Non solo l’Italia, ma anche l’Europa (e la Merkel) devono pensare al futuro

di BENEDETTO DELLA VEDOVA –

Pubblichiamo il testo scritto dell’intervento pronunciato alla Camera dei Deputati quest’oggi da Benedetto Della Vedova, nel dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio in merito alla politica europea del governo.

Mi si consenta una premessa. Quello che il suo Governo e questo Parlamento stanno facendo, quindi ciò che stiamo facendo insieme in termini di riduzione del deficit dello Stato e di misure per aumentare il potenziale di crescita non lo dobbiamo fare perché ce lo chiede l’Europa o perché l’Europa ci obbliga a farlo. Lo dobbiamo fare prima di tutto perché l’Italia ha bisogno di riforme incisive per tornare ad essere in grado di competere con gli altri paesi, di produrre crescita economica e di assicurare buona occupazione e prospettive di benessere e di progresso civile alle nuove generazioni.

Lo spread , il differenziale nel costo del debito pubblico è diventato giustamente anche se tardivamente un assillo quotidiano per la politica, e ci verrò, ma l’obiettivo strategico deve essere quello di azzerare il differenziale tra la crescita dei paesi occidentali ed europei più virtuosi e la crescita nel nostro paese, che semplicemente non c’è più.

Dal 2000 ad oggi l’Italia è crescita in media dello 0,25% all’anno, meglio solo della terremotata Haiti e dello Zimbabwe (178 su 180, dati Banca Mondiale). La Germania è cresciuta nello stesso periodo del 9%, il Regno Unito del 18%. Un decennio perduto, in cui peraltro il clima macroeconomico non era nemmeno così problematico per l’Italia (almeno non più che per gli altri paesi europei) e in cui il nostro paese ha persino beneficiato della riduzione dei tassi d’interesse, riduzione assicurata dall’ingresso nell’euro.

Certo, la crescita economica, comunque la vogliamo misurare, è un processo complesso che non è possibile realizzare per decreto. I prossimi semestri saranno ancora difficili, ma le riforme di oggi che aumentano il potenziale di crescita dell’Italia ci consentiranno nei prossimi dieci anni di migliorare le nostre performance come e se possibile più degli altri paesi.

Abbiamo colpevolmente perso troppo tempo, per questo oggi dobbiamo muoverci con la massima velocità possibile. Dobbiamo sanare le fratture che penalizzano l’Italia: quella tra nord e sud, tra giovani e meno giovani, tra donne e uomini, tra italiani da sempre e italiani da poco, tra economia legale ed economia illegale caratterizzata da corruzione (pubblica e privata) ed evasione fiscale. Lavoriamo con impegno per sanare tali fratture e questo ci aiuterà a colmare il divario con i paesi più forti.

Dobbiamo decidere oggi pensando al futuro, questa è la grande prova di maturità politica che le forze che sostengono il suo Governo devono dare, che stanno dando e che devono continuare a dare. Ma come l’Italia, così anche l’Europa deve decidere oggi pensando al proprio futuro. E per prima, in Europa, questa responsabilità spetta alla Germania. L’indisciplina finanziaria – che ha reso alcuni Paesi, tra  cui il nostro, particolarmente vulnerabili ed esposti alla crisi dei debiti sovrani – è un pericolo su cui tutti, responsabilmente, dobbiamo vigilare. Continuando a farlo, senza abbassare la guardia. Sui conti pubblici dobbiamo tutti avere le carte in regola e non possiamo illuderci che qualcuno finisca per pagare i nostri debiti. Ma non possiamo sperare, noi tutti cittadini dell’Unione Europea, che l’Europa sopravviva a squilibri commerciali e fragilità monetarie solo accentuando e accelerando il rigore nelle politiche di bilancio.

Alla Germania possiamo continuare a dire dire, con chiarezza, che non vogliamo che paghi una parte dei nostri conti, ma che non può sperare che i suoi rimangano floridi in un’Europa a crescita zero, piena di debitori e povera di clienti. La nostra pubblica opinione, come lei ha detto ieri a Berlino, comprende che i sacrifici anche duri sono il miglior investimento sul futuro del paese, la pubblica opinione tedesca deve comprendere che il successo di oggi della sua economia è certo il frutto dell’impegno nelle riforme, ma è reso possibile in primo luogo dal mercato unico europeo e dalla stabilità monetaria garantita dall’Euro. Se è vero infatti che la crescita tedesca è stata in questi ultimi anni trainata dalle esportazioni, è altrettanto vero che circa la metà di queste esportazioni vanno sul mercato europeo.

La solidarietà europea, che ha giustamente ispirato i progetti di integrazione politica e istituzionale dei padri fondatori, oggi impone una lettura realistica della crisi finanziaria e dei suoi possibili rimedi. Questo chiama in causa le istituzioni comuni, a partire dalla BCE, e non solo quelle nazionali. L’unità politica europea è stato il modo lungimirante con cui i grandi leader politici dei paesi fondatori, nel secondo dopoguerra, hanno reagito alla minaccia della disgregazione politica e della violenza tra gli stati. Oggi può essere un modo per reagire alla marginalizzazione economica e al declino di un continente che, come ha sottolineato ieri la cancelliera Merkel perde inevitabilmente posizioni sul piano dei numeri in un mondo in cui gli equilibri demografici ed economici spostano rapidamente il loro baricentro a sud e a est.

