All’armi siam sfascisti. La Lega molla l’amante e riscopre l’amore

– Vorremmo tutti essere leghisti. E’ divertente essere leghisti. La Lega ci dà la possibilità di essere liberi, di dire tutto e il contrario di tutto e, soprattutto, di poter essere sempre e comunque coerenti. Per anni la Lega si è mossa sul crinale del doppio binario. Da un lato l’appoggio virulento e aggressivo al governo Berlusconi e dall’altro un’incondizionata opposizione tematica. Siamo qui, ma siamo “altrove”. Questo il concept politico della Lega degli ultimi anni. Spalleggiamento ad un governo apparentemente forte ed allo stesso tempo dissidenza.

Come in quei rapporti d’amore nei quali ci si giura fedeltà eterna, ma uno dei due sta lì per convenienza e non fa nulla per dissimularlo, ed ogni due per tre minaccia di fare i bagagli e di andare via. I rapporti di coppia sono spesso strumentali, servono transitivamente per giungere ad altro. Sono quegli amori infelici nei quali uno dei due sa perfettamente che l’altra (o l’altro) prima o poi andrà via. Sono rapporti nei quali uno dei due fa da trampolino.  La Lega è un partito che fa della strumentalità “per interesse” la proprio poetica ideologica.

Una delle più interessanti e fruttuose modalità politiche è quella del “dissenso costruttivo”. Una forma non di contrapposizione, ma di compiuta dialettica interna ad un organico schieramento politico. La Lega, apparentemente, nei confronti di Berlusconi si è mossa in nome di questa logica, ma solo apparentemente. Quello della Lega non era dissenso costruttivo, bensì ricatto. In politica il ricatto è il più grande dei lussi. Un cibo per palati al contempo raffinati e primitivi. Come il fegato d’oca crudo. La Lega si è divertita nel suo amore di facciata per Berlusconi, divertendosi al contempo a minacciarlo e ricattarlo come la giovane fidanzata stronza e in carriera farebbe col vecchio amante potente, ma vecchio e a rischio solitudine.

Ma ora il centrodestra non c’è più. Finalmente la Lega ha lasciato il suo vecchio amante potente pappone, e può dedicarsi alla sua verità. Dopo anni di convivenza, e di guida, dello schieramento politico che negli ultimi tempi ha incarnato gli interessi di censo e reazionari di una forte spalla del paese, adesso la Lega è ridiventato il partito del popolo. Finalmente può dar sfogo alle sue incoerenti compulsioni identitarie. Il partito della pancia del paese. Una pancia anarchica, xenofoba, intollerante, goliardica, padronale e operaia, antiburocratica e familistica, forcaiola e mafiosa, regressiva e rivoluzionaria allo stesso tempo. E’ la stessa pancia che ha prodotto il proto-fascismo rivoluzionario, e che adesso, in scala 1:32, alimenta la Lega.

Questo partito si diverte. Attacca Monti. Lo considera un servo delle banche e dei poteri forti. Un uomo contro il popolo. Un uomo che taccheggia il contribuente. Un affamatore.  Ho sentito un leader della Lega affermare che “il prossimo discorso Monti lo farà da Palazzo Venezia”. Calderoli, indignato, lo addita come uno che dà feste a Palazzo Chigi, a spese del contribuente. I poteri forti, ovviamente, non esistevano nel caso di Berlusconi. Le feste neppure. E i contribuenti non esistevano nel caso dei tagli orizzontali ragionieristici di Tremonti.

I contribuenti sono spesso citati dalla Lega, ma in realtà non ci si riferisce a “contribuenti” nel senso di persone che pagano le tasse, ma nell’accezione di “elettori padani”. Lo sappiamo. Sappiamo anche che Zaja si è indignato, duramente, quando la guardia di finanza si è inopportunamente occupata della fiscalità di Cortina. E sappiamo anche che la Lega ha contribuito ad affossare la “commissione antimafia” del comune di Milano.

In Italia, a sentir la Lega, ci sono tre tipologie di cittadini. Quelli di serie A, autoproclamatisi padani, che possono evadere le tasse, non rispettare le quote latte e non pagare le multe, acchiappare contributi e incentivi, fare sempre e comunque clan, fottersene di tutto e di tutti in nome del fatto di essere la presunta locomotiva economica del paese. E quelli si serie B. Quelli che … brutti e sfigati e mafiosi. Che hanno colpe e nemesi mitiche, e falle genetiche da scontare. Che per colpa loro Roma è ladrona. Poi ci sono i cittadini serie C. Quelli immigrati, che oltre a subire discriminazioni di ogni sorta, per poter lavorare in Italia, per avere l’onore di prendere salari che moltissimi italiani rifiuterebbero, devono anche pagare un balzello annuale per poter validare il permesso o la carta di soggiorno. Siamo alla frutta.

La Lega dice “Roma ladrona” e poi si comporta come se la Padania fosse la brutta copia della Roma imperiale di buona memoria. Il cittadino Romano su tutto. Il cittadino Padano su tutto. Oggi la Lega gioca la più divertente e facile delle campagne politiche. Lo sfascio. Tutto è merda tranne noi. E’ un posizionamento ideologico che finalmente permette al partito di tornare a pescare nella pancia, che permette alla Lega di tornate al suo brodo primordiale, di andare a toccare non la mente ma il fegato degli elettori.

La Lega è attualmente fuori dai vincoli della coerenza intellettuale ma dentro la propria coerenza tematica, ossia, il cinismo. Sperano che la bestia muoia per mangiarne le viscere. Ma quella bestia è l’Italia, mortacci loro.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

One Response to “All’armi siam sfascisti. La Lega molla l’amante e riscopre l’amore”

  1. Dott. Sergio HaDaR Tezza scrive:

    Camice nere, rosse o verdi… Stesso terreno di coltura…stessa base elettorale: il pubblico dei roghi…

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