– Lo scandalo di questa settimana, negli Stati Uniti, si chiama Ron Paul. I suoi avversari nel Partito Repubblicano si sono accorti che non è affatto un candidato di folklore, ma un possibile vincitore del caucus nell’Iowa (che si terrà la settimana prossima) e delle primarie del New Hampshire. E dunque tocca anche a Paul, finora risparmiato, finire nel tritacarne dei media e dei new media. Visto che scandali sessuali (come Herman Cain) non ne ha, e nemmeno divorzi chiacchierati alle spalle (come Newt Gingrich), oltre a non avere il problema dell’incoerenza sulle posizioni politiche (come Mitt Romney), gli avversari di Paul hanno tirato fuori dal cappello a cilindro la vera arma finale: il suo libertarismo.

La prova che Ron Paul è libertario è la sua newsletter dei decenni scorsi.
Ma leggendo le frasi dello scandalo (di cui Ron Paul sta rinnegando la paternità), non leggiamo del razzismo, ma molto spirito politicamente scorretto. Come quando dice: “L’ordine fu restaurato a Los Angeles (nel 1992, ndr) solo quando giunse il momento, per i neri, di ritirare gli assegni del sussidio statale, tre giorni dopo che la ribellione era iniziata. Che cosa sarebbe successo se non fossero mai arrivati gli assegni? Non v’è dubbio che i neri avrebbero privatizzato completamente lo Stato sociale continuando a saccheggiare. Ma sono stati pagati e il saccheggio è finito”. Di Martin Luther King dissacra la predicazione, affermando che: “ha rimpiazzato il male della segregazione forzata con il male altrettanto grande dell’integrazione forzata”. La “discriminazione affermativa” è lì a testimoniare l’ingiustizia dell’integrazione forzata.

Omofobia? Ron Paul è religioso. Ma intende lasciare piena libertà ai singoli stati sulla legislazione sul matrimonio gay. Le frasi dello scandalo della sua newsletter sono poco più che battute. Cattivo gusto, d’accordo. Ma l’omofobia è un altro discorso.
E’considerato persino militarista, perché ha difeso le milizie territoriali, anche quelle più anti-governative. Il fatto è che la milizia è stata la prima forma di esercito americano, è una tradizione. Ed è una tradizione libertaria: uno strumento di difesa popolare da un eventuale autoritarismo statale.

Quanto all’antisemitismo, la critica che gli viene mossa è per la sua difesa della libertà di stampa dei negazionisti. Ma anche in questo caso, non è il negazionismo in sé l’oggetto della sua simpatia, quando la libertà di esprimersi.
Ma l’accusa di essere un anti-semita si salda con la sua ostilità agli aiuti americani ad Israele. Il punto su cui battono maggiormente i suoi avversari è infatti, giustamente, la sua politica estera. Un ex collaboratore di Ron Paul, Eric Dondero, l’ha definita una strategia “lunatica”. In realtà, di lunatico c’è poco: è puramente non-interventista. Se Paul cambia idea, è solo perché vuol sempre andare un gradino più indietro rispetto all’intervento che viene proposto. Nel 2001 era scettico sull’intervento in Afghanistan (dopo l’11 settembre!) e stava per votare contro. Alla fine è stato “forzato” a votare a favore. Più che comprensibile per chi conosce i libertari: il filosofo ed economista libertario Murray Newton Rothbard era talmente convinto dell’illegittimità dello Stato che si opponeva (in linea teorica) anche alla risposta militare ad un attacco nucleare al suolo degli Usa. E’ strano, semmai, che Paul sia stato convinto a votare per l’intervento. Eric Dondero ritiene che Ron Paul sia contrario a Israele, al punto da ammetterne la distruzione da parte degli arabi. L’eventuale distruzione dello Stato ebraico “non è un problema degli americani” ha continuato a ripetere, anche negli ultimi dibattiti, il candidato libertario. Nella sua newsletter incriminata, si legge che l’alleanza con lo Stato ebraico “è un pericolo, soprattutto per i contribuenti americani”. Paul non fa mistero di voler tagliare tutti gli aiuti a Israele. Ma non solo ad Israele. Una vittoria di Paul alla Casa Bianca significherebbe un ritorno degli Usa all’isolazionismo degli anni ’20. Tutti gli alleati europei e asiatici non otterrebbero più alcun dollaro di aiuti alle loro forze armate. Ma sarebbero anche più liberi di spendere e muoversi per la loro autodifesa. Sarebbe un mondo più o meno pericoloso?

