Il mondo cambia, Napolitano riscopre Einaudi

– Qualcosa sta davvero cambiando nel mondo. L’apertura al pensiero di Luigi Einaudi fatta dal presidente Giorgio Napolitano in una lettera inviata alla rivista Reset apre nel pensiero politico italiano una breccia alla quale i liberali italiani dovrebbero essere molto interessati. Anni di contrapposizione ideologica avevano messo al bando l’idea che stato minimo e concorrenza potessero conciliarsi con giustizia sociale e solidarietà: la riflessione del Presidente – il quale, non dimentichiamolo, ha una lunga storia di militanza nel partito comunista – va oltre la sterile contrapposizione fra ‘destra’ e ‘sinistra’.

Sono circa due secoli che i partiti politici si dividono tra conservatori (destra) e riformisti (sinistra). Questa contrapposizione si è sviluppata fondamentalmente fra gli interessi di quelli che volevano mantenere inalterato uno status quo dal quale traevano vantaggio e quelli di coloro i quali, al contrario, lo volevano cambiare. Con il passare degli anni, questo schema si è strutturato attorno ad ideologie incompatibili fra di loro, pertanto gli esponenti di un partito di ‘destra’ difficilmente avrebbero accettato soluzioni politiche offerte da un partito di ‘sinistra’, in quanto erano il prodotto di un’analisi diametralmente opposta. Questo modo di concepire la vita sociale ha contribuito a causare la Guerra Fredda, l’ultimo capitolo dello scontro fra due ideologie pregiudizialmente contrarie alla visione dell’altro.

Francis Fukuyama parlò di ‘fine della storia’ con il crollo dell’Unione Sovietica. Lo scontro fra due diverse visioni del mondo era finito ed il modello occidentale era destinato a divenire dominante. Fukuyama ricevette moltissime critiche per il suo saggio, e vi sono ancora molti dubbi sul fatto che il modello della democrazia liberale occidentale sia l’unico disponibile, ma di certo una contrapposizione ideologica rigida non avrebbe reso possibile il Regno Unito di Tony Blair, il Brasile del presidente Lula, l’Israele di Sharon o la Cina di Hu Jintao. Principi storicamente sia destra che di sinistra utilizzati per affrontare la complessità e le sfide del Villaggio Globale.

La crisi dell’ultimo anno potrebbe aver sollevato il problema anche in Italia. Dopo aver guidato il paese fuori da uno stallo di drammatica pericolosità, il presidente Giorgio Napolitano dà un’altra lezione di maturità alla classe politica italiana rivalutando il pensiero liberale che fa capo a Luigi Einaudi. Il Presidente ha vissuto immerso in quella contrapposizione ideologica a cui ho fatto cenno sopra, ma ciò non gli ha impedito di cogliere come le complessita del mondo moderno non possano essere affrontate con soluzioni politiche classiche.

Napolitano riscopre Einaudi e rivaluta il concetto di stato minimo come via d’uscita alla crisi del debito degli stati. Nel pensiero di Einaudi, una maggiore libertà di impresa si accompagna a maggiori responsabilità dei singoli verso la “riduzione delle disuguaglianze nei punti di partenza o d’arrivo”. Il Presidente sembra auspicare un ruolo di maggior rilievo per gli individui e meno Stato per uscire dalla crisi, soprattutto in Italia, dove “è diventata ineludibile una profonda, accurata operazione di riduzione e selezione della spesa pubblica”.

Cambiare ed andare oltre la quotidianità e gli schemi è concesso solo alle grandi menti in grado di guidare il cambiamento politico, e non solo di assecondarlo. La riflessione del presidente Napolitano è anche la conferma che le società nell’era della globalizzazione hanno raggiunto livelli di complessità tali che difficilmente possono essere rappresentate da forze politiche distribuite su un continuum destra/sinistra. In ogni caso, l’obiettivo di ridurre il peso dello stato nelle società sembra essere un punto di approdo importante al quale il Presidente della Repubblica giunge in una fase storica in cui l’Italia è in cerca di un modello a cui ispirare la costruzione del proprio futuro.

La riflessione del Presidente è partita da un giudizio molto duro sulle attuali classi dirigenti europee le quali non sarebbero all’altezza di proseguire il processo di integrazione europeo avviato con il Trattato di Roma. Secondo Napolitano, l’uscita dalla crisi può essere favorita da ‘apporti di cultura politica che costituiscono preziosi giacimenti ancora insufficientemente esplorati’, partendo proprio dal pensiero di Luigi Einaudi. Che sia il momento buono per il pensiero liberale in Italia?


Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

One Response to “Il mondo cambia, Napolitano riscopre Einaudi”

  1. luigi zoppoli scrive:

    Non solo la lettera, ma nel discorso di capodanno, Napolitano ha pronunciato parole fatidiche quali ” rivisitazione e RIDUZIONE della spesa pubblica” individuata quale canale di spreco, inefficienza e corruzione.

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