Mettersi nei panni di alcuni dei protagonisti della vita politica e spiegare cosa questi dovrebbero mettersi nella testa. “Diventare” qualcuno, per meglio dire cosa quel qualcuno dovrebbe diventare o sarebbe meglio (per tutti) che diventasse. Questo è il gioco di Libertiamo per le Feste. Una carrellata di pensierini leggeri e partecipi. Anno nuovo, politica nuova. In precedenza: 1- Claudia Biancotti/Nichi Vendola, 2- Carmelo Palma/Pierluigi Bersani, 3- Giorgio Lisi/Pierferdinando Casini, 4- Sofia Ventura/Matteo Renzi, 5- Piercamillo Falasca/Raffaele Bonanni, 6- Marco Faraci/Angelino Alfano, 7- Pietro Monsurrò/Corrado Passera, 8- Simona Bonfante/Paola Severino.

Cominciamo dai fondamentali: se io fossi Andrea Riccardi, sarei un uomo, un cattolico, un professore, avrei fondato in gioventù la Comunità di Sant’Egidio e sarei diventato, da nemmeno due mesi, ministro. Il nome del mio ministero sarebbe altisonante e vago, ma, volendo prenderlo sul serio (come certamente farei), la vastità del campo d’azione e l’enormità del compito mi spaventerebbero.

Tuttavia, se io fossi Andrea Riccardi, non mi tirerei indietro: non sarei certo il primo, né l’ultimo, “povero cristiano” che intraprende un’avventura grande, difficile e con incerte possibilità di riuscita. Che la intraprende, poi, in mezzo a tanti che si dicono difensori dei Valori cattolici, ma, in realtà, difendono più che altro la loro possibilità d’imporre a tutti la propria visione del mondo; in mezzo a troppi che spacciano il cattolicesimo per mera conservazione dell’esistente, per lo strumento con il quale possono pietrificare per sempre uno status quo in cui stanno comodi.
Se io fossi Andrea Riccardi, pensando a queste persone che brulicano ormai in ogni angolo della politica e della classe dirigente italiana forse mi verrebbe da sorridere. Ricorderei, infatti, non potrei non ricordare, certe parole di Cristo che sembrano scritte, mutatis mutandis, non più tardi di ieri, avendo a mente proprio certi esemplari di cattolico italiano del XXI secolo. Parole che suonano più o meno così:

“Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.”

Se io fossi Andrea Riccardi, non liquiderei, come tanti miei colleghi, con poche e vaghe esternazioni l’aspetto umano e misericordioso del cristianesimo, per poi dedicarmi a svilupparne quello bigotto e inquisitorio a spese dei più deboli; non potrei fare a meno, infatti, di tenere a mente e di comprendere la portata rivoluzionaria di altre parole di Cristo:

“Avevo fame, e voi mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato dell’acqua, ero straniero e mi avete ospitato nella vostra casa, ero nudo e mi avete dato dei vestiti, ero malato ed in prigione e siete venuti a trovarmi.”

Magari, questo sì, le attualizzerei un po’: ci aggiungerei qualcosa come “Ero italiano e vi siete finalmente decisi a riconoscermelo; ero clandestino e mi avete rimandato nel mio Paese senza clamore, anziché rinchiudermi per anni in carceri che, tranquilli, restano sovraffollate e inumane anche senza di me; ero stato insultato e umiliato in tutti i modi da politici che incoraggiavano i sentimenti razzisti del loro elettorato, presentandosi oltretutto come custodi delle Radici Cristiane dell’Europa™, e voi mi avete rispettato e trattato da essere umano.”

Se io fossi Andrea Riccardi, probabilmente non avrei tempo per fare zapping in televisione, e non so se avrei o meno la TV satellitare. Ma poniamo che io ce l’avessi, e che una sera capitassi su un canale che trasmette uno spettacolo di Corrado Guzzanti. Potrebbe essere giusto il momento in cui il comico romano si esibisce in uno dei suoi personaggi più riusciti, Padre Pizarro: un prete cinico e disincantato che, col suo dissacrante accento romanesco, dà per scontate, e anzi addirittura se ne vanta, molte contraddizioni e molte colpe della Chiesa Cattolica.

Certamente, da cattolico, me ne sentirei toccato, e probabilmente offeso; avvertirei probabilmente l’impulso di cambiare canale, di scacciare dalla mia vista quello che mi apparirebbe come un concentrato di luoghi comuni insultanti sulla mia fede. Tuttavia, forse invece resterei a sentire, e arriverei ad un momento in cui il finto prete proclama: “Della vita per noi conta: il concepimento, il parto e il momento prima de mori’. In mezzo ce sta un grandissimo chissenefrega”. A quel punto, starei per sbottare in un verso di esasperazione… e però mi fermerei un attimo a riflettere.

E’ proprio così falso che la Chiesa, e soprattutto la politica sedicente “cattolica”, sembra interessarsi soltanto delle “estremità” della vita umana, preferendo concentrare il grosso del suo peso sulle questioni bioetiche di embrione e fine vita e lasciando ai margini quelle che riguardano la vita quotidiana delle persone? E’ proprio così inverosimile affermare che, almeno nella percezione comune, essere cattolico significa ormai trafficare tra pillole, sondini e carriere mediche, più che aiutare il povero, l’emarginato, il derelitto a recuperare la propria dignità?

No, purtroppo non lo è. Purtroppo sarei costretto a riconoscere che, seppur esprimendosi in maniera “non ortodossa”, Guzzanti evidenzia giustamente uno dei problemi della Chiesa italiana oggi. Insomma, penserei “In fondo ha ragione”. Penserei anche, però, subito dopo: “Ma non dovrebbe aver ragione”. E, da persona che ha speso gran parte della sua vita nel perseguire il più possibile la vera pietas cristiana, m’impegnerei ancora di più.

Farei il possibile, l’impossibile e forse anche i miracoli perché Guzzanti, nel suo prendere in giro la Chiesa e la fede in cui credo, cominciasse ad avere torto. Ma torto marcio.

(s’io fossi quella senzaddìo di Marianna Mascioletti, come sono e fui, invece, il Padre Pizarro di Corrado Guzzanti mi farebbe, come mi fa, semplicemente ridere moltissimo, a crepapelle, perché lo trovo quanto mai azzeccato e intelligente, ben al di là del luogo comune. Ma si sa, io ormai sono senza speranze. Buon anno, everybody)