Categorized | Economia e mercato

Nel 2012 pagheremo duemila euro a testa per interessi sul debito pubblico. Auguri

– Il calo dei rendimenti dei titoli di Stato collocati mercoledì scorso ha dato sollievo alle borse e prima ancora, in prospettiva, alle tasche degli Italiani.

Lo Stato pagherà un rendimento del 3,251% per i 9 miliardi di BOT emessi mercoledì, contro un rendimento del 6,504% di fine novembre. Un punto percentuale in più o in meno di rendimento equivale quindi a 90 milioni di euro di oneri sul debito pubblico a gravare sul bilancio dello stato. Anche i CTZ (1,733 miliardi di euro) hanno trovato acquirenti. Il rendimento è stato fissato al 4,853%, contro il 7,184% di appena un mese fa. Anche in questo caso un punto percentuale in più o in meno avrebbe fatto la differenza, dato che equivale a 17 milioni di euro.

Più controversa la lettura dell’asta di giovedì. I rendimenti sono scesi, ma per spuntare un tasso più basso sui debiti contratti è stato ridotto l’ammontare di titoli di stato piazzati sul mercato: 7 miliardi di BTP anziché 8,5. Era un’asta aperta, per cui lo stato italiano di fatto poteva decidere quando i margini di aumento del tasso di interesse era tale da rendere preferibile il rinvio del collocamento dei titoli.

Il rendimento riconosciuto è stato del 5,62% sui BTP a tre anni (contro il 7,89% di novembre) e del 6,98% sui BTP a 10 anni (contro il 7,56% di un mese fa).

Ma perché questa esasperata attenzione a un dato che non è mai stato considerato così rilevante per l’opinione pubblica? Probabilmente sarebbe più corretto chiedersi perché si è covata una bomba ad orologeria in questi anni senza che fosse data priorità alla piaga del debito pubblico.

Il debito pubblico italiano ammonta a circa 1900 miliardi di euro. Quanto costa ogni anno agli Italiani il debito accumulato in decenni di spesa pubblica crescente, illusioni keynesiane e politiche di acquisto del consenso? Nel 2010, quando ancora lo spread era al massimo un dessert alla banana per i più, gli interessi passivi pagati dallo stato, al netto di eventuali redditi da capitale, già ammontavano a 79,35 miliardi di euro, pari a circa il 5,3% del PIL e al 4,2% dello stock di debito. In ultima analisi, il costo del debito viene riversato sui contribuenti: nel 2010 era pari a 1300 euro all’anno per abitante, bimbi inclusi.

Un pensiero che davvero mette l’angoscia è pensare, in concreto, cosa significhi dover pagare con le tasse e con il proprio lavoro non solo il debito pubblico, ma i relativi interessi passivi. Prendiamo una giornata canonica di 8 ore. Ebbene, il valore creato attraverso il proprio lavoro ogni giorno nei primi 25 minuti va a finire alla voce “oneri sul debito pubblico”. 

Dall’adozione dell’euro ad oggi, i tassi di interesse dovuti ai compratori di titoli di stato erano più o meno allineati a quelli pagati dai contribuenti tedeschi. Con la crisi, un paese come l’Italia, gravato da un debito pubblico esorbitante, deficit costanti e da tassi di crescita cronicamente vicini allo zero, si è trovato più esposto alle intemperie e ad un crollo di fiducia degli investitori.

Se fosse confermato il trend dei mesi scorsi, gli oneri sul debito continuerebbero a tendere a valori insostenibili per le casse dello stato e, di riflesso, per le tasche degli Italiani.

Tassi di rendimento più alti del 50-60% porterebbero nei prossimi anni a sforare i 100 miliardi di euro di spesa pubblica per interessi, virando verso i 120-130 miliardi di euro l’anno. Il doppio del valore dell’ultima manovra, secondo le stime della CGIA di Mestre, 5 volte secondo i calcoli del governo. Per i conti di casa, un costo di 650-700 euro all’anno in più, rispetto ai 1300 attuali, per ogni Italiano. O un quarto d’ora di straordinari in più ogni giorno.

 

 

 


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

3 Responses to “Nel 2012 pagheremo duemila euro a testa per interessi sul debito pubblico. Auguri”

  1. Giacinto Bruno scrive:

    Ottimo.

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] l’italiano medio, fa due conti: “salvare l’Italia” gli costerà qualche migliaia di euro in più quest’anno. Il pensiero lo innervosisce, e quando è nervoso, non ci son santi, sente il bisogno […]

  2. […] per portare stabilmente il bilancio in pareggio, e frenare la corsa del debito pubblico, che costa agli italiani oltre il 5% del PIL ogni anno. Un aspetto non trascurabile è l’effetto spiazzamento dei titoli […]