tu come elettore controlleresti l’eletto e la volta successiva puoi mandarlo a casa.
    In più il partito che vince governa e l’altro controlla, non questa ciofeca tutta italiana; tra l’altro un pacchetto era di 20 referendum, tutti liberali!
    Il problema è che gli italiani hanno capito la differenza mentre la classe dirigente non li vuole. Ma credo che se veramente Pannella lo ripresenta sia da appoggiare il giorno prima! ( almeno io mi attiverò x raccogliere firme ) sperando che i pennivendoli di regime ne parlino e si faccia un dibattito….

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