Proposta modesta (e liberale) di fine anno per il canone RAI

di SETTIMO LAURENTINI – Siamo in chiusura del 2011. Dal nostro “piccolo mondo antico” ci sentiremmo, dunque, in tempi di buoni propositi, di dare un consiglio a questo governo che vediamo alquanto traballante, se non altro perché accusato dai suoi detrattori di avere solamente aumentato le tasse. Il consiglio prende spunto dalla campagna degli organi di informazione più vicini al PDL, ovvero “Il Giornale” e “Libero”, contro l’aumento del canone RAI. Chi scrive da tempo sarebbe favorevole alla privatizzazione della RAI e quindi all’eliminazione del canone. In questa fase di incertezza politica, tuttavia, ci sentiamo di ripiegare verso una soluzione meno tranchant, ma propedeutica a quell’obiettivo.
Caro Presidente del Consiglio, faccia uno sforzo: le nuove tasse arrivano da tutte le parti, ce ne tolga almeno una vecchia. Il canone RAI, per la precisione. E’ giusto in tempo, deve ancora partire la campagna abbonamenti 2012! Non le chiediamo nemmeno di eliminarlo del tutto: ci basterebbe vederlo ridotto a 40 euro per l’anno prossimo. Qualcuno della RAI o qualche vecchio statalista di quelli di cui in Italia non c’è mai penuria ci chiederà: e dove li prenderà, poi, povera mamma RAI, i denari per restare sul mercato? Se proprio avessimo voglia di essere cattivi risponderemmo che, canone o meno, li recupererebbe agevolmente, se si decidesse a interrompere centinaia se non migliaia di collaborazioni inutili quando non dannose, decise nel corso dei decenni dalle diverse amministrazioni, nella miglior tradizione nazionale di lottizzazione e clientelismo.

Ma è Natale, e a Natale, si sa, siamo tutti più buoni, liberisti selvaggi compresi. Vediamo allora, con umiltà, di trovare una soluzione che metta insieme l’esigenza di ridurre una delle tasse più odiate e mantenere l’economicità di una delle aziende più lottizzate e mal gestite d’Italia.

Nel 2010 il canone ha fruttato alle casse della RAI circa 1.500 milioni di euro, che equivalgono, tenendosi larghi, a circa a 14 milioni di apparecchi denunciati e paganti. Notizie di stampa, confermate anche dalla RAI, stimano l’evasione in circa 750 milioni di euro. Quindi complessivamente gli apparecchi televisivi in Italia dovrebbero stimarsi in circa 21 milioni, di cui 14 milioni regolarmente denunciati e paganti e 7 milioni non paganti.

La RAI, come è noto, ha due fonti di ricavi: la pubblicità, da cui ricava circa 1 miliardo di euro l’anno, e il canone, che vale 1.5 miliardi di euro. Non riesce tuttavia a mantenere una gestione economica in attivo o in pareggio, vuoi per le influenze deleterie cui abbiamo accennato in precedenza, vuoi per una strategia che si può intuire volta a tutto, ma di certo non a mantenere od incrementare la propria quota di mercato. Come ben sanno gli addetti ai lavori, sostenere che nel settore televisivo e della pubblicità televisiva ci sia concorrenza è peccare d’ingenuità. Tuttavia, pur avendo una quota di mercato di circa il 40% (il cosiddetto share), ha solamente il 20% della raccolta pubblicitaria, per i tetti imposti alla raccolta pubblicitaria della concessionaria pubblica da parte della cosiddetta legge Gasparri.

Cambiando una “riga” della legge Gasparri, quella del limite all’affollamento pubblicitario, la RAI (dato che il mercato della pubblicità televisiva è un mercato anelastico) si garantirebbe almeno 1 miliardo di euro di ricavi in più, portando quindi la raccolta pubblicitaria a 2 miliardi di euro. Stimando poi che una diminuzione del canone, soprattutto se accompagnata da un inasprimento delle sanzioni, possa portare ad aumentare la base dei “paganti”, fino a giungere a circa 18 milioni (4 milioni in più di quelli attuali), ecco che la RAI non vedrebbe ridotti i suoi ricavi che resterebbero intorno ai 2,72 miliardi di euro, ma nelle tasche degli italiani resterebbe circa 1 miliardo di euro in più.

Quanto ai puristi che avrebbero da ridire sulla liberalizzazione dell’affollamento pubblicitario della televisione pubblica, consiglieremmo loro di “premere” sui propri rappresentanti in Parlamento perché legiferino sul mercato della pubblicità (sulla scia della Legge Sapin vigente in Francia fin dal 1993!) al fine di disporre una seria regolamentazione dei prezzi e dell’intermediazione degli spazi pubblicitari. Un altro consiglio utile è quello di cominciare a sollecitare l’Autorità Garante per la concorrenza e il Mercato (Antitrust) e Autorità per le comunicazioni (AGCOM) affinché si occupino degli assetti concorrenziali nel mercato della pubblicità.

Il canone è una tassa troppo alta. Il tetto alla pubblicità Rai è un sussidio troppo palese a Mediaset. Professor Monti, ci tolga i due terzi del canone facendolo pagare al mercato, e soprattutto faccia capire a tutti i suoi detrattori che lei aumenta le tasse quando deve, ma le diminuisce quando può, senza temere le ritorsioni di nessuno. E poi, professore, ci pensi: quando le ricapita di avere dalla sua parte Feltri, Sallusti e Belpietro?

Non sarà questo a farla cadere, anzi la rafforzerà agli occhi dell’opinione pubblica, bilanciando almeno in parte l’immagine del “cattivo” che li sta spennando. Su questo luogo comune in molti le stanno scavando la fossa. Li stupisca e ci stupisca in positivo, cominciando da qui l’auspicato “shock fiscale”.

Incidentalmente, buon 2012.


Autore: Settimo Laurentini

Nasce nel 1960 a Milano, dove attualmente vive, dopo aver trascorso gli anni Ottanta a New York e il periodo dal 2000 al 2006 a San Pietroburgo. Analista finanziario, pittore a tempo perso.

5 Responses to “Proposta modesta (e liberale) di fine anno per il canone RAI”

  1. prmesso che anche io sono favorevole alla privatizzazione della rai,

    vorrei dire che il canone non è alto per il servizio offerto dalla rai (rai sport, rai news, rai movie, vari canali generalisti, radiorai) .

    la modifica della legge gasparri è un’ottima trovata ma deve precedere la diminuzione del canone rai altrimenti si tolgono risorse certe alla rai senza dare la certezza di recuperarle altrove.

    in secondo luogo, più che inasprimento delle pene contro gli evasori, si dovrebbe rivedere il metodo del pagamento. magari legandolo alla corrente elettrica(ed eventuale disdetta nel caso non si possieda apparecchio televisivo) oppure spalmandolo sulla dichiarazione dei redditi(in tal caso sarebbe anche progressivo).

  2. Paolo scrive:

    Il primo che “abolirà” il canone, semplicemente nascondendone il gettito con un “ritocchino” ad un’accisa, ad un bollo, ad una tassettina… si guadagnerà l’affezione dell’elettorato… a saldi invariati!

  3. Alberto scrive:

    Mi unisco all’appello sopra citato. Sagge parole!

  4. Luigi scrive:

    Se,come suggerito, si tocca la legge Gasparri Silvio organizza un esercito, è certo.

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  1. […] di strano per un’azienda che, non sapendo più a che santo votarsi pur di recuperare i circa 750 milioni di canone evaso, ci provava con un Beato: […]