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Combattere l’abusivismo edilizio salvando il diritto alla casa

– Quando si parla di abusivismo sono fin troppo comuni le frasi fatte e i giudizi netti e incontrastati. Siamo tutti dalla parte della legalità. E chiediamo tutti il rispetto di essa in modo assoluto e senza sconti per nessuno. Ma proviamo a metterci dalla parte dei cittadini, di chi si ritrova senza un’abitazione costata sacrifici di una vita e cerchiamo di capire se solo loro devono pagare lo scotto di un fenomeno ormai decennale. La soluzione è l’abbattimento? E’ lasciare senza abitazione migliaia di famiglie che, se pur colpevoli, hanno potuto operare sulla base di accordi taciti e nella maggior parte dei casi frutto di patti clientelari con i vari amministratori locali? Ripercorriamo le fasi del fenomeno che non ha riguardato solo la Campania, dove proprio recentemente sono avvenuti i primi abbattimenti, ma anche molte altre regioni.

L’abusivismo è un fenomeno che trova la sua origine nel secondo dopoguerra, quando in un’Italia distrutta, le famiglie avevano un bisogno primario da soddisfare: avere un’abitazione anche piccola in cui poter abitare. E spesso le edificazioni avvennero in  <<economia di costruzione>>, ossia nella totale assenza di regole urbanistiche. Furono costruiti interi quartieri non tenendo assolutamente conto dei territori su cui venivano edificati, provocando danni molto gravi al patrimonio naturalistico. Proprio in questo periodo nacque la speculazione edilizia. A partecipare alla realizzazione degli edifici erano parenti e amici dei familiari appartenenti a varie categorie di mestiere, che a turno e anche di notte si aiutavano per costruire intere palazzine. L’esigenza era quella della prima abitazione. Già in questo periodo gli amministratori locali e chi era addetto alla vigilanza, per evitare complicazioni di qualsiasi genere, lasciarono fare facendo finta di non vedere.

Il fenomeno dell’abusivismo ebbe in seguito la sua massima espansione. Nel periodo del boom economico e per tutti gli anni ‘70 la pesante crisi economica, che causò tassi d’inflazione superiori al 20%, provocò una corsa all’edificazione dettata dalla preoccupazione dei civili di mettere i propri risparmi al sicuro, anche a costo di saltare i vincoli di legge e baipassando le limitazioni burocratiche. Il tutto avvenne senza concessioni edilizie e, mentre economicamente crollava il potere d’acquisto, si approfittò della tenuta stabile dei prezzi del materiale edilizio spesso acquistato in evasione fiscale e della manodopera, utilizzata a nero. Fu proprio la corsa all’edificazione delle seconde case a determinare costruzioni in aree dove, oggi, i vincoli paesaggistici non l’avrebbero permesso. Molte furono costruite, infatti, su terreni demaniali di particolare pregio naturalistico causando non solo degrado, perchè edificate senza nessun criterio regolare, ma anche dissesto idrogeologico che sempre più spesso conduce a fenomeni estremi, come le alluvioni. In quel periodo al diffondersi dell’abusivismo contribuirono anche le aziende e i ricchi che ne approfittarono per costruire bellissime dimore da tenere per sè o da rivendere a un maggior costo, ma anche mastodontici hotel con viste spettacolari.  Anche questa volta chi permise tutto questo? Senz’altro una classe politica corrotta che, sottomessa alla pratica molto diffusa del voto in cambio del lasciapassare su alcuni vincoli di legge, fece  finta di non vedere concedendo permessi per avvantaggiare i singoli cittadini e sempre più spesso le imprese edilizie, le grosse società di costruzioni, gli imprenditori. E’ opportuno sottolineare che la gente comune è spesso rimasta completamente ignara di alcuni meccanismi loschi e in molti casi è stata sottoposta a forme di ricatto.

Nel 1985 fu emanata la prima legge in merito, la legge 47/85, che permise la sanatoria edilizia, ossia la possibilità, attraverso un’autodenuncia dell’avvenuto abuso, il pagamento di un’oblazione e una relazione tecnica che dichiarasse la realizzazione corretta dell’opera, di regolarizzare la propria posizione e il fabbricato stesso rispetto alla legge. Negli anni successivi vennero promulgate altre sanatorie, tra queste quelle del 1995 e del 2003, dando la possibilità ai cittadini del condono (annullamento di una pena o di una sanzione) definitivo dell’abitato.

