Le tasse sono bellissime? No, ma vanno pagate. Intervista ad Alessandro Rimassa

- In Italia la pressione fiscale è arrivata a livelli insostenibili, per i singoli ma soprattutto per le imprese.
La spesa pubblica è stata fuori controllo per troppo tempo e tuttora sembra che non si riesca a trovare né la volontà né la capacità di razionalizzarla, limitandosi a ridurla con tagli orizzontali indiscriminati.
Lo Stato paga con incredibili ritardi le imprese che lavorano per suo conto, ma diventa un fulmine quando si tratta di riscuotere (magari da quelle stesse imprese, nei guai a causa dei pagamenti che non arrivano) i tributi che presume non pagati.
Il sistema fiscale è una vera e propria giungla, e capita spesso che, per ignoranza o per confusione, qualcuno paghi più o meno del dovuto.

La benzina costa troppo e tra le accise che ci paghiamo sopra c’è anche, ancora, quella che servirebbe per finanziare la guerra d’Etiopia.
Lavoriamo fino a fine giugno per lo Stato, senza nemmeno aver vinto un concorso – che fortuna, eh? Nemmeno in Svezia. Peccato che lo Stato non ci paghi, ma anzi, siamo noi a pagare lui.

E quindi? Rivoluzione? Manifestazioni? Votare finalmente qualcuno che faccia qualcosa di liberale? Raccolte di firme? Proposte di legge? Richieste di semplificazione?

No. Chi può evade e tace, e chi non può paga e cerca di darsi pace.
Questa la risposta di molti Veri Liberali® di casa nostra al problema dell’elevata tassazione in Italia.
La risposta alla pressione fiscale insostenibile è, signore e signori, la giustificazione morale dell’evasione fiscale. Non, come credevamo noi ingenui, partire dal presupposto che le leggi vadano rispettate e poi, visto che siamo in democrazia, cercare di cambiarle: no, le leggi si rispettano solo se non creano troppo disturbo, e se poi si viene sanzionati per non averle rispettate, beh, si diventa come minimo martiri della Libertà.

Tanto, come al solito, sono ben altri i problemi: i politici ladri, gli impiegati fannulloni, i giudici comunisti e chi più ne ha più ne metta.

Di quest’atteggiamento diffuso e dei pericoli insiti in esso abbiamo discusso con Alessandro Rimassa, autore di “Generazione Mille Euro” e “Jobbing”, il quale, nemmeno una settimana fa, ha pubblicato nel proprio profilo Facebook una nota  in cui invita tutti all’ “educazione fiscale”.
Partendo dal racconto della vicenda rappresentata nella nota, Rimassa nota come spesso tutti tendiamo a spostare la responsabilità dell’evasione fiscale su qualcun altro, anche in questioni in apparenza piccole e insignificanti come quella di cui scrive. Con ironia, rifiuta decisamente il clima di eroismo che si è creato intorno a lui in Rete perché ha scritto di aver chiesto uno scontrino: ritiene che chiedere e ottenere la ricevuta di quanto si è speso sia e debba essere semplicemente la normalità, per tutti.

Trova poi una correlazione fra l’alto livello di evasione e l’altissimo livello di tassazione: sebbene non si possa concordare del tutto su questo collegamento, si può comunque convenire con lui sul fatto che, se non si è fatto il proprio dovere, non si ha poi titolo a lamentarsi che le condizioni non migliorino.
Rimassa non è certo un ammiratore degli sceriffi di Nottingham de noantri, e riconosce che la pressione fiscale è altissima, che la spesa pubblica va razionalizzata, che sono necessarie liberalizzazioni in tutti i campi e a tutti i livelli per poter ricominciare a crescere; la spettacolarizzazione della lotta all’evasione non gli piace, perché rischia di concentrarsi solo su poche categorie, demonizzandole.

Il presupposto della società liberale, tuttavia, è che tutti rispettino le regole: una regola che si può aggirare, e che d’altra parte può essere usata per incastrare i propri concorrenti, è una regola che nessuno avrà interesse a cambiare.
Questo è il senso dell’iniziativa di Rimassa, e questo è il punto su cui bisognerebbe concentrarsi se si vuole davvero cambiare lo status quo.

Il resto, l’evasore-parassita come l’evasore-martire, è retorica: utile soltanto a chi vuole che tutto rimanga com’è.

Ecco l’audio integrale dell’intervista a Rimassa.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

2 Responses to “Le tasse sono bellissime? No, ma vanno pagate. Intervista ad Alessandro Rimassa”

  1. felixone scrive:

    finchè resteremo sotto il giogo di giovanardi e serpelloni, la malavita ed il clientelismo la faranno da padroni in italia.
    grazie ai 2 loschi individui, ed alla loro politica di padri padroni, le mafie riescono a mantenere un cospicuo guadagno che, in parte, va a finire nelle bustarelle destinate a politici ed ffoo, che quindi diventano corrotti e corruttibili per altri reati, come appunto l’evasione fiscale.
    anche se arrivassero a processare qualcuno immischiato in questa associazione a delinquere, con i soldi a disposizione ed il potere politico insabbierebbero, come gia fanno da anni, il tutto, e con qualche altra bustarella zittirebbero la stampa nazionale.
    quindi dobbiamo ringraziare il DPA per la condizione in cui ci troviamo, e chiederci, come mai non li abbiamo ancora bruciati vivi

  2. Piccolapatria scrive:

    LUIGI EINAUDI-1907- da un suo scritto sul Corriere della Sera-Imposizione fiscale di allora 25% – Imposizione fiscale attuale 47% virtuale, effettiva oltre il 60% del reddito:

    «La frode fiscale non potrà essere davvero considerata alla stregua degli altri reati finché le leggi tributarie rimarranno vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l’unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco».

    SUPERFLUO OGNI COMMENTO!

Trackbacks/Pingbacks