Su Bocca, cioé sull’io-giornalismo che non è giornalismo

di SIMONA BONFANTE – Il giornalista racconta fatti di cui è testimone. Indaga, acquisisce prove, consulta le fonti e ne verifica la fondatezza. Dunque, si fa un’opinione. Bocca non fu giornalista, ma militante di opinioni, le sue, assiomaticamente pre-fondative il (presunto) fatto narrato.

Narrato bene, nel suo caso. Talmente bene da renderlo con-vincente. Il fatto ‘fascismo’, il fatto ‘anti-fascismo’. Il fatto berlusconismo e poi l’anti-berlusconismo. E prima ancora l’anti-craxismo, l’anti-capitalismo, il social-civismo oligarchico, sciovinista, ideologicamente indotto.

Dai fatti, ovvero dalle occorrenze materiali ricavabili dai fenomeni da lui esplorati, Bocca prescindeva. Narrava le conseguenze, inducendole dal valore autonomamente pre-attribuitone e non azzeccandoci praticamente mai. Questo è legittimo. Ed all’intellettuale ideologicamente ispirato capita sovente.

L’opera di Bocca, tuttavia, non è informata ad un costrutto ideologico, ma al personaggio ego-concepito, al ‘Io-mito’. Il lavoro di Bocca non è giornalismo, non è neanche propaganda: è la esternalizzazione narrativa di una cosmogonia intima, quella di Bocca stesso.
Anche questo capita sovente, nella mitologia intellettualoide italiana. Il cronista – Saviano, Biagi, Fallaci… – che assurge da testimone a misura – morale oltre che fattuale – delle cose.

Gli occhiali inforcati per osservare e testimoniare il reale che precedono, determinano e sovrastano l’oggetto di osservazione. Nel caso di Bocca, il vissuto politico – così superbamemente incoerente; il ‘percepito’ sociologico – così storicamente aleatorio; il ‘giudicato’ morale – così insopportabilmente elitario. Il giornalismo partecipato, la de-gerarchizzazione delle emittenti di notizie, l’imperiosa necessità della verifica, in una parola il giornalismo 2.0 hanno ucciso l’io-giornalismo di Bocca assai prima che il protagonista stesso passasse a miglior vita.

Resta l’icona. Da incorniciare, come una di quelle riproduzioni pittoriche della presa del palazzo d’inverno, con Lenin svettante sui proletari divenuti potenti. Quei meravigliosi tributi alla iper-realtà di regime si trovano su ebay a prezzi ancora ragionevoli, e non sfigurano affatto nei salotti delle case libertarie, ché anzi è da sempre lì che si coltiva il gusto per la fuga nella narrativa finzionale. Di libri di Bocca, per dire, ne abbiamo tutti più d’uno. Adeguatamente catalogati nelle nostre biblioteche a debita distanza dalla sezioni ‘storia’ e/o ‘attualità.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

2 Responses to “Su Bocca, cioé sull’io-giornalismo che non è giornalismo”

  1. Stefano scrive:

    Ragionamento impeccabile che sottoscrivo pienamente.

  2. enzo51 scrive:

    Di Bocca in Bocca ,si smitizza l’antitaliano più italiano che il giornalismo nostrano può o poteva annoverare.

    E’ stato l’uomo buono per tutte le stagioni;l’importante era,per lui,esserci e mantenere i privilegi che certa casta si è(era)costruita intorno al mito della resistenza.

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