Questo il fenomeno esaminato da un punto di vista economico e sociologico. Ma passiamo ad un’analisi comportamentale dei cittadini che hanno costruito le abitazioni. E chiediamoci se loro, spesso le masse più povere, avevano la coscienza di operare in violazione di legge. E’ più probabile che fossero presi da altri pensieri come quello di migliorare la propria condizione; o dalla preoccupazione di risanare i disastri che una guerra sanguinosa aveva causato; e più tardi, nel periodo del boom economico, dalla necessità di salvare i propri risparmi da una crisi dilagante. E per di più, quando quei comuni civili cominciarono a costruire agirono nella consapevolezza di andare a danneggiare le risorse paesaggistiche presenti in quei territori? E quella gente sapeva cosa fosse il “patrimonio naturalistico”? A testimonianza che all’epoca si fosse totalmente ignari delle tematiche ambientalistiche è che esse vennero affrontate solo a partire dagli anni ’80 in conseguenza delle quali, infatti, venne emanata la legge Galasso (L.431/1985) in cui si elencarono tutte le aree sottoposte a vincoli paesaggistici, dove da allora in avanti sarebbe stato impossibile costruire.

E’ indiscutibile che chi conosceva e chi aveva gli strumenti per impedire doveva impedire allora. Oggi, quello che si può fare è cercare di limitare i danni. La soluzione potrebbe essere quella di uitlizzare in primis regole comuni a tutte le regioni e impedire che si costruisca ulteriormente in aree delicate (zone franose, sismiche, sovrastanti le falde acquifere etc) per non provocare ulteriori danni al paesaggio con conseguenze disastrose per i civili. Ma sarebbe auspicabile che la gente non rimanesse senza un’abitazione, condonando quelle case ormai presenti e abbattendo solo laddove si constatasse un rischio tale da mettere a repentaglio la vita dei cittadini stessi, garantendo però un’abitazione sostitutiva a chi ne venisse privato. Il diritto “alla casa” come «rivendicazione (giuridicamente rilevante) di uno “spazio” nel quale trovi espressione adeguata la personalità umana che si traduca nel godimento durevole di un bene provvisto di qualità idonee a garantire, secondo le esigenze di una società determinata, l’armonico sviluppo psico-fisico dei soggetti insediati nel nucleo abitativo» (U.Breccia), se anche non direttamente enucleato in uno specifico articolo della nostra Costituzione, trova esplicito riferimento in alcuni di essa, come l’art.47 in cui si enuncia che <<la Repubblica favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione>>.

Laddove si tratta di zone molto estese dove l’abusivismo è molto diffuso (la zona del Vesuvio ad es.) sarebbe opportuno far assumere la piena responsabilità delle conseguenze ai cittadini che lì hanno costruito, conoscendo bene i pericoli a cui potrebbero andare incontro. Dare loro la possibilità di scegliere di rischiare la vita e quindi di restare o di rinunciare alle proprie dimore. In questa zona dove la situazione è assai complicata sappiamo tutti che è previsto un piano di evacuazione in caso di eruzione del vulcano.

Si scongiurano quindi gli abbattimenti selvaggi ingiusti e a volte discriminatori.  Perchè è scontato dire che la malattia non si cura quando è già allo stato terminale, ma si previene o si tenta di rimuoverla e debellarla dai suoi primi sintomi. Perchè è ingiusto che debbano pagare le conseguenze di una politica inadeguata, allora come oggi, solo i comuni cittadini e che a salvarsi siano i veri colpevoli di questo fenomeno, perchè loro lo hanno permesso. E’ il momento di iniziare un’epoca che si ispiri al valore della legalità risanando un sistema incancrenito e dettando regole precise, con controlli seri affinchè vengano rispettate, ma senza politiche accanite e trattando la questione con molta attenzione, valutando i singoli casi. E’ inutile nascondere che tutt’ora si continua a costruire abusivamente mentre si abbatte sotto la bandiera della legalità, colpendo solo quelle persone che non hanno nessuno strumento per opporsi e difendersi.


Autore: Maria Teresa Merlino

Laureata presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Firenze. Master in Economia, gestione e marketing dei turismi e dei beni culturali presso la Luiss Guido Carli di Roma. Collaboratrice freelance per il magazine online "Il reporter-raccontare oltre il confine" e per FareItaliamag. Addetto Stampa Pari Opportunità Futuro e Libertà per l'Italia. Consulente Marketing Territoriale.

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