Clientelismo o servizio pubblico? Sulle liberalizzazioni i partiti scelgano la loro natura

di PIERCAMILLO FALASCA – L’elenco delle proposte tecniche che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha inviato al Governo Monti copre uno spettro amplissimo di settori, suggerendo decine di interventi che bonificherebbero il mercato italiano dalle troppe sacche di privilegio legale garantite ad operatori privati e pubblici, introducendo peraltro paletti molto severi per le pretese burocratiche della PA. Se il provvedimento che l’esecutivo sta redigendo sarà “ispirato” al documento dell’Antitrust, prepariamoci ad assistere alla rivolta dei rentiers: dai liberi professionisti ai farmacisti, passando per tassisti, autotrasportatori, commercianti, edicolanti, amministratori locali e manager di grandi aziende pubbliche.

L’interesse diffuso, colpito dall’esistenza di tanti e gravi posizioni di rendita, non avrà un’eguale forza “politica” nella partita. A volte i danneggiati non sanno nemmeno di esser tali, in un paese in cui per troppo tempo ci si guarda allo specchio sentendosi ontologicamente “operai”, “professionisti”, “pensionati”, “impiegati”, “imprenditori”, ma quasi mai “consumatori” e “contribuenti”. Eppure lo siamo tutti. Altre volte un rentier, che pure da un aumento della concorrenza sarebbe avvantaggiato (un avvocato vorrebbe godere di tariffe migliori nel servizio taxi, un autotrasportatore avrebbe bisogno di carburante a prezzo più basso e così via), preferisce attaccare in toto le liberalizzazioni, perché in fondo il beneficio derivante dalla protezione legale della propria attività sopravanza i costi della mancata liberalizzazione di altri settori. Ci si impicca con le proprie mani, quasi contenti di farlo.

In fondo, è questa la ragione per la quale – pur riconoscendone gli enormi difetti – preferiamo la democrazia e il suffragio universale al corporativismo: fare in modo che le istanze dei singoli cittadini si mescolino, che tutti possano contare ma non troppo, che i partiti politici svolgano un ruolo di agenzie plurali della rappresentanza. Quando invece questi ultimi rinunciano a questo compito prezioso, preferendo la caccia al consenso delle singole categorie, l’interesse generale ad una società aperta e fluida e ad un mercato dinamico e concorrenziale viene drammaticamente meno.

Pensate ad una strada ai cui lati sorgono degli edifici, tre a destra e tre a sinistra. Tutti hanno porte d’ingresso e finestre sulla strada, perché la gente circoli e si abbia luce in casa, ma ognuno serba egoisticamente  l’ambizione ad ingrandire i propri ambienti interni. Come accadeva sovente nelle città medievali, se tutti iniziano a rosicchiare spazio alla strada pubblica per costruire una stanza in più o avere mura esterne più grandi, ad un certo punto la strada diventa un vicolo strettissimo: si transita solo a piedi e con difficoltà; per di più si vive all’ombra. Interessa a tutti che la strada sia ampia, ma a nessuno in particolare.

La politica è un’attività nobile se si occupa della strada, della libertà di circolazione e della luce, non di tutelare la pretesa di questo o quel proprietario d’ingrandire la propria casa. Mario Monti porterà il suo decreto in Parlamento, poi spetterà alle forze politiche mostrare il loro senso di responsabilità. La partita delle liberalizzazioni mette i partiti e i singoli parlamentari di fronte ad una scelta: o si sta con le singole categorie settoriali, perché si ambisce a lucrarne il favore e i consensi, o si serve l’interesse generale della società italiana al dinamismo, alla crescita economica e alla concorrenza del nuovo con il vecchio. Clientelismo o servizio pubblico, tertium non datur.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Clientelismo o servizio pubblico? Sulle liberalizzazioni i partiti scelgano la loro natura”

  1. Vittorio Vezzola scrive:

    Il Governo come la lobby di chi non ha lobby. Sarebbe ora. Vedremo cosa succederà nei prossimi mesi…

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