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“Se io fossi…”/3 – Pierferdinando Casini

– Mettersi nei panni di alcuni dei protagonisti della vita politica e spiegare cosa questi dovrebbero mettersi nella testa. “Diventare” qualcuno, per meglio dire cosa quel qualcuno dovrebbe diventare o sarebbe meglio (per tutti) che diventasse. Questo è il gioco di Libertiamo per le Feste. Una carrellata di pensierini leggeri e partecipi. Anno nuovo, politica nuova. In precedenza: In precedenza: 1- Claudia Biancotti/Nichi Vendola, 2- Carmelo Palma/Pierluigi Bersani

S’io fossi Pierferdinando Casini, approfitterei delle vacanze di Natale per seguire il consiglio dell’amato De Gasperi :

prendetevi il diritto di non frequentare qualcuno, il cui contatto non vi sia utile…Tutte le grandi opere sono nate nel deserto.

Ecco, s’io fossi lui mi prenderei una vacanza non solo dai vari Vespa, Floris, Formigli e compagnia cantante, ma anche da comizi, convegni e seminari e mi interrogherei a fondo, in quella “solitudine che arricchisce”, su quale sia la “grande opera” a cui oggi una lunga e gloriosa storia politica come quella dei cattolici popolari è chiamata a dare il suo contributo originale.

Leggerei e rileggerei il sondaggio IPSOS  commissionato dalla fondazione Achille Grandi  e in particolare quel dato eclatante: sempre meno cattolici ritengono necessario che esista un partito che li rappresenti: 9% contro il 22% del 2007. Ma come, mi chiederei, davvero il “progetto politico di Todi”, benedetto dallo stesso Bagnasco, il capo dei vescovi italiani, ha così poco appeal? Poi sgranerei gli occhi di fronte a quell’altro dato: sale dal 39% al 47% la convinzione che la politica debba essere laica e saper trovare una sintesi tra i valori cattolici e le diverse culture.

Di dati ce ne sono anche molti altri , ma questi due mi sarebbero più che sufficienti. Per cosa? Per tornare ancora a De Gasperi, e alla sua lezione mai abbastanza ascoltata e meditata, in primis da me. Al punto che un passaggio chiave del suo pensiero politico me lo sono fatto scippare proprio da quel mio amico laico di nome Gianfranco Fini, alla presentazione della monumentale opera del prof. Pombeni sui discorsi di De Gasperi:  Rispondendo ad alcuni critiche mosse da Padre Gemelli al Partito popolare di Sturzo – ricordava Fini qualche tempo fa alla Camera – il futuro statista osservò che un moderno partito cattolico doveva avere ben chiaro

fin dove debbasi invocare l’autorità della Chiesa e ove cominci la libera e soggettiva applicazione, diversa secondo i luoghi e i tempi, e tale da implicare soltanto la responsabilità dei cattolici di un dato luogo e di una data epoca, organizzato in un partito politico.

Cribbio, mi chiederei – con un omaggio verbale al mio antico compagno di strada – ma che sia questa la formula magica di quel successo pieno che ancora non arriva? Non è servita la rovinosa caduta del “gentiloniano” Cavaliere (cui tutte le “contestualizzazioni” di molti volenterosi porporati non sono alla fine servite); non è bastato il governo serio e sobrio di Monti (con dentro più di un terzo di “todisti”); non sembra funzionare nemmeno il sostegno collaterale di CISL, Coldiretti, Confcooperative, Finanza bianca e gran parte dell’associazionismo e volontariato cattolico…

Il desiderio di esserci, di contare, di ricostruire il futuro di questa nazione i cattolici ce l’hanno eccome, ma perché non vogliono un bel partito che faccia della “non negoziabilità” il suo cavallo di battaglia? Perché si ostinano a pensare che il “bene comune” che sempre le amate gerarchie ecclesiastiche richiamano non possa essere indicato sic et simpliciter da noi e ci si debba invece imbarcare in una lunga, estenuante, faticosissima discussione anche con chi è “extra ecclesiam” ma vive pur sempre in questo Paese?

Riflettendo e meditando, lontano dal chiacchiericcio dell’avanspettacolo quotidiano della politica italiana e dal gioco del risiko che – lo confesso – a volte mi piace tanto, alla fine la risposta mi apparirebbe nella sua solare evidenza: i cattolici italiani sono assai più degasperiani di me e di tanti miei amici cardinali. E mi tornerebbe alla mente quello che disse il fondatore di tutta questa storia politica in cui sono nato e cresciuto e che vorrei continuasse ad essere utile  e feconda per questo Paese :

E’ superfluo dire perché non ci siamo chiamati ‘partito cattolico’: i due termini sono antitetici; il cattolicesimo è religione, universalità; il partito è politica, è divisione. Fin dall’inizio abbiamo escluso che la nostra insegna politica fosse la religione, e abbiamo voluto metterci chiaramente sul terreno specifico di un partito, che ha per oggetto diretto la vita pubblica della nazione (Luigi Sturzo, I° Congresso del PPI, 1919)

In quel momento, nel silenzio della mia cameretta, la strada mi apparirebbe finalmente chiara e subito chiamerei al telefono i miei amici Gianfranco, Francesco, Raffaele, Beppe, forse anche Roberto ed altri ancora e direi loro: “Amici, facciamo una cosa insieme, davvero insieme, una “grande opera” per il bene di questa nazione e dei suoi figli, credenti o non credenti che siano…Gli Italiani sono pronti. Anzi, sono già più avanti di noi…”.


Autore: Giorgio Lisi

Riminese, 55 anni, laureato in lettere, arriva alla politica dalla militanza nell'associazionismo cattolico (in specie attività e iniziative culturali, tra cui il "Meeting per l'amicizia fra i popoli" di cui è uno dei fondatori). Fa l'amministratore locale per dieci anni (alla Cultura, alla Pubblica Istruzione e ai Lavori Pubblici), poi il Consigliere Regionale e infine, a 43 anni, il Parlamentare Europeo. Ama dire che forse tornerà alla politica attiva quando la monarchia sarà finalmente finita.

4 Responses to ““Se io fossi…”/3 – Pierferdinando Casini”

  1. antonio scrive:

    masterpiece!

  2. mick scrive:

    Caro Lisi,
    magari lei fosse Casini!

  3. Costantino De Blasi scrive:

    La più bella ed efficace sintesi sul nostro l’ha fatta il prof. Antonio Martino: “Casini è convinto di chiamarsi Arnaldo”

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