Pace e mercato. La sfida (impossibile) di Ron Paul al Partito Repubblicano

– Candidato presidenziale del minuscolo Partito Libertario nel 1988, poi candidato alla nomination repubblicana nel 2008, per il congressman Ron Paul quella di quest’anno è la terza avventura presidenziale, ma al tempo stesso la prima in cui si ritrova effettivamente in partita con i favoriti. Abituato da tempo ad arrivare in testa a tanti sondaggi telematici, grazie alla straordinaria capacità di mobilitazione dei suoi sostenitori, oggi Paul comincia a dire la sua anche nei sondaggi degli istituti di rilevazione ufficiali. In Iowa, il primo stato in cui si voterà, è dato addirittura in testa, sia pure di misura, davanti a Mitt Romney e Newt Gingrich.

Un risultato notevole, considerando il suo retroterra ideologico e la particolare nettezza delle sue proposte programmatiche, un po’ in tutti i campi. La sfida di Ron Paul non è estranea solo alle categorie politiche italiane, ma sfugge anche alle polarità attorno alle quali si è sviluppata la politica americana negli ultimi decenni. Paul gioca la sua partita nei Repubblicani, eppure alcuni punti del suo programma appaiano estranei al mainstream del GOP tanto quanto lo sono a quello del Partito Democratico. Per chi è stato abituato ad associare la destra americana con Reagan, con i Bush o con McCain, la “terza America” di Ron Paul appare un fenomeno difficilmente comprensibile, al tempo stesso “a destra della destra” ed “a sinistra della sinistra”.

Eppure le idee politiche del deputato texano non sono affatto estranee alla storia politica americana e la sua destra si colloca nel solco della visione ideale dei Padri Fondatori e della tradizione politica della Old Right che tra le due guerre sostenne vigorosamente i principi del libero mercato e del non intervento in politica estera. Ron Paul è a tutti gli effetti un libertarian, un liberista integrale favorevole all’abolizione delle tasse sul reddito, alla soppressione della  Federal Reserve ed al ritorno allo standard aureo, alla possibilità di fare studiare i bambini a casa, anziché a scuola, e all’abolizione della contrattazione collettiva sul lavoro a favore di quella individuale.

Sostiene, naturalmente, il diritto costituzionale di detenere armi e – al contrario della maggior parte dei Repubblicani – è favorevole alla fine della lotta alla droga. Vuole portare, poi, il governo federale fuori da tutte le questioni eticamente sensibili, dall’aborto, alla ricerca sulle staminali, fino alla definizione del concetto di matrimonio.  Nel suo impegno di lungo corso alla Camera dei Rappresentanti si è guadagnato il nomignolo di “Dr.No”, per la sua la sua sistematica opposizione a qualsiasi forma di intervento pubblico.

Tuttavia, nell’arena della primarie repubblicane le posizioni di Paul che fanno più scalpore sono probabilmente quelle sulla politica estera, che appaiono agli antipodi rispetto a quelle dei suoi avversari, come ben ha evidenziato il dibattito di qualche giorno fa in Iowa. Paul è stato un critico implacabile della politica estera di Bush e di Obama e chiede l’immediato ritiro di tutte le truppe all’estero, sia di quelle impegnate in scenari di crisi che di quelle semplicemente di stanza.  Ritiene che la strategia interventista non sia nell’interesse nazionale, ma al contrario abbia fatto molti danni all’America, non solo in termini economici, ma anche alimentando un’animosità antiamericana.

Come scrive nel suo libro Revolution, in italiano La terza America, “il messaggio di Bin Laden è stato così attraente per tanti individui proprio perché è fondamentalmente difensivo”, e focalizzato “su argomenti specifici, pratici su cui c’è una diffusa convergenza tra i musulmani”. “In pochi sono spinti ad abbandonare i propri beni materiali e le proprie famiglie per commettere violenze in nome di un’ideologia astratta; ma invece motivi effettivi di risentimento, magari anche combinati con un sottostante ideologico, possono spingere all’azione violenta anche i grandi numeri”.

In altre parole, secondo il candidato presidenziale del Texas, gli americani se la stanno cercando e questo evidentemente è un concetto blasfemo in un partito che per la gran parte si riconosce con orgoglio in una politica estera assertiva di stampo reaganiano. E molti in America lo considerano offensivo, anche per la potenziale valenza giustificazionista nei confronti del terrorismo, specie alla luce del terribile tributo di sangue pagato in occasione dell’attacco di 10 anni fa.

Un’altra accusa frequente nei confronti di Paul è di essere un “isolazionista”, ma lui la rifiuta con sdegno e la rivolge semmai contro i suoi detrattori. “Sono a favore dell’esatto opposto dell’isolazionismo: diplomazia, libero commercio e libero scambio. I veri isolazionisti sono quelli che impongono sanzioni ed embarghi ai popoli della Terra, perché sono in disaccordo con le politiche interne ed estere dei loro capi. I veri isolazionisti sono quelli che isolano il proprio paese di fronte all’opinione pubblica mondiale inseguendo inutili guerre che non hanno niente a che fare con i legittimi interessi della sicurezza nazionale”.

La sensazione è che Paul non possa vincere su queste posizioni, ma la radicalità della sua piattaforma avrà comunque un effetto importante – specialmente in economia – contribuendo in modo fondamentale a rafforzare le idee del “governo limitato” all’interno del Partito Repubblicano, cosa quanto mai necessaria dopo il profilo in buona sostanza statalista e compromissorio assunto durante gli anni dell’amministrazione Bush.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

2 Responses to “Pace e mercato. La sfida (impossibile) di Ron Paul al Partito Repubblicano”

  1. andbene72 scrive:

    Per chi volesse seguire la campagna presidenziale di Ron Paul consiglio di iscriversi al gruppo Facebook “Italy for Ron Paul” dove raccogliamo le news sia in Italiano che in Inglese.
    https://www.facebook.com/pages/Italy-for-Ron-Paul-2012/244533265572557

  2. Massimo74 scrive:

    In italia uno come Ron Paul ce lo possiamo solo sognare.Pensare che qui da noi viene definito liberale uno come Monti che propone una manovra fatta per 3/4 di tasse e che dà allo stato la possibilità di spiare direttamente nei conti correnti degli italiani …..roba che neanche nel Venezuela di Chavez sarebbe tollerata.

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