Il referendum sarebbe utile, ma non per tornare al Mattarellum

di CARMELO PALMA – Ieri 111 costituzionalisti hanno sottoscritto un appello a sostegno dei due referendum elettorali che il prossimo 11 gennaio saranno sottoposti al giudizio di ammissibilità della Corte costituzionale. I due referendum sono in realtà due modi diversi per giungere allo stesso risultato: quello di “ammazzare” il Porcellum per “resuscitare” il Mattarellum.

Dal punto di vista giuridico l’oggetto del contendere è se l’abrogazione delle norme abroganti comporti la reviviscenza di quelle abrogate. Questione spinosa e controversa. Come la Consulta ha ripetutamente affermato, il ritaglio referendario in materia elettorale – dove l’elezione riguardi il rinnovo di organi costituzionali – deve essere tale da garantire, in caso di approvazione, una normativa di risulta “auto-applicativa”. Se dunque, in seguito all’abrogazione del Porcellum, non tornasse in vita il Mattarellum, ma rimanesse, per così dire, un “buco”, entrambi i referendum verrebbero dichiarati inammissibili.

Alla questione, assai dibattuta in dottrina, sono appese le conseguenze politiche della decisione della Corte.

Se i referendum non fossero ammessi, il rischio è che si torni indietro non di una, ma di due leggi elettorali. Che non si torni cioè al maggioritario spurio del Mattarellum, ma al vecchio proporzionale “primo-repubblicano”. L’attuale legge elettorale non sta comoda ai partiti che tengono il banco degli equilibri parlamentari, il PdL e il PD. Ma l’introduzione di meccanismi autenticamente maggioritari e un’accresciuta “territorializzazione” della dialettica elettorale sarebbero per loro molto più scomode. In generale – perché né PD né PdL sono così grandi da giocarsi una partita maggioritaria da soli e l’uno contro l’altro – e anche in particolare perché sia il PdL sia il PD, dopo il sostegno al governo Monti, vivono da “separati in casa” con i propri vecchi e indispensabili alleati (La Lega da una parte, IDV e SeL dall’altra).

Alla fine, se per il PD e il PdL il Porcellum è male e il Mattarellum è peggio, una legge di tipo tedesco – corretta da uno sbarramento robusto e da un moderato effetto “maggioritarizzante” – sarebbe di certo preferibile. E avrebbe il vantaggio di incrociare le preferenze dell’UDC, che guarda a questo sistema anche per stabilizzare il modello della “grande coalizione”.

Se il referendum venisse ammesso e – per le ragioni espresse in precedenza – né il PD né il PdL si sentissero così sicuri da puntare alle elezioni anticipate, si aprirebbe allora una finestra di grande incertezza, ma anche di grandi opportunità. Il fatto che il Mattarellum non calzi a pennello all’attuale sistema politico – anzi stia decisamente troppo largo anche ai partiti più grandi – potrebbe diventare uno straordinario incentivo per tutti a “prendere il largo”. Il piccolo cabotaggio non premierebbe nessuno. La campagna per il No o per l’astensione costerebbe politicamente la vita a chiunque vi si cimentasse. Il referendum sarebbe comunque utilizzato dagli elettori – al di là del merito della proposta – per bastonare il ceto politico e il Mattarellum, entro giugno, tornerebbe ad essere legge.

Che però il Mattarellum non sia in sé una soluzione lo pensano, probabilmente, gli stessi promotori del referendum e di certo i suoi maggiori sostenitori, che ne parlano – più o meno tutti – come di un mezzo più che di un fine. Ma quale fine?

La Seconda Repubblica ha dimostrato che una meccanica maggioritaria non crea, di per sé, un sistema politico maggioritario. Lo “ammucchia” secondo una disposizione formalmente maggioritaria, ma non ne piega la cultura e le attitudini. Il bipolarismo per legge non si fa e quando ci si prova è la legge a piegarsi alla realtà, e non viceversa. Da questo punto di vista, il Porcellum è stata una legge rigidamente bipolare (assai più “costrittiva” del Mattarellum) e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Al contrario, non mancano evidenze di come anche sistemi elettorali proporzionali supportino egregiamente una dinamica politica bipolare (si pensi alla Germania, che è invece la patria di elezione degli anti-bipolaristi italiani).

Il bipolarismo “coatto” ha fallito, ma il proporzionale “puro” non segnerebbe il ritorno all’età dell’oro. Tutte le democrazie mature, al di là del sistema elettorale su cui si appoggiano, sono efficienti perché competitive. Il referendum, al di là delle ossessioni e degli odi fanatici per questo o quell’altro “sistema”, consentirebbe di riaprire una discussione seria sulle preoccupanti derive politico-istituzionali dell’Italia post-proporzionale e post-berlusconiana. Partendo dalla verità più dura e profonda: la democrazia italiana non ha nulla di buono o di utile a cui “tornare”. Deve guardare avanti, non indietro.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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