di PIERCAMILLO FALASCA – Nella tradizionale conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio, Mario Monti illustrerà alcune delle principali misure che il governo intende adottare nelle prossime settimane per favorire la ripresa. Tra queste, non mancheranno interventi di liberalizzazione di alcuni dei principali settori dell’economia italiana, a cominciare dalla già avviata riforma delle professioni.
Nessuno s’illuda che il governo avrà vita facile: se la forza d’interdizione di tassisti e farmacisti è riuscita a bloccare una parziale apertura dei rispettivi settori, non è difficile immaginare quale potrà la potenza di fuoco di avvocati, commercialisti, notai, architetti, giornalisti e via discorrendo.
Dotati come sono (a cominciare dagli avvocati) di una nutrita rappresentanza parlamentare, i professionisti possono peraltro godere del supporto esplicito di un esponente politico di primo piano, le cui recenti dichiarazioni in materia non lasciano molti dubbi a riguardo.


Prima dichiarazione:

“All’esecutivo abbiamo già detto con educazione, ma con chiarezza, che per quanto riguarda le professioni e altre attività economiche occorre un confronto preventivo. Demagogiche misure a favore delle grandi coop, della megadistribuzione, di gruppi industriali che si fanno foraggiare dallo Stato, possono portare a uno scontro sociale che ci vedrebbe accanto ai danneggiati”.

Seconda dichiarazione:

 

“In materia di liberalizzazioni il Pdl è pronto a fare la sua parte. Ma si tratta di affrontare i problemi veri, non di perseguitare alcune categorie. Bisogna attuare le riforme riguardanti i servizi pubblici locali e contrastare i veri potentati che condizionano la vita economica italiana. Su questo terreno, come del resto abbiamo confermato a Monti nell’ultimo incontro con i vertici del Pdl siamo pronti ad un confronto per la modernizzazione del Paese. Non siamo invece disponibili a colpi di mano unilaterali che creerebbero una forte tensione e, soprattutto se rivolti ad alcune categorie, accentuerebbero le tensioni sociali e non faciliterebbero la vita del governo”.

Di chi si tratta? Di Maurizio Gasparri, of course. Non è dato sapere quanto il capogruppo del PdL al Senato parli a titolo personale o esprima invece la posizione dell’intero suo partito. Certo è che il Popolo della Libertà è stato il vero artefice del fallimento, nell’ambito del decreto “salva Italia”, della liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Non si dimentichi inoltre che il segretario del partito, Angelino Alfano, è stato promotore da ministro di un progetto di riforma delle professioni ordinistiche teso a consolidare le rendite di posizione degli iscritti, non certo a liberalizzare l’esercizio.

Le due dichiarazioni di Gasparri sono un concentrato di benaltrismo, strategia della distrazione e minacce nemmeno tanto velate al governo Monti. La prima esternazione, in particolare, è un capolavoro: induce l’osservatore disattento a credere che i beneficiari delle misure pro-concorrenza siano i fantomatici grandi “gruppi industriali”. All’elettore ignoto e ignaro di centrodestra, Gasparri fa sorgere il sospetto che dietro le liberalizzazioni vi siano in realtà le tanto odiate coop rosse: mettendo in un unico calderone “professioni e altre attività economiche” (il comparto del commercio, è presumibile), l’ex colonnello di AN quasi fa credere che grazie alle liberalizzazioni i grandi supermercati – che peraltro non sono solo cooperative – affameranno in un colpo solo i piccoli negozianti, i benzinai e gli avvocati di provincia.

Se questo è il sentimento prevalente nel PdL, non si andrà molto lontano. Chiunque si sia cimentato in dibattiti casalinghi sulle liberalizzazioni sa quanti falsi miti e visioni dietrologiche occupano l’opinione pubblica: non siamo in fondo tanto diversi dalla folla milanese descritta da Manzoni, convinta che il pane costasse tanto e scarseggiasse per colpa dei fornai che ne nascondevano grandi quantità nei magazzini; non siamo immuni, ognuno di noi, da intimi conflitti d’interessi tra ciò che è giusto e ciò che ci conviene quando si parla del nostro personale settore professionale; da consumatori, siamo giustamente preoccupati dell’oggettiva asimmetria informativa tra noi e il produttore di un certo bene e servizio.

Chi ricopre importanti ruoli pubblici – come Gasparri – ha invece il dovere di essere imparziale, oltre che il privilegio di una visione più lucida e distaccata del reale funzionamento di un mercato. Se invece non ispira a imparzialità e razionalità le sue dichiarazioni e le sue posizioni politiche, sorge il sospetto che sia in malafede. Nel caso di Gasparri – e purtroppo di tanti altri esponenti politici sparsi tra i partiti che sostengono l’esecutivo tecnico – abbiamo un forte sospetto.