L’isolazionismo, comunque, non è un problema che gli americani non possano digerire. Anzi: in questi anni di crisi economica, il 78% voleva il ritiro immediato dall’Iraq e più della metà dei cittadini vorrebbe il ritorno di tutti i soldati da qualsiasi fronte. Il problema di Paul e del libertarismo, in politica estera, è semmai nella sua visione del mondo. Nella distinzione fra il bene e il male. Fra le righe di quel che dice il candidato o di quel che scrivono i suoi maestri, primo fra tutti Rothbard, si trova una radicata convinzione che il governo federale degli Stati Uniti d’America (soprattutto dopo la Guerra Civile) sia all’origine di tutti i mali.

L’ambiente libertario, dopo l’11 settembre, si è diviso fra chi sosteneva: “ce la siamo voluta, col nostro imperialismo” e chi invece: “è opera della Cia. Sempre fra i libertari è diffusa ancora oggi la convinzione che Pearl Harbour (1941) non sia un genuino attacco a sorpresa giapponese, ma il frutto di una cospirazione di Franklin Delano Roosevelt per avere un pretesto per entrare in guerra. Nessun libertario (nemmeno Ron Paul) ha mai considerato giusto inviare truppe in Europa a combattere Hitler. Durante la Guerra Fredda, i libertari erano talmente anti-Washington da apparire praticamente filo-Mosca. “Prendendo la storia del XX secolo nel suo complesso, il più guerrafondaio, il più interventista, il più imperialista dei governi nel mondo, è quello degli Stati Uniti. Il marxismo-leninismo sancisce che qualsiasi imposizione del comunismo con la forza sia quantomeno sospetto e al peggio autodistruttivo per un genuino mutamento sociale. Qualsiasi idea di esportare il comunismo con la forza delle armi sovietiche contraddice la dottrina di Lenin. Lenin e i suoi discendenti contemporanei, per questo, hanno adottato una teoria della coesistenza pacifica come base della politica estera dello Stato comunista. Lo Stato sovietico in sé si dedica a relazioni pacifiche con gli altri Stati e non ha mai tentato di esportare il comunismo con la forza. Così, fortuitamente, i Sovietici sono arrivati a definire ciò che i libertari considerano come l’unico principio moralmente fondato di politica estera, quello non-interventista.” (Murray Newton Rothbard, 1979, scritto dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan).

Nel Manifesto Libertario, lo stesso Rothbard arrivava a difendere il ruolo del Patto di Varsavia: “La Russia deve presidiare l’Europa centrale per impedire che questa si possa trasformare in un’autostrada per un assalto alla Russia stessa. La Russia ha appoggiato governi democratici per alcuni anni dopo la guerra e li ha resi comunisti solo dopo tre anni, durante i quali l’America ha esercitato una pressione ingiustificata e guerrafondaia per cercare di spingere fuori i Russi da questi Paesi alleati. E’ facile comprendere la natura imperialista degli Stati Uniti, che hanno occupato la Germania e l’Italia, di fronte alla quale la reazione dei Russi è giustificata.” (Murray Newton Rothbard, Manifesto Libertario, 1975).

Anche per quanto riguarda Israele, la posizione libertaria non si è mai del tutto limitata a un puro non-interventismo, piuttosto ad un attivo sostegno (se non altro morale) alla causa palestinese: “Lo Stato di Israele, creato e tenuto in piedi dalle potenze occidentali, è un nemico della libertà della popolazione locale. Noi libertari appoggiamo la lotta anti-colonialista e lavoreremo attivamente per sostenere il movimento di liberazione della Palestina. L’eroica lotta degli uomini e delle donne palestinesi, li pone sulla strada della liberazione della loro terra dal giogo israeliano, della scelta fondamentale del popolo palestinese per l’affermazione della giustizia” (Justin Raimondo, 1987).

Ecco: questo atteggiamento, tipico dei libertari, può essere il vero problema per il candidato Ron Paul. Puoi anche dire a un americano: “I nostri alleati si difendano da soli”. Ma puoi affermare che: “noi e i nostri alleati abbiamo sempre combattuto dalla parte del Male”? Anche quando il nemico era Hitler?