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“Se io fossi…”/6 – Angelino Alfano

– Mettersi nei panni di alcuni dei protagonisti della vita politica e spiegare cosa questi dovrebbero mettersi nella testa. “Diventare” qualcuno, per meglio dire cosa quel qualcuno dovrebbe diventare o sarebbe meglio (per tutti) che diventasse. Questo è il gioco di Libertiamo per le Feste. Una carrellata di pensierini leggeri e partecipi. Anno nuovo, politica nuova. In precedenza: 1- Claudia Biancotti/Nichi Vendola, 2- Carmelo Palma/Pierluigi Bersani, 3- Giorgio Lisi/Pierferdinando Casini, 4- Sofia Ventura/Matteo Renzi, 5- Piercamillo Falasca/Raffaele Bonanni

Se io fossi Angelino Alfano avrei davvero pochi dubbi sul fatto che l’attuale fase politica debba essere sfruttata appieno nell’interesse di medio e lungo periodo del centro-destra. Libero dall’urgenza della polemica quotidiana con le opposizioni e dalla necessità di fare l’avvocato di ufficio di un berlusconismo sempre più invecchiato, saprei di avere finalmente il tempo per pensare alla riorganizzazione ed alla ridefinizione del mio partito, il Popolo della Libertà.

Berlusconi lo ha fondato e lo ha portato alla vittoria – ma al tempo stesso lo ha considerato poco più di un proprio comitato elettorale. Nei fatti, in questi tre anni, il PDL è rimasto in posizione defilata, senza mai poter produrre un’elaborazione in grado di orientare la politica nazionale in un rapporto dialettico con il governo. Oggi è tempo di rilanciarlo per renderlo un moderno partito conservatore con una fisionomia ed un’identità che vadano oltre la parabola politica dell’ex-premier.

Sentirei di dover fare soprattutto due cose.
Innanzitutto dare piena legittimazione al mio ruolo, pur senza strappi formali con il Cav, che in modo naturale resterebbe il padre nobile della formazione, se necessario conservando la carica di presidente. Ma il leader politico sarei io e non vorrei esserlo solamente per incoronazione. Al contrario penserei  ad organizzare entro il 2012 un’elezione diretta del segretario, aperta a tutto il popolo del centro-destra – senza aver paura di mutuare una delle poche buone idee che ha avuto il Partito Democratico. So che sarei il favorito, ma non mi piacerebbe “vincere facile”, perché una leadership reale me la potrei costruire solo sul campo.

Vorrei una sfida vera, magari con in campo Formigoni e Alemanno e punterei a portare più di un milione di persone a mettere la croce con convinzione sul mio nome. A quel punto sarei davvero il segretario del mio partito e nessuno potrebbe accusarmi di essere il segretario di Silvio. Estenderei ovviamente le “primarie” anche all’elezione delle cariche locali e favorirei un ricambio generale della classe dirigente del partito e della sua rappresentanza parlamentare, magari introducendo un limite di mandati.

In secondo luogo, il 2012 dovrebbe essere l’anno in cui il PDL ritorna ai “fondamentali”, cioè ritrova il senso del programma di moderazione fiscale su cui Berlusconi ha costruito la sua fortuna elettorale. Ma dopo il sostanziale insuccesso dei governi dei centro-destra rispetto all’obiettivo di riduzione delle imposte, saprei che stavolta alla gente non basterebbero ottimi slogan. Se si vogliono meno tasse, occorrono meno spese. Altrimenti si tratta di chiacchiere. Per promettere con credibilità meno tasse, dovrei innanzitutto avere un piano di rigorosi tagli alla spesa pubblica – ed è quel piano, non la mia poltrona, che dovrei essere pronto a difendere fino alla morte.

Missione impossibile? Non necessariamente. La situazione di crisi potrebbe aiutarmi a far comprendere all’opinione pubblica l’ineluttabilità dei tagli e potrei persino risultare “popolare” se riuscissi a colpire determinate posizioni di rendita all’interno della macchina statale. Su questa piattaforma – “meno tasse, meno spese” – ricercherei poi le alleanze per le prossime elezioni, senza inchiodarmi agli schemi predefiniti di questi ultimi anni.

Smetterei di subire la politica delle mani libere degli altri ed a tenermi le mani libere per una volta sarei proprio io. Alle elezioni ci andrei con chi “ci sta”, che sia la Lega, il Terzo Polo o magari anche il PD – non per disfare il bipolarismo, ma per ricostruirlo sulla base di polarità diverse, effettivamente ancorate al confronto tra programmi.

Insomma, al voto del 2013 non ci arriverei certo impreparato, ma deciso invece ad inaugurare da protagonista una fase nuova della nostra politica.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

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