“Se io fossi…”/1 – Nichi Vendola

– Mettersi nei panni di alcuni dei protagonisti della vita politica e spiegare cosa questi dovrebbero mettersi nella testa. “Diventare” qualcuno, per meglio dire cosa quel qualcuno dovrebbe diventare o sarebbe meglio (per tutti) che diventasse. Questo è il gioco di Libertiamo per le Feste. Una carrellata di pensierini leggeri e partecipi. Anno nuovo, politica nuova.

Se fossi Nichi Vendola, inizierei l’anno nuovo leggendo L’umiltà del male. L’agile libretto di Franco Cassano supererebbe senz’altro il (cortese ma fermo, molto fermo) controllo dei miei sorveglianti interiori: l’autore è un po’ libertario e tanto di sinistra, cita con competente disinvoltura la scuola di Francoforte, ha a cuore l’emancipazione dell’umanità, deplora la volgarità della cultura di massa. Non solo, però: deplora anche il narcisismo etico che ci ha fatto perdere quasi tutte le elezioni.

La lettura mi servirebbe, credo. Mi interrogherei, forse con un po’ di disagio, prima di tutto sul linguaggio: per lo più paratattico, professorale, ma come m’immagino le lezioni universitarie in America, sequenze di concetti vestite di parole un po’ fredde. È distante dall’afflato poetico su cui sono germogliati i miei migliori discorsi. Ammetto che tuttavia è nitido, comprensibile. Magari potrei, alle volte, adottarlo?

Qui la forma è sostanza: infatti secondo la tesi centrale del libro noialtri politici buoni, che crediamo in un mondo migliore, continuiamo ad essere scavalcati dai campioni del becero perché guardiamo al grosso della società come ad una mandria di sciocchi deboli. Siamo così presi dalla supponenza di chi si crede giusto e resistente alle tentazioni che quando arriva il male, suadente e capace di parlare a tutti, esso porta a casa ammirazione e consenso, avvelenando i pozzi e dividendo la nostra magra schiera di eroi da tutti gli altri. È questa la forza del capitalismo nel suo lato deteriore: la furia omologante e consumista, di cui Berlusconi è solo un epifenomeno. Ah, se sapessimo solo chinarci sulle fragilità altrui, prima di tutto riconoscendo le nostre. Se sapessimo avere davvero rispetto per tutti, noi alfieri dell’uguaglianza.

Proverei poi a mettere almeno un po’ in pratica quello che ho letto. Magari con un avvio morbido: prima di passare una serata in un’osteria della provincia veneta, scaricherei (legalmente, s’intende) un paio di dischi hip hop. Potrei cominciare da King del Rap, di Fabio Rizzo in arte Marracash, per capire meglio gli stati d’animo, le cifre di comunicazione e le aspirazioni di un ragazzo nato in un quartiere ultrapopolare milanese da una famiglia di immigrati siciliani. Sarà un’esperienza difficile: turpiloquio, maschilismo, rumore rimbombante di batterie elettroniche. Ancor peggio se dovessi andare a un concerto: ragazzi vestiti tutti uguali con marchi statunitensi, tagli di capelli stravaganti, posture aggressive, donne poco vestite, ammiccanti e tatuate. Tutto così lontano dalla mia sensibilità… eppure è questo il proletariato urbano, oggi, mica i giovani impegnati che scrivono  i libri a mio nome. Forse è proprio vero: devo avvicinarmi, capirli, anche se loro il libro non l’hanno letto, e confonderebbero l’autore con l’omonimo calciatore.

Sarebbe, questo, un esercizio di tolleranza: il primo vero da tanto tempo, per me. E forse, dopo qualche settimana di riflessione, mi sentirei aperto a qualche pensiero nuovo; forse mi verrebbe anche voglia di ripensare alla campagna per il taglio delle spese militari. Sta a noi delle sinistre, mi sono spesso detto, porre un argine al potere di quest’ultimo bastione del patriarcato, le forze armate. Dobbiamo censurare la mentalità pregna di disvalori che le anima, ricacciarle nel Medioevo dell’anima da cui vengono. Eppure.

Eppure. Mi è venuta in mente, ieri sera, l’amica Giuliana Sgrena: comunista come me, pacifista come me. Che oggi è viva perché un uomo del sistema che combatto, un poliziotto anzi ancor peggio una spia, s’è fatto ammazzare mentre tentava di liberarla da una banda di balordi iracheni. I miei attivisti amano citare Voltaire: combatterò fieramente le tue idee, ma sarei disposto a dare la vita perché tu possa esprimerle. E però, com’è che loro lo dicono, ma proprio quelli che disprezziamo lo fanno?


Autore: Claudia Biancotti

Nata a Moncalieri nel 1978, é economista presso la Banca d'Italia. Studia i metodi statistici per le indagini campionarie, ma anche la distribuzione del reddito, l'economia della felicitá e un po' di neuroeconomia. DISCLAIMER: Le opinioni qui espresse sono strettamente personali e non impegnano l'istituzione di appartenenza.

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  1. […] Posted on 28 dicembre 2011. Tags: articolo 18, Bersani, Camusso, Cgil, lavoro, Palma, PD, sinistra, welfare – Mettersi nei panni di alcuni dei protagonisti della vita politica e spiegare cosa questi dovrebbero mettersi nella testa. “Diventare” qualcuno, per meglio dire cosa quel qualcuno dovrebbe diventare o sarebbe meglio (per tutti) che diventasse. Questo è il gioco di Libertiamo per le Feste. Una carrellata di pensierini leggeri e partecipi. Anno nuovo, politica nuova. In precedenza: 1- Claudia Biancotti/Nichi Vendola […]

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