Sul fronte della gestione della attuale crisi dei debiti sovrani, il primo rischio da evitare è quello di chiedere tutto e subito, quello della impazienza che diviene fretta e fa danni tanto irreparabili quanto evitabili.  Se qualcuno pensa che l’Euro sia la somma di 17 sistemi che si devono rapidamente allineare a quello tedesco, io credo che si sbagli. L’euro è ormai un unico sistema con grandi benefici ma caratterizzato da fragilità e squilibri interni che vanno sanati grazie allo sforzo di ciascuna componente, ma il destino è un destino comune.

Il risanamento e le riforme economiche sono un obbligo per tutti, ma se non si vuole essere pericolosamente irragionevoli, bisogna riconoscere che serve tempo, se non si vuole che l’eccesso di medicina causi il decesso del paziente. E’ un dato di fatto. L’Italia realizzerà il pareggio di bilancio nel 2013, in tempi di recessione e con un avanzo primario del 5%. Ciò significa che, senza considerare gli interessi, le entrate dello Stato supereranno le uscite di parecchi miliardi di euro. E questo succederà anche negli anni successivi. Questo è il punto: i singoli paesi, in questo caso l’Italia, stanno facendo ciò che compete loro per non essere più una fonte di pericolo per l’Euro. Per questo hanno bisogno di un po’ di tempo, un tempo ragionevole.

E il tempo è ciò a cui, con spirito di mutualità, l’Europa nel suo insieme deve provvedere a garantire ai singoli paesi perché i loro sforzi abbiano successo e servano poi a tutta l’Unione. Il nuovo fatto fiscale, il fiscal compact, dunque deve essere tanto rigoroso quanto ragionevole nei tempi e negli obiettivi. Credo che i mercati non valuterebbero positivamente impegni irragionevoli destinati a portare a continue revisioni, ritardi e polemiche.

Non possiamo permetterci la fine del patto di stabilità e di crescita, eluso all’inizio da tanti paesi come l’Italia che entrarono nell’euro senza averne ancora i requisiti e poi tradito anche dai paesi più virtuosi per stato di necessità. Ma il nuovo fiscal compact, ripeto ragionevole e rigoroso, invocato fin da subito dal neogovernatore della BCE Mario Draghi deve accompagnarsi, non per gentile concessione ma per lungimiranza, ad una azione incisiva e se possibile definitiva sul fronte della messa in sicurezza dei debiti pubblici dei paesi.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

2 Responses to “Non solo l’Italia, ma anche l’Europa (e la Merkel) devono pensare al futuro”

  1. Piccolapatria scrive:

    Parole,parole,parole…per emettere segnali di fumo retorico. La realtà quotidiana concreta, rappresentata dalla disfatta economica senza ritorno, non tocca i parolai comunque garantiti dal soldo pubblico carpito con qualsiasi mezzo vessatorio ai cittadini impotenti di fronte all’esproprio dei loro sudatissimi risparmi. Le loro private sostanze, estorte in forza di legge, si destinano ad alimentare la fornace delle spese di stato improduttive. Qualsiasi governante, in primis il novello presidente del consiglio, che non si faccia carico di questo, prima di ogni altro provvedimento racconta balle e ci prende per il naso. Nel frattempo ci tramortisce con balzelli che per molti, troppi, saranno così gravosi da lasciarci impoveriti senza speranza di futuro; insomma, la vita grama ,in particolare del ceto medio ormai morente, è una realtà senza soldi disponibili a fare alcunchè, men che meno per favorire, agire e/o operare per gli sbandierati mitici crescita e sviluppo. Senza soldi non si producono cose e/o servizi da vendere – ammesso che ve ne sia la richiesta – e altrettanto senza soldi non se ne può comprare. Mentre continuate retoricamente a trastullarvi negli annunci di “viva l’europa”- “che bravi questi sobri governanti; che cattivi quelli precedenti colpevoli di tutto ” – “pil su e giù”- “pareggio di bilancio” ecc… , non passa giorno che non si abbia notizia che altre -piccole-medie-grandi attività commerciali e/o produttive chiudano i battenti e non si intravede traccia di rimedi, solo parole declinate spesso in anglofonia ingannevole. Dall’alto loco in cui vi siete attruppati in un delirio di autocompiacimento non vi disturbate certo a prendere atto che, per la plebe già desolata, il peggio deve ancora venire. L’ottuso e lamentoso volgo italiota ignorante, però, non capisce che la salvezza economica del paese italia sta, per esempio, nel poter disporre di un maggior numero di taxi “liberalizzatamente” in circolazione!!!

  2. lodovico scrive:

    Caro Benedetto il NOI ed il VOI per un liberale sono concetti inesistenti esiste solo l’individuo che, essendo retribuito per un determinato lavoro, ha le sue responsabilità. Il tuo discorso è valido solo se al posto del noi poni IO, poi trai le conclusioni, se hai sbagliato